La bruttina Gisella

Brutta Claudia

Madonna santa, ma quello lì sarebbe un uomo?! Una specie di errore della natura! Possibile che Claudia non veda con chi sta per sposarsi?! Piccolo, mingherlino, brutto come la fame!

Dai però, non esagerare così! Sì, certo, non è un gigante. Ma che sarà mai? Laspetto non è poi tutto. Anche Claudia, diciamolo, non è questa bellezza

Questo è vero! Ma hai pensato a come saranno i figli di quei due?! Poveretti!

Le giovani mamme, che si annoiavano sulla panchina davanti al portone, aggiustarono le copertine nelle carrozzine dei loro bimbi, orgogliosissime delle proprie creature. Altro che i possibili futuri figli brutti di Claudia!

Intanto Claudia, appena scaricati i sacchetti della spesa dallauto del fidanzato, sorrise alle vicine e si affrettò:

Davide, amore, non è troppo pesante per te? Dai, fammi portare qualcosa! provò a prendergli almeno un sacchetto, ma lui non glielo permise.

Claudietta, tu tieni solo aperta la porta, che al resto penso io! Le cose pesanti non sono per le donne. Non devi sforzarti!

Le vicine si scambiarono occhiate maliziose.

Sentilo lì, che galantuomo! “Non è roba da donna”, dice! Ma vedrai, dopo il matrimonio! Tutti premurosi prima, poi

Claudia e Davide scomparvero nel portone, ma le chiacchiere continuavano: sullaltezza, il peso, i lineamenti, il valore dellauto di lui e il modo di camminare di lei. E perché no? Parlare degli altri è lo sport nazionale.

A Claudia non importava. Correva dalla mamma che non vedeva da due settimane. Prima una trasferta di lavoro, poi i lavori in casa nuova, che voleva finire con Davide prima delle nozze. La mamma le aveva quasi proibito di venire: Stai tranquilla, il frigorifero è pieno e il telefono funziona! Manca poco al matrimonio, devi pensare a te stessa.

Ma Claudia non aveva resistito. Non era mai stata via così tanto dalla mamma. E la nostalgia non sapeva ancora gestirla.

Claudia era nata quando la madre, Lucia, aveva trentacinque anni. Lucia, col suo naso importante, le forme poco aggraziate e niente affatto bella, era commessa in una piccola alimentari. I genitori e gli amici ormai avevano quasi perso speranza: Ormai è una zitella, che figli mai farà?

E invece Lucia sorprese tutti. Andò in vacanza al mare e tornò con un fidanzato. E che fidanzato! Bello come il sole, alto, spalle larghe e occhi azzurri. Accanto a lui, Lucia sembrava un topolino grigio vicino a un maestoso leone. Una coppia improbabile.

Ma fu Lucia a portare la pelliccia, poi.

Il marito, Andrea, era intelligente e lavoratore. Sapeva guadagnare e far fruttare i soldi. E per Lucia, che amava perdutamente, non badava a spese. Lucia rifiorì, si vestì alla moda, cambiò taglio, e si liberò della compagnia delle amiche, che ormai la evitavano per la sua scarsa bellezza. Non veniva invitata nemmeno a ballare, per non rovinare la serata agli altri.

Per questo, con quelle poche amiche che andavano solo a chiedere favori e ad accaparrarsi la merce di bottega, Lucia non aveva rimpianti a tagliare i ponti.

Temeva il pettegolezzo, feroce come una pistola. Andrea non è il suo pari pensava. Prima o poi, qualcuno tenterà di mettergli pulci nelle orecchie. Perciò aveva fatto della casa una roccaforte: chiusa a tutti tranne che ai parenti più stretti. Non voleva rischiare la sua felicità.

Ma aveva paura per niente. Andrea voleva solo Lucia. Lui aveva imparato da subito che la saggezza popolare è vera: Non si beve lacqua dal volto, specialmente per chi, come lui, era cresciuto senza genitori, con una nonna beona.

Li aveva persi ancora piccino: non aveva ancora tre anni quando un incidente, causato da suo padre rincasando un po ubriaco da un matrimonio, li aveva portati via entrambi.

Andrea rimase con la nonna, che dopo la perdita del figlio, non si era mai più ripresa. Prima beveva poco, poi non si tratteneva più. Così Andrea, già a otto anni, sapeva cucinare e stirare le camicie, per non attirare domande a scuola, e studiava con dedizione. La sua bellezza era più una sfortuna: risaltava subito tra i compagni, e attirava attenzioni indesiderate dagli adulti.

Cresceva testardo e aspro. Ma chi mai lavrebbe coccolato? La nonna preferiva la bottiglia, e la gente intorno si limitava a ripetere che “era proprio bello”, ma nessuno chiedeva come vivesse quel ragazzino.

Solo la fornaia del quartiere, Francesca, madre sola di due figli a cui non mancava amore ma solo il superfluo, riuscì a vedere oltre. Era cresciuta in orfanotrofio, sapeva cosa volesse dire vivere senza carezze, e così nella sua povera cucina non mancavano mai pane fresco, patate in padella e tè con miele, regalato dal vicino apicoltore.

Grazie mille! Quanto ti devo?

Ma figurati, ti offro io questa! Tu che sei sempre gentile con tutti! Non offendermi!

E a Andrea, ogni giorno, insieme al pane, regalava una briochina.

Questa, la mangi a scuola! ordinava seria, passando la mano tra i suoi ricci.

Quella carezza donata senza motivo lo scaldava per tutto il giorno. Allinizio Andrea rifiutava la brioche, ma presto capì che Francesca ci restava male, e allora imparò a ringraziare. Tornava spesso dopo scuola per aiutare in panetteria, e, senza che nessuno glielo dicesse, finì per considerare Francesca quasi una madre.

Quando la nonna, col cuore sfinito, se ne andò, Andrea aveva quindici anni. Francesca lo accolse senza pensarci.

Ormai sei mio figlio da tempo. Facciamo solo le carte.

Così Andrea ebbe una nuova famiglia: una mamma e dei fratelli. E la rabbia sparì, perché ora cera chi avrebbe saputo scacciarla.

Diplomatosi, Andrea trovò subito lavoro, ristrutturò la vecchia casa della nonna, ma in amore non aveva fortuna. Le ragazze facevano a gara a farsi notare, poi scappavano. Ed una, cui Andrea dava il cuore, non si sforzò nemmeno di nascondere i suoi veri pensieri:

No, Andrea, non voglio storie serie con te. Sei troppo bello. Te ne andrai, mi lascerai. Forse anche con un bambino. Uno come te, con tutto il mondo ai piedi! Tutte le ragazze ti cercano! Basta scegliere.

La vecchia rabbia tornò a bussare, ma Andrea sapeva dove andare.

Figlio mio, significa che non era quella giusta. La tua sta ancora girando il mondo, sta aspettando proprio te. Non perdere la speranza! Senza di quella, nella vita non succede niente! Abbi pazienza, arriva tutto.

Francesca sapeva dire sempre le parole giuste. Andrea si tranquillizzò. Sapeva aspettare.

Passavano gli anni e la persona giusta non appariva. Andrea si rattristava ancora. Francesca allora intervenne di nuovo: per la prima volta lo mandò al mare.

Dai, Andrea! Tu lo devi vedere il mare. È è immenso! Dolce, arrabbiato, sempre diverso! Vai! È unesperienza!

E lì, sul lungomare agitato dalla pioggia, Andrea incontrò Lucia. Nessuno sembrava notarla, tranne lui, colpito dalla somiglianza con la sua madre adottiva. Conoscendola meglio, capì che era un vero dono del destino: luce e bontà, tanta tenerezza, voglia di amare. Andrea comprese che finalmente aveva trovato ciò che cercava da una vita. E non volle certo lasciarselo scappare.

La loro figlia, Claudia, sarebbe stata amata sopra ogni cosa.

Speriamo di non viziarla troppo, Andrea! sospirava Lucia. Non dobbiamo!

Non succederà, è troppo in gamba! diceva lui, baciando la piccola.

Ne era così convinto che Claudia non poteva far altro che dare il meglio.

È buona proprio come te, Lucia! diceva Francesca alla nipotina. Proteggi le donne di casa, ragazzo mio. La felicità è quando cè così tanto amore in famiglia!

Andrea restava in ottimi rapporti coi fratelli adottivi e, quando si accorse di non stare bene, ne parlò prima a loro, temendo di preoccupare moglie e madre.

Hai fatto bene! gli dissero. Troviamo la soluzione!

In pochi giorni trovarono un medico, e quando Andrea scoprì il terribile verdetto, non gli permisero di scoraggiarsi.

Ma che scherzi? Hai una figlia. Ci siamo noi. La medicina fa miracoli!

La lotta durò dieci anni. Andrea resisteva, stupendo i medici col suo desiderio di vivere.

Un altro al suo posto avrebbe mollato da un pezzo. Lei è davvero forte!

Andrea annuiva lottando con la nausea, ma pensava che la sua forza fosse tutta in Lucia e Claudia. Claudia, dopo scuola, correva in ospedale a portargli la cena e a controllare che mangiasse.

Non ho fame, piccola!

Dai, papà! La zuppa è un po salata, perché mamma piangeva mentre la cucinava. Ma le ho detto che presto starai meglio! Tornerai a casa, vero?

Certo, Claudietta. Tutto andrà bene

E Andrea tornava a casa ogni volta, anche se ogni volta era sempre più difficile. Ma lo aspettavano! Come poteva non tornare?

Poi se ne andò in silenzio, sulla spalla di Lucia. Si addormentò e non si svegliò più. Lei lo vegliò tutta la notte, accarezzandogli la mano e ripercorrendo la loro vita insieme.

Grazie, amore mio Sono stata felice. Non mi lamento di nulla

Claudia, la mattina, entrò in camera e lanciò un grido sottile, come un uccellino chiuso tra due mani.

Shh, piccola Papà ora non soffre più Sta bene, senti? Non piangere anche Lucia non provò più a trattenere le lacrime. Sono con te

Non rimasero da sole. I fratelli di Andrea si alternavano per star loro vicino, e Francesca veniva spesso. La famiglia si strinse per sostenersi. Sapendo che il dolore, da soli, non si supera mai davvero.

Gli anni passarono e Claudia cresceva. Ma allo specchio si guardava sempre meno volentieri. Sapeva di non essere bella e non poteva farci nulla.

Come avrebbe potuto cambiar forma al naso, ingrandire gli occhi? Nemmeno le carote mangiate con la speranza di crescere, come aveva letto da qualche parte, aiutavano.

A scuola la prendevano in giro, e Lucia consolava la figlia:

Vedrai, piccola mia, chi sarà alla fine la più felice! Basta solo aspettare

Claudia si diplomò, si laureò, diventò stimata nel lavoro, ma nessuno sembrava notare la sua bontà e gentilezza. Piacevano le ragazze appariscenti, e a Claudia chiedevano solo gli appunti per gli esami. Lei li teneva sempre in ordine: a lezione sapeva di non potersi permettere distrazioni.

Mamma, che devo fare? chiese Lucia, preoccupata: la figlia era unesperta, aveva fatto carriera, ma in amore non capiva nulla.

La mandi al mare! propose Francesca allegra. Una volta ha funzionato! Magari capita di nuovo. Che ne dici?

Giusto! Però da sola Claudia non ci va. È testarda!

Si va tutti insieme. Chiameremo anche i nostri figli con le famiglie. Un bel gruppo! Così, magari, Claudia ci scappa via come la volta che, ospite da me, sparì alla prima occasione! rise Francesca, ricordando le marachelle dei nipoti. Con tanti bambini, avrà di che distrarsi!

Bene, allora partiamo! decise Lucia.

Ma il destino aveva altri progetti.

Claudia andò davvero al mare, ma si rifiutò di uscire da sola. I parenti si arresero.

Il destino però, si sa, trova sempre una strada curiosa. Tornata in città dopo la vacanza, Claudia incontrò lamore proprio vicino a casa. Finito il lavoro, mise lauto nel parcheggio, ma si ritrovò sotto una pioggia torrenziale. Salutando le sue scarpe nuove, si tolse le ballerine e corse scalza tra le pozzanghere, diretta dalla mamma. Proprio davanti al portone, una macchina la investì con una doccia di fango.

Incredibile! riuscì solo a dire Claudia. Poi scoppiò a ridere così forte che il guidatore, fermandosi per scusarsi, rimase incantato.

Il destino si fece una risata e mise la spunta sulla lista delle cose fatte: sapeva che per Claudia e Davide sarebbe andato tutto bene.

E così fu.

Dopo qualche anno, le stesse vicine, sempre in panchina a guardare i ragazzini diventati grandi, cominciarono a mormorare quando vedevano Davide arrivare in macchina:

Ma lhai vista che pelliccia ha quella lì?! Io non riesco a farmela comprare da mio marito, e a lei subito!

Sempre la stessa storia!

La mantella non le sta nemmeno bene! Non le dona!

Uffa, che invidiosa sei! Sempre a parlare male! Ma che ti importa della felicità di Claudia?! Suo marito sarà pure brutto, ma la adora! E vizia lei e i figli! Mica come il tuo, eh?

Sì, lo ammetto, mi rode! Perché cè chi ha tutto senza meritarlo, e chi niente?! Guarda i loro figli! Da dove saltano fuori quei bambini così belli, con due genitori così poco graziosi?!

Ma da suo padre, sarà! La mia mamma diceva sempre che il papà di Claudia era un adone! Genetica, cara mia!

Ma perché lei è sempre così tranquilla? Qualsiasi cosa le dici, sorride! Ringrazia tutti, mai una risposta acida. Che persona è? Dovrebbe odiare il mondo, invece no

E invece no! Se tu fossi meno invidiosa, forse saresti più felice anche tu!

Uff, lascia stare! Io da una come lei non voglio lezioni!

Eh beh, così va la vita. Meglio rodersi il fegato, no?

A Claudia poco importavano i commenti delle vicine: aveva da fare tra bambini, suocera, zii e le esigenze della casa, pensava solo a tenere tutto in ordine.

Saverio! Martina! A casa! La nonna ha tirato fuori la crostata dal forno, non si fa aspettare!

E un altro pomeriggio passava: chiacchiere tra donne, una canzone alla chitarra, la fiaba della buonanotte raccontata da Lucia ai nipoti.

E poi la vita continua©

Quel giorno, sfogliando il diario che aggiorno ogni tanto, ho capito quanto spesso ci lasciamo condizionare dal giudizio degli altri sulla nostra apparenza. Eppure lamore vero e la felicità si misurano solo in momenti condivisi, sorrisi sinceri e mani strette nella notte. Ecco la lezione che la famiglia mi ha insegnato: bisogna accettarsi per ciò che si è, credere nella gentilezza e prendersi cura della propria felicità, perché è da lì che nasce la bellezza che conta davvero.

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