Le mie regole
No, Giulio, davvero meglio che tu sia venuto! Assunta Ferraro si sedette di fronte al figlio, appoggiò il mento sui piccoli pugni e sorrise. Quanto mi sei mancato. Mangia, mangia, tesoro. Vuoi ancora una polpetta?
Giulio scrollò la testa.
Non è buona? la madre chiese, improvvisamente allarmata. Il suo viso, prima disteso e sereno, si tese, le sopracciglia si alzarono. Lho fatta come al solito… E lavevo pure detto a tuo padre che non mangiavi più il maiale… Te lavevo detto! Ti sembra che abbia un sapore strano?
Assunta si agitava, aveva aspettato Giulio preparando cibo come se dovesse arrivare una squadra di calciatori e lei, Assunta Ferraro, fosse la capocuoca della Nazionale, pronta a dar da mangiare, scaldare, coccolare. E invece, che delusione le polpette non erano piaciute al figlio…
No, mamma, ma che dici?! È tutto buonissimo! Solo che davvero non ce la faccio più.
Giulio posò il piccolo forchettino nel piatto, troppo minuto per la sua mano larga come una pala, aggiustò il tovagliolo, anche questo minuscolo, quasi fosse stato un fazzolettino da bimbo. Pareva quasi incredibile che da una donna minuta come Assunta fosse nato un omone simile. Ma era tutto suo padre, Marcello: alto, robusto. Accanto a lui, Assunta sembrava sempre una ragazzina.
Tutto perfetto, come sempre! disse il figlio alzandosi, le accarezzò le spalle, come per avvolgerle un cappotto caldo. Assunta si sentì subito sicura, protetta. Allora, di cosa volevi parlarmi? Dai, che poi devo scappare. Io e Bianca dobbiamo portare Giovanni a comprare dei vestiti nuovi.
Bianca, come la chiamava Giulio usando la forma antica che gli piaceva, era sua moglie, ordinata, distinta e di rara bellezza.
Giulio sera innamorato a prima vista. La vide in strada e andò a sbattere contro un lampione, tanto era incantato. Si fece un taglio sul sopracciglio, uscì sangue. Bianca, spaventata dal rumore metallico, si voltò e spalancò gli occhi. E Giulio lì, impacciato a controllare che non avesse rotto il lampione…
Andarono insieme al pronto soccorso. Bianca, buffa, un po ingenua, giovane, continuava a chiedere se avesse le vertigini, gli stringeva il braccio premurosa. Che avrebbe dovuto rispondere Giulio? Certo che girava la testa, e come! Con una come lei accanto…
Poi si sposarono. Ora hanno un figlio, Giovanni, Bianca lavora come logopedista, spesso riceve gli alunni a casa, molto comodo, così può occuparsi anche della casa. Giulio ogni mattina va in ufficio, accompagna Giovanni a scuola non una qualsiasi, ma un istituto prestigioso per futuri biologi, dove Bianca ha ottenuto il posto per il figlio. Insomma, una vita tranquilla, piena di amore e attenzioni.
E Bianca perché non è venuta? chiese Assunta sparecchiando, pur sapendo bene che Bianca aveva lezioni private anche nei weekend. Solo che temporeggiava, imbarazzata, doveva chiedere un favore al figlio.
Te lho detto, oggi ha due studenti. E Giovanni a Giulio piaceva chiamare il figlio per intero, sembrava tanto importante sta facendo i compiti, dai, dimmi
Giulio prese le tazzine dalle mani della madre, delicato come se fossero state di cristallo, le mise nel lavello, poi la fece voltare e la guardò negli occhi. Mamma, mi metti in ansia così. Cosa cè, Papà sta male? Perché sta chiuso in camera? Avete fatto un mutuo? Vi hanno fregato? Avete dato in pegno il palazzo, tutto quello che avete? Vi stanno ricattando? O hai trovato il mio gemello segreto, quello rubato in ospedale alla nascita?
Giulio sorrideva, divertito dalle sue stesse battute. Anche il mondo fuori sorrideva con lui, primavera alle porte, cera allegria tutto intorno.
Seguendo il cenno della madre, si sedette, si accarezzò la pancia un po gonfia, si stiracchiò urtando con la mano il mobile della cucina. Eh già Casetta piccola, che vuoi farci Non come la loro, tre camere, soggiorno ampio, cucina spaziosa. Spazio per tutti e ne avanzava. Casa ereditata dai parenti di Bianca, che se nerano andati anni prima, trasferendosi in provincia, vicino alla natura. A Bianca avevano lasciato anche le provviste: patate, barbabietole, i misteriosi topinambur e le rusticissime dalie autunnali. Che fiori, sembravano venuti dalla luna! Le cassettate arrivavano con il furgoncino del signor Stefano, vecchio proprietario della casa, che adorava Bianca, chissà perché. Giulio ne aveva stima, lo aiutava sempre con lauto se cera bisogno. Per casa, andava in giro in pantaloncini decorati con palme, contento della vita.
Ecco, volevo chiederti una cosa Assunta prese fiato, esitò, spinse una ciotolina di cantucci davanti al figlio. Ti ricordi delle signora Maria Leonardi?
Giulio si fece serio, si accigliò un po.
Certo che la ricordo, mamma! annuì finalmente. Quei cantucci profumavano di miele, mandorle e zucchero, ne prese subito uno grosso con sopra il Duomo di Milano impresso a fuoco.
Allora A Maria, cioè, alla signora Leonardi, hanno dato il ricovero nel vostro ospedale, le devono operare gli occhi Non so la diagnosi precisa, ma è una cosa complicata
Giulio ascoltava, masticando. Eh sì, se la ricordava zia Maria. Era la loro vicina di pianerottolo: aveva dato una mano enorme alla madre, teneva docchio il piccolo Giulietto quando i genitori lavoravano. Maria portava sempre occhiali rotondissimi, che ingrandivano gli occhi, e le ciglia dietro le lenti sembravano ali di farfalla.
E quindi? la incalzò, vedendo la madre nervosa a caccia di briciole sulla tovaglia, segno che era agitata.
Insomma, potrebbe stare da voi, da te e Bianca, durante la cura? Andare in albergo costa troppo, neanche laffitto se lo può permettere. A viaggiare di continuo nemmeno ci pensa, e ormai non ce la fa più… Lo so che avere unestranea in casa è difficile, ma sarebbe solo per un po… E poi, io mi sento in debito con lei, ti ha praticamente cresciuto.
Giulio smise di masticare, prese un sorso di tè, si pulì le labbra col tovagliolino, alzò le spalle.
Beh… Beh borbottò. In effetti, avere zia Maria per casa non laveva proprio previsto. E addio pantaloncini con le palme… E Bianca non sarebbe più potuta uscire in cucina in camicia da notte, così bella Ma insomma, se serve, si fa. Ma di che parli, mamma?! Certo che può stare da noi! Lei ha aiutato me da piccolo, ora tocca a me! Giulio sorrise, si sentì nobile, sensibile e giusto. Bianca e la mamma sarebbero state fiere di lui. La signora Maria se lo merita, alla sua età qualcuno che si prenda cura di lei!
Fuori, sembrò che il sole si accendesse proprio sopra la sua testa, e negli occhi brillanti della madre danzavano raggi dorati. E si misero a suonare le campane della chiesina sotto casa, così forti che lanima si mise a cantare.
Davvero? Sono così felice, Giulio! Ma questo sì che è un GESTO! Davvero un gesto importante, Giulietto! Sono tanto felice che tu sia diventato un uomo così sensibile e buono.
Lo abbracciò, gli scompigliò i capelli, proprio come quandera piccolo.
Se Bianca fosse stata presente, avrebbe fatto una smorfia, imitando la suocera: la prendeva spesso in giro per ladorazione che Assunta aveva per il figlio.
Ma visto che non cera, Giulio poté tornare a sentirsi il bimbo buono della mamma.
Si rilassò, le mani lasciate sul tavolo.
Però… Forse bisogna sentire Bianca… sussurrò la madre timorosa. Giulio bofonchiò che non ci sarebbero stati problemi, poi, appoggiato al braccio della madre, quasi si assopì, così caldo, sereno e soddisfatto era Allora chiamo subito Maria, così vi organizzate…
Assunta scomparve velocemente in camera, il padre frusciava il giornale, e Giulio, stiracchiandosi, prese il cellulare, chiamò la moglie.
Bianca ascoltava mentre si metteva il mascara su un occhio, puntando lo specchio col secondo.
Per quanto tempo? chiese infine.
Pare due settimane Biancuzza, si deve aiutare, dai Ha unoperazione e nessuno con cui stare.
Ma, Giulio, ci saranno le stanze in ospedale, no? protestò Bianca, ma lui la interruppe.
Sì, ma poi dovrà tornare per i controlli. Non può farsi ogni volta un viaggio di unora. Blanca, sei ospitale, e la signora Maria è precisa, gentile. Vi troverete bene e
Guarda sospirò Bianca. A me tutta questa storia non piace. La ricordo al matrimonio. Mi guardava dallalto in basso, con uno sguardo duro. Non mi sopporta, la tua zia Maria.
Ti adora! rispose Giulio, E aiuterà anche Giovanni, magari
Giulio, tuo figlio ha sedici anni. In cosa dovrebbe aiutarlo la signora Maria? ridacchiò Bianca, si fece le labbra a cuoricino, ma poi, sentendosi innervosita, lasciò perdere.
In tutto, Bianca. Ha esperienza, ha vissuto tanto! insisteva Giulio. Allora, non sei contraria?
Bianca lo era, eccome. Ma non ebbe il coraggio di dirlo.
Va bene. Quando arriva? chiese sbrigativa.
Dallaltra parte si consultavano, poi Giulio rispose che sarebbe venuta domenica.
Questa? Cioè domani? guardò intorno al disordine domestico Bianca. Normale confusione di una normale famiglia, che però non si mostra mai agli estranei!
Nessuno, allinfuori di Bianca e dei suoi uomini, aveva mai visto il loro caos quotidiano. Gli allievi Bianca li riceveva in sala da pranzo – grande, luminosa, senza angoli da nascondere. Nessuno andava oltre. Se cerano ospiti, partiva la pulizia generale, da cima a fondo. Bianca era sempre stata più timida delle amiche, mai lasciava vestiti fuori posto o asciugamani storti. Sempre pronta a nascondere le imperfezioni.
E la zia Maria? Girerà ovunque! E penserà che Bianca sia una cattiva padrona!
Il pavimento pulito e ordine in casa riflettono ordine nella testa! diceva sempre la mamma di Bianca. La prima cosa che la gente nota è la pulizia di una casa. E tu, Bianca, sei proprio una disordinata! Non si può! Ma è mai possibile lasciare una camicia o una gonna da una parte? Sei una donna!
Bianca strinse gli occhi, scosse la testa come se la madre fosse ancora lì, e Bianca la guardasse, colpevole, per terra, perché non si capisce proprio da chi abbia preso……
La prossima, precisò Giulio.
Ah, allora cè tempo sospirò. Vado ad avvisare Giovanni…
Così avrebbe avuto tempo di correre e sistemare, pulire, raccogliere, lavare e lucidare tutto…
Giovanni accolse la notizia della vecchietta, che aveva fatto quasi da balia al padre, piuttosto indifferente. Che sarà mai?
Dai mamma, vivi come al solito e basta! filosofeggiò Giovanni, mentre lei correva su e giù con laspirapolvere. Questa è la nostra ecosistema, noi ci cresciamo qui. Lei è organismo estraneo in trasferta. Se sopravvive, bene. Se no, amen. Deve adattarsi, secondo me.
Non è che ci cresciamo, Giovanni, qui ci stiamo incrostando! E questa settimana non avrò nemmeno tempo Su, prendi il secondo aspirapolvere e aiutami! Non voglio passare per una nullità davanti alle amiche sue. Non voglio che dica male di me alla signora Assunta!
Nonna Assunta sa tutto di te, e non le importa! scrollò le spalle Giovanni e se ne andò.
Bianca era in ansia, ma mezzora dopo suonarono: era il primo allievo, Andrea, grassoccio con la erre moscia. Andrea cercava di far partire il motorino con la lingua, diventava rosso per lo sforzo, felice per ogni complimento di Bianca mentre lei passava lo sguardo in sala, a vedere dove mancava una pulita
Le finestre! pensò allimprovviso. Non ho ancora fatto le finestre!
Le finestre devono sembrar senza vetro! diceva mamma. Finestre pulite fanno una buona padrona, Bianca! Tu invece lasci sempre aloni…
Giulio tornò, la distrasse dalla pulizia generale, durante il tragitto verso il negozio continuava a narrare quanto bene gli volesse zia Maria, come lavesse cresciuto e Bianca annuiva, tra uno sbuffo e laltro.
Papà, abbiamo capito, arriverà la tua mammina adottiva. Cambiamo argomento, dai! sbottò Giovanni.
Bianca gliene fu grata
La settimana volò come se qualcuno avesse schiacciato il piede sullacceleratore.
Sabato Giulio andò a prendere Maria Leonardi, Bianca annullò tutte le lezioni e si diede alle grandi pulizie.
Giovanni fu spedito dal barbiere, il cane Leo lavato e coccolato fino allo sfinimento da Bianca, le finestre risplendevano come comanda la mamma.
Allora Bianca, saremo là verso le tre, avvisò Giulio. Non stressatevi, fate le vostre cose. Zia Maria si sente già di troppo.
Ho capito. Per le tre, quindi pranzo qui.
Prevedeva pollo arrosto, patate, insalata Ospitalità impeccabile.
Sveglia alle sette, Bianca mandò Giovanni fuori con Leo, si infilò sotto la doccia calda canticchiando Volare oh, oh! Cantare oh, oh, oh, oh!. Finito, indossò la vestaglia, si lavò i denti, quando sentì lo scatto della serratura: la voce di Giulio, quella sottile e imbarazzata di unanziana, abbaiava felice Leo, Giovanni sospirava in sottofondo.
Lo specchio appannato le rimandò limmagine di una padrona di casa in vestaglia con i capelli impazziti, nemmeno pronta ad accogliere unospite…
Eccoci qui disse Giulio, facendo un cenno a Bianca, che lo fissava spazzolandosi i denti. Lui trascinava una vistosa valigia rossa, e dietro a lui entrava, tutta sorridente e paonazza, la signora Maria. Era estasiata, elogiava la casa, larredamento, era tutta una meraviglia. Ma Bianca ricordava solo che era in vestaglia e che il pollo non era ancora in forno, e le zampe di Leo erano sporche, e quindi anche il pavimento Ormai Bianca era una padrona indegna. E Maria che stringeva le labbra guardando le goccioline dacqua lasciate dal cane, mentre Bianca scappava come un razzo a sistemarsi.
Ecco la tua stanza, aprì la porta Giulio. Fai come se fossi a casa tua. Preparo uno spuntino veloce e mi cambio.
Maria ringraziò e si chiuse dentro.
Ma siete già qui?! sibilò Bianca, sbucando da dietro un separé. Non ve laspettavo! Non ero pronta! Così mi mandi in rovina, Giulio.
Giulio, seduto sul letto, guardava il riflesso di Bianca nello specchio dellarmadio, tutto ammirato dalle sue curve morbide
Eh?
Ti ho chiesto perché siete già arrivati! Bianca aveva già il vestito, aggiustava i capelli. Zip, per favore.
Ah, aveva un appuntamento oggi, mi ero scordato. Siamo partiti prima, fece spallucce, si avvicinò per baciarla, ma lei si schermì.
Ma perché ha così tante valigie? chiese.
Mah Le donne sono tutte così, pratiche mai. Siete mercanti ambulanti, altroché.
Giulio rise soddisfatto della sua battuta
Si sedettero a tavola. Bianca fece le uova, Giovanni, capita la crisi materna, preparò i panini.
Maria entrò per ultima, guardò intorno. Le lasciarono il posto accanto a Giovanni.
Buon appetito a tutti. Davvero accogliente qui. Bianca, non vi regalai un servizio di piatti con le rose rosse al matrimonio? O lo sto confondendo con qualcun altro?
Bianca alzò le spalle. Quel servizio andò in frantumi il giorno dopo le nozze. Giulio fece cadere tutto dalla scala. Un disastro.
Giulio era intento a masticare. Non ricordava nulla di tazze e piatti.
Sarà stato qualcun altro Bianca si affrettò a servire caffè.
Bianca, qui cè corrente improvvisamente si lamentò Maria. Posso cambiare posto?
Giovanni sollevò la testa sorpreso, fissò la madre. Lei, smarrita, annuì.
Giulio si fece largo, protettivo Dai Bianca, lasciati. Meglio farle posto che farla ammalare prima d’andare sotto i ferri! prese la moglie come uno sgabello, la spostò vicino a sé e accomodò la ospite.
Ah, io ho cresciuto Giulietto da piccino, disse Maria. I pannolini da cambiare, era un monello Mangiava poco, eh. Ma poi è migliorato. Un bambino difficile.
Bianca si strozzò, Giovanni rise sotto i baffi.
Tu comunque, ragazzo, vai a studiare. Giulio faceva sempre i compiti la mattina! Maria sparecchiò i piatti di Giovanni, guardò Bianca, che restò spiazzata, incapace di reagire.
Giovanni, bevendo il tè in piedi, offeso, se ne andò.
Maria ringraziò per la colazione e si ritirò, armeggiando in camera, chiamò Giulio per farsi spostare la TV.
Avete poche letture, notò entrando nel corridoio quando Giovanni usciva per il calcio. Al ragazzo servirebbe leggere i classici, tipo Manzoni. Ho portato qualche libro io. Stasera ne parliamo, analizziamo bene cosa sa e non sa.
Giusto, zia Maria. Qui studiano solo calcio e poco altro. Diventa ignorante! appoggiò Giulio, strizzò locchio al figlio, gli buttò la borsa con la tenuta sportiva.
Sapeva che Maria portava sempre i libri classici ovunque andasse, li piazzava anche nei bar, in teatro, li teneva sul comodino. Però non ne aveva mai letto una riga. Così si sentiva più autorevole. Anche in ospedale ci sarebbe andata, con un volumone sotto braccio, così i medici avrebbero capito che era una donna di cultura.
Salutato Giovanni, anche Giulio uscì.
E lei, a che ora deve andare? chiese Bianca a Maria.
Ah sì, alluna. Devo prepararmi. Sentite, Giovanni ha già una fidanzata? A Giulio correvano dietro in terza media. Aveva pure una ragazza, Rita. Così docile Ah, queste sono perfette, fanno sempre ciò che dici! Ah sì, e il cane? Forse meglio tenerlo fuori dalla camera… E la scarpiera andrebbe spostata, qui si inciampa. Io la muovo un attimo… Maria inciampò, le scarpe di Bianca rotolarono via. Certi tacchi fanno male Beh, vado. Grazie per lospitalità, cara Bianca!
Maria accarezzò Bianca sulla spalla e infilò lascensore.
Bianca rimase a guardare, poi chiuse la porta…
Mamma, perché comanda già? Ha persino spaventato Leo perché non vuole che stia sul divano! Ma io lho sempre lasciato!
Eh ma lei è così. È abituata a far educazione. Ma è temporaneo, Giovanni. Abbi pazienza…
A Bianca dispiaceva, per il figlio e per Leo, sentirsi improvvisamente ospite a casa sua. Ma non poteva reagire male con una signora che aveva cambiato i pannolini al marito!
La sera Maria organizzò la produzione di involtini di verza, ognuno fece la sua parte, e Giulio non sapeva come ringraziarla.
Da lì fu un crescendo. Lunedì mattina, sveglia prima dellalba, ginnastica per tutti.
Quando la operano, esattamente? chiese Bianca, ansimando tra flessioni e stretching. Maria aveva impostato il timer, metodo quaranta-dieci: quaranta secondi di esercizi, dieci di riposo. Non tutti resistevano.
Giovanni, già stufo, se ne andò a scuola. Ma Giulio si impegnava:
Dai, Bianca! Ancora un po!
Allora, quando? riprese Bianca.
Domani. Mi ricoverano domani. Poi Giulio, verrà a trovarmi? chiese Maria, mesta.
Ma solo due giorni! È una cosa di routine! sorrideva Giulio, ma poi acconsentì…
Il lunedì fu pesante. Gli incontri di Bianca saltavano, tra chi si ammalava e chi non si faceva più vedere.
Il telefono squillava, fuori gracchiavano i corvi, Maria ascoltava a tutto volume Claudio Villa. Lui cantava Campane campane, poi allungava un Io ritorno da te. Maria ondeggiava, batteva il piede a tempo. Bianca la sbirciava dalla porta del corridoio.
Si agita sempre così, spiegò Giulio. Quando è nervosa, mette la musica.
La sera, stanca, Maria invitò Giovanni a leggere I Promessi Sposi, ma lui rifiutò. Maria spalancò gli occhi nellascoltarlo, ricevette il suo punto di vista sia sui Promessi Sposi letti e riletti, sia sulla permanenza della zia Maria in casa, si scosse quando lui le chiuse la porta in faccia. Poi chiamò Bianca, che stava parlando al cellulare per organizzarsi con un alunno.
No! afferrò Maria il telefono, urlando nel microfono. Senta, se vuole che suo figlio impari bene, qui deve portarlo subito! Altrimenti niente più lezioni. In vecchiaia non si venga a lamentare, sa? Mezora di tempo! Chi sono? Lassistente della professoressa Bianca Rossi.
Ridiede il telefono a Bianca e si voltò verso la finestra. Bianca incrociò le braccia, sempre più agitata, e poi scoppiò. Anche Giovanni si fermò ad ascoltare.
Senta, signora Leonardi?! Non entri nella nostra vita! E nemmeno nella mia professione! E quegli involtini, li faccia nella sua cucina. Me ne infischio di quanti pannolini abbia cambiato a mio marito! Basta! Basta comandare. Legga pure Manzoni, faccia ginnastica, faccia come vuole, ma non a casa mia! E Leo starà dove glielo dico io, non lei! E le scatolette gliele compro, anche se stamattina ha detto che fanno male. Questa è la mia vita, la mia casa, i miei allievi, e decido io! Spero che loperazione vada bene e che torni presto a casa, davvero!
Giovanni applaudì, Leo guaiva dolcemente alle gambe di Bianca, e Maria, finalmente distolta dalla finestra, sorrise.
Bianca rimase sorpresa. Si aspettava una reazione ben diversa
Brava, Bianca. Mai schiacciarsi, mai umiliarsi. Impara a dire di no, a meno che non sia questione di vita o di morte. Sei forte, mi piaci. Avevo paura fossi troppo tenera, pronta a tutto per compiacere… Invece no. Ognuno deve pensare a sé stesso. No vuol dire no! Non vuoi che resti? Dillo. Semplifica tutto anche dentro di te. Forza, vivi a modo tuo. Scusa se ho esagerato. Sono sempre stata una provocatrice. Giulio lo sa Non guardatemi così! Sono molto in ansia per loperazione, mi sento fuori di me! Leo, sei un gran cane, educato proprio! si chinò a carezzare lanimale. Volete del gelée? Ho portato unottima marmellata di mele. Giovanni, vuoi?
Il ragazzo alzò gli occhi al cielo. Da tempo era convinto che le donne fossero strane, ma non fino a questo punto
Suonarono. Andrea, il piccolo allievo, era arrivato per la lezione. Anche lui ricevette un pezzetto di marmellata. La madre, imbarazzata, si scusò con Bianca per la telefonata della segretaria.
Devo chiamare anche la sua assistente? chiese, timorosa.
No. Non si preoccupi. Suo figlio è un bravissimo ragazzo.
Bianca strizzò locchio alla segretaria…
Quella sera, mentre Giulio e Giovanni giocavano insieme ai videogiochi, Maria, accomodata sulla poltrona, raccontava come prendesse Giulio a combinare guai dietro ai mobili, come lo ammonisse, come una volta lo salvò dal cadere nel Naviglio ghiacciato mentre correva sul ghiaccio sottile. Maria strisciò a pancia a terra, lo salvò, poi lo scaldò con il tè mielato…
E quella ragazza, Rita, non mi piaceva affatto concluse Maria Leonardi. Troppo remissiva E del servizio coi fiori rossi, chi se ne importa. Se lavete rotto, è segno di buona fortuna: vivete sempre felici insieme voi due. Giulio mi vuole troppo bene, mi perdona tutto E tu, Bianca, scusa se ti ho disturbato. Sei proprio in gamba
La gelatina si scioglieva sul piattino, fuori il tramonto arrossava lorizzonte.
Ora sospirò Maria. Alle otto devo essere lì…
Giulio la sistemò in auto, via per strade deserte. Bianca salì con loro, accanto a Maria che tremava di paura.
Stasera ti chiamo, le disse Bianca, sistemandole il soprabito. E non rispondere male! Poi ti aspettiamo di nuovo da noi.
Maria annuì. Si stava bene dai giovani, allegria e vitalità. Giovanni la incuriosiva; non somigliava al padre, era più sfrontato. È la mia natura, non si cambia, ma si studia da sé, diceva lui stessoDurante il viaggio allospedale, Giulio si accorse che le mani di Maria tremavano appena. Senza dire nulla, gliele strinse forte tra le sue. Bianca scivolò con uno sguardo allo specchietto: per la prima volta, la signora Leonardi aveva laria fragile, e non certo autoritaria come nei giorni passati.
Il silenzio cadde tra loro, rotto solo dalle luci dei semafori che scorrevano, rosse e verdi nei vetri appannati.
Quando la lasciarono allingresso, Maria si voltò per un attimo sulla soglia, stringendo la valigia rossa tra le mani. Lospedale sembrava un gigante addormentato, la notte era gonfia di attesa e di promesse.
Ci vediamo presto disse piano, ma promettetemi una cosa: niente più vestiti scomodi per ricevere ospiti, niente più ginnastica allalba se non vi va, e niente paura a chiedere aiuto. Le case vissute sono le più belle.
Bianca la abbracciò di slancio. Quando torni, trovi una casa così come viene: con il disordine vero, i biscotti sbriciolati e Leo sul divano! le sussurrò allorecchio. E la marmellata te la preparo io!
Maria ridacchiò, limpida come una ragazza. E io vi insegno i segreti degli involtini perfetti. Ma niente Manzoni, promesso.
Un portiere chiamò il nome di Maria, e lei svanì nel corridoio.
Appena tornati in auto, Bianca si lasciò cadere contro lo schienale. Giulio le prese la mano senza dire nulla, solo stringendola forte. Tutto sembrava più leggero.
La settimana dopo, quando Maria tornò un cerchietto fresco sui capelli e due occhiaie ben marcate trovò la casa inondata di sole, le finestre sporche di segni di pioggia e Leo che abbaiava per la gioia. Bianca, senza più ansie, la accolse con un sorriso vero. Giovanni, con il suo tono solito, commentò: Bentornata! Siamo sopravvissuti: se vuoi, domani puliamo insieme, ma solo se ci insegni davvero quei trucchi là e magari ci racconti anche altre storie di papà.
Maria, finalmente ospite e non padrona, si abbandonò a una risata piena, vibrante. Per un attimo a tutti sembrò che in quella casa avesse ricominciato a battere un cuore nuovo, fatto di regole mischiate, marmellate e qualche pianta storta sul davanzale. E da quel giorno, senza accorgersene, nessuno ebbe più paura di far vedere il proprio disordine.
Dopotutto, era proprio lì che cominciavano le famiglie felici: tra il caos, una valigia rossa dimenticata nellingresso e la voglia ostinata di volersi bene, ognuno a modo suo.





