Amica immaginaria
Intorno a Giulia si aggirava, già da tre giorni, uninterminabile folla di studenti. La ragazza era diventata celebre in tutta la scuola come veggente e vera psicologa. Tutti desideravano anche solo una briciola della sua saggezza. La fermavano fuori dal bagno, le si sedevano accanto in mensa, le portavano cioccolatini, quaderni dei compiti, e altri piccoli doni dai quali, inspiegabilmente, lei si declinava.
Mi piace Simone della 5ª B. Secondo te riusciremmo a fare una famiglia? sognante, domandava la compagna Martina.
Non te lo consiglio. Quello lì Simone, sembra bravo, ma in realtà si infila le dita nel naso e mangia le caccole. Certo, con il cibo non avrai problemi, ma tutto si ferma lì. Così passerà tutta la vita, rispose Giulia, masticando una fetta di ciambella e sorseggiando il tè.
Che schifo! Bleah! E invece Matteo? Lui è un secchione, sta imparando anche a suonare la chitarra! si illuminava di nuovo Martina.
Quel Matteo si diverte a tormentare i gatti. Gli lega una scatoletta vuota alla coda e li fa correre per i cortili. Diventerà cattivo, e inizierà pure a bere.
Perché lo dici?
Hai mai visto un chitarrista sobrio? E poi, lascia stare questi pensieri, vivi per te, che i maschi non scappano. Meglio se migliori in matematica e smetti di mangiarti le unghie, che ti finiranno i vermi nello stomaco.
Io non ho amici. Mi chiamano tutti ciccione e nessuno mi invita da nessuna parte, Paolo della 4ª C allontanò Martina così di scatto che lei scivolò sulla panca fino ad un altro tavolo.
Mercoledì iniziano le iscrizioni a judo. Puoi lasciare la domanda dal prof di ginnastica. Non dimagrirai, ma smetteranno di prenderti in giro. E magari, cerca di non strattonare più la tua futura moglie così.
Giulia si alzò e portò il vassoio al lavandino.
Giulia, secondo te, questanno è meglio se vado a prendere la patente o aspetto il prossimo? chiese con finta disinvoltura la professoressa di geografia, vicino al lavandino.
Signora Francesca, per prendere la patente serve una macchina. Lei ha solo la Panda di suo padre. Vede la differenza?
Credo di sì
Giulia roteò gli occhi e, dopo essersi lavata le mani, continuò:
Venda la poverina, con quei soldi si compri una bella bici e dei pantaloncini; fra due mesi la accompagneranno comunque al lavoro in auto. Oppure si faccia un mutuo i tassi ora sono una bontà, e a trentacinque non si vive più coi genitori. Glielo dico da esperta.
Accompagnata dallo sguardo sbigottito della professoressa, Giulia sincamminò verso la sua classe per la lezione di lavori manuali.
In quei quaranta minuti, mentre le compagne imparavano ad usare il gessetto del sarto o a infilare il filo nellago della macchina, Giulia rattoppò i pantaloni portati da casa, strinse una gonna e addirittura lavorò alluncinetto una coppia di calzini che regalò subito allinsegnante, dicendole che le donne incinta devono tenere i piedi al caldo. La maestra corse subito in farmacia a prendersi un test. Il giorno seguente tutti mangiarono una squisita torta al cioccolato che la prof portò per ringraziare Giulia.
Anche a casa la ragazza si comportava in maniera insolita. Sgridò la mamma per avere comprato il ragù pronto e preparò lei stessa dei ravioli. Di sera, invece di guardare i video su YouTube, si mise a leggere I Tre Moschettieri e di tanto in tanto bisbigliava qualcosa con qualcuno. Il padre la osservava da dietro lo schermo del computer, ma Giulia lo riprese: «Mettiti dritto con la schiena! E invece di stare su quei siti, vai a sbattere il tappeto sul balcone!»
Le voci sul conto suo corsero per la scuola, i docenti si allarmarono e pretesero lintervento dello psicologo. Fissarono una seduta speciale. Tutto il consiglio docente, compreso il preside, sera radunato in orario di lezione.
Giulia cara, ti succede qualcosa a scuola? iniziò a domandare lo psicologo, un tipo con la barba alla moda e gli occhiali neri.
Mi preoccupa il fatto che alla scuola sono stati assegnati diversi milioni di euro e in palestra ci hanno comprato solo una vecchia spalliera e due metri di corda.
Tutti si voltarono verso il preside, che improvvisamente abbandonò la stanza da una finestra aperta per una riunione urgente.
Non hai amici qui?
Lamicizia è una cosa astratta, rispose scocciata Giulia, attorcigliando le trecce. Oggi giochi a nascondino con lei alla ricreazione, domani la tua compagna ti lava i piatti mentre tu compili le detrazioni fiscali.
Aspetta, che detrazioni, che piatti, chi te lha detta questa roba?
La mia amica.
Ecco il problema! Puoi invitarla qui?
Ma è qui, disse Giulia con naturalezza, lasciando tutti a bocca aperta.
Noi però non la vediamo. Come si chiama?
Lucia Maria.
Però! E quanti anni avrebbe?
Settanta.
Cosa ti dice ancora?
Che i denti si lavano dalle gengive verso il basso, che il cane del cortile non è cattivo, solo spaventato e affamato, che i parenti non si devono dimenticare. Ma anche che negli ultimi cinque anni vi hanno calcolato male lIMU sulla casa. Dovete andare allUfficio Catasto e rifare i conti sul valore di mercato, perché lhanno fatto su quello catastale.
Lo psicologo si appuntò tutto, e questa nota la segnò due volte.
A fine giornata, dalla segreteria fu chiamata la famiglia. I genitori erano al lavoro.
Aspettate! urlava il padre al telefono, tutto agitato. Ma così si chiamava mia mamma! È morta dieci anni fa!
Nella stanza si alzarono mormorii e qualche sospiro con Ave Maria.
Appunto, sono dieci anni che nessuno va a trovarla. È tutto pieno di erbacce e la recinzione cade a pezzi, sbuffò Giulia.
Eh, sai, volevo andarci, ma il lavoro
La seduta finì.
Il giorno dopo, tutti insieme, andarono al cimitero. Giulia non aveva mai visto la nonna, la conosceva solo attraverso i racconti stitici del padre. La tomba la trovarono con fatica, quel campo di marmo ormai aveva inghiottito il vecchio pino dove un tempo si giocava.
La ragazza appoggiò un mazzo di tulipani gialli in una bottiglia di plastica tagliata. Il padre sistemò la recinzione, la madre strappò le erbacce.
Papà, la nonna dice che sei buono, solo che ti perdi dietro al lavoro e a internet, così non hai mai tempo per niente, nemmeno per me.
Il padre arrossì, annuì in silenzio.
Dille che faremo di meglio, le passò una carezza sulla testa e una sulla foto scolorita sulla lapide.
Ora è serena e non verrà più da me, anche se mi mancherà tanto, perché era buona, allegra e intelligente.
È vero. La nonna era brava, capiva le persone a colpo docchio. Ti ha detto altro?
Sì, che la tua dieta dei cetrioli è una sciocchezza. Se vuoi dimagrire, vai in palestra. E che non dovevi aprire il conto in franchi svizzeri senza pensarci bene. E su quel cemento economico che hai ordinato per la base del ripostiglioIl padre scosse la testa, un sorriso divertito che gli tremava allangolo delle labbra. La madre rise piano, finalmente leggera.
Mentre tornavano a casa, nessuno disse molto; ma per la prima volta, da tanto tempo, si tenevano per mano, come in una vecchia fotografia dimenticata in fondo a un cassetto.
Seduta nel sedile posteriore, Giulia guardò fuori dal finestrino: il cielo si era sciolto in una carezza lilla tra le nuvole. In lontananza, per un istante, le parve di scorgere una figura con uno scialle rosso attraversare la strada, voltarsi e farle locchiolino. Giulia sorrise tra sé, le dita chiuse strette su un biglietto sgualcito trovato quella mattina in tasca: Lintelligenza vera è saper voler bene.
Forse dora in avanti nessuno avrebbe più portato a Giulia cioccolatini o compiti da risolvere. Forse non avrebbe più sentito la voce saggia di Lucia Maria. Ma questo, pensò, non la rendeva più sola.
Quando aprì la porta di casa, il sole già calava e il vicinato profumava di sugo e bucato steso. Giulia si voltò agli altri, e per la prima volta, in tutta la loro stranezza, la sua famiglia le parve perfetta. Fece un respiro profondo, prese la mano del padre che la guardava ancora stupito e, senza neanche accorgersene, capì che a volte gli amici immaginari sono lunico modo che la felicità ha per trovare la strada di casa.





