Le mie regole

Le mie regole

No, Paolo, davvero, che fortuna che tu sia venuto! Maria Pia si sedette davanti al figlio, appoggiando la testolina tra i piccoli pugni e facendogli un gran sorriso. Mi mancavi così tanto. Mangia, mangia, amore. Vuoi ancora una polpetta?

Paolo scosse la testa.

Non ti è piaciuto? chiese subito la madre, preoccupata, raddrizzandosi sulla sedia. Il viso, un attimo prima sereno e lieto, si fece teso, le sopracciglia si alzarono. Eppure ho cucinato tutto come sempre Avevo avvisato tuo padre che tu non vuoi il maiale Glielho anche detto! Ma senti che sapore ha?

Maria cominciò ad agitarsi. Aveva aspettato Paolo con tanta emozione, come se dovesse arrivare un reggimento intero, e lei, Maria Pia, capo della cucina da campo, dovesse nutrirli tutti, scaldarli, coccolarli. E poi, che imbarazzo: a Paolo non piacevano le sue polpette

Ma no, mamma, dai, smettila di preoccuparti! È tutto buonissimo, davvero! È solo che non riesco più a mangiare.

Paolo depose la forchettina, quasi minuscola tra le sue manone da orso, sulla tavola. Sistemò il tovagliolo, anche quello piccolo come un fazzoletto da bimbo. Quasi incredibile che una donnina come Maria Pia avesse un figlio così massiccio. Ma quello somigliava tutto al padre, Michele, anche lui colosso dalla fisionomia massiccia. Maria, accanto a lui, sembrava sempre una ragazzina.

Era tutto delizioso, come sempre! disse Paolo alzandosi, sistemandole le spalle con un gesto che sembrava avvolgerla in un cappotto caldo. Subito Maria si sentì tranquilla, sicura Allora, che cosa volevi parlare? Sbrigati, che tra poco devo andare. Io e Ginevra dobbiamo andare al centro commerciale, Filippo ha bisogno di vestiti nuovi.

Ginevra, come Paolo amava chiamarla col suo nome tutto italiano, era la moglie: donna ordinata, affidabile e molto bella.

Appena laveva vista per strada, Paolo si era distratto così tanto che era andato a sbattere in un palo della luce, aprendosi un sopracciglio. Una piccola ferita, un fiume di sangue. Ginevra, impaurita dal tonfo metallico, spalancò occhi e bocca. Paolo, imbarazzato, controllava che non avesse rotto il palo più che preoccuparsi della sua fronte

Poi andarono insieme al pronto soccorso. Ginevra, dolcissima, ingenua, poco più di una ragazza, continuava a chiedere a Paolo se avesse capogiri, lo sorreggeva. E lui, cosa poteva rispondere? Certo che si sentiva la testa leggera, come no! Perché accanto aveva Ginevra, una bellezza unica!

Si sposarono. Ora hanno un figlio, Filippo; Ginevra lavora come logopedista, riceve spesso i suoi studenti a casa, il che è comodo perché può seguire le faccende domestiche senza correre di qua e di là. Paolo, ogni mattina, parte per lavoro e accompagna Filippo a scuola, non una scuola qualsiasi: Ginevra aveva lottato per liscrizione a un liceo scientifico rinomato. Insomma, una famiglia serena, laboriosa, piena damore.

Ma Ginevra perché non è venuta? chiese Maria Pia, sparecchiando, anche se sapeva bene che la nuora aveva lezione privata, anche nel weekend. Solo che cercava di prendere tempo, era imbarazzata a chiedere un favore a Paolo.

Te lho detto, mamma, oggi ha due studenti. E Filippo, Paolo adorava chiamare il figlio Filippo Paolo, con nome e cognome, perché suonava solenne e importante, sta facendo i compiti. Be, che succede?

Prese le tazze dalle mani di Maria Pia con delicatezza, come fossero cristalli di Murano, le mise nel lavandino, poi si voltò verso la madre, guardandola negli occhi. Mamma, mi fai paura. È successo qualcosa a papà? Perché è sempre chiuso in camera? Avete chiesto un prestito? Vi hanno imbrogliato? Avete impegnato la casa, un rene e tutto il resto? Vi stanno ricattando? O avete trovato mio gemello segreto rapito alla nascita?

Paolo sorrideva, divertito dal proprio spirito. Anche il mondo fuori sembrava sorridere, brillante come una giornata di primavera.

Poi, su invito della madre, si sedette, accarezzando la pancia soddisfatta, stiracchiandosi con le braccia larghe finché non urtò un mobile. Sì, la casa era piccola, senza paragoni con la loro: una bella abitazione, tre camere, cucina grande e luminosa. Tutti hanno lo spazio per vivere bene. Lappartamento era un lascito dei parenti di Ginevra, trasferiti anni addietro in campagna dopo una carriera universitaria brillante. Quellautunno spedivano chili di patate, barbabietole, una specie di tubero bianco misterioso, e splendidi astri dai colori incredibili. Sempre con il furgoncino dello zio Stefano, il vecchio proprietario. Perché volesse tanto bene a Ginevra Paolo non lha mai capito, ma a Stefano aveva sempre dato una mano a riparare il furgone e si sentiva il re della casa, a girare in pantaloncini coi palmizi.

Ecco, Paolo Maria Pia trasse un profondo respiro, esitò, poi spinse verso il figlio un piattino di biscotti. Ti ricordi di Teresa Lombardi?

Paolo si irrigidì appena, aggrottando le sopracciglia.

Sì, certo, mamma! annuì infine. I biscotti profumavano di miele e glassa e Paolo non resisté: si alzò, versò unaltra tazza di tè e scelse il biscotto più grande, decorato con il Duomo e la Madonnina.

Ecco a Teresa Lombardi hanno dato un ricovero nel vostro ospedale della città, deve operarsi agli occhi La diagnosi non la so esattamente, ma pare sia complicato

Paolo masticava e ascoltava. Se ricordava la signora Teresa? Certo. Era stata la vicina di pianerottolo, una mano preziosa per sua madre, che si era sempre occupata di un piccolo Paolo quando i genitori lavoravano. Teresa portava da sempre degli occhiali tondi enormi, che le facevano gli occhi sporgenti e le ciglia sembravano ali di farfalla dietro le lenti.

E quindi? domandò infine, poiché la madre si era azzittita, giocherellando con le mani, raccogliendo briciole dalla tovaglia chiaro segno di nervosismo.

Insomma potrebbe stare da voi, il tempo delle cure, lei con Ginevra? Prendere una stanza in affitto costa troppo, anche un hotel non se lo può permettere. E poi avanti-e-indietro sarebbe massacrante. E io, Paolo, mi sento in debito con lei; in fondo ti ha cresciuto come una mamma

Paolo smise di masticare, fece un grande sorso, pulì le labbra e alzò le spalle.

Mh Mh borbottò. Ospitare Teresa non rientrava nei suoi piani, avrebbe dovuto mettere da parte per un po i pantaloncini con le palme E Ginevra non avrebbe più girato di notte in cucina in camicia da notte, tutta bella Ma se si deve fare, si fa. Ma dai, mamma, figurati! Certo che può venire! Una volta mi ha aiutato lei, ora tocca a me! Paolo sorrise, sentendosi onesto, generoso, forte e buono; sospirò con orgoglio. Ginevra ne sarebbe stata fiera, e anche mamma. Teresa Lombardi si merita tutte le cure ormai!

Fuori dal balcone, il sole si accese come unaureola sulla sua testa e brillò negli occhi felici di Maria Pia, saltellando sulle pareti. Le campane della chiesetta di quartiere suonarono a festa.

Davvero? Sul serio? Ma che bravo sei, Paolo! Questo sì che è un GESTO! Proprio un gesto, Paolino! Sono tanto fiera che sei cresciuto così sensibile e tenero.

Si avvicinò e gli accarezzò la testa come quando era bambino.

Se ci fosse stata Ginevra, avrebbe probabilmente fatto una smorfia, ironizzando sulla suocera. Rideva sempre un po di quella devozione per il figlio.

Ma non cera, quindi Paolo poteva ancora sentirsi un bravo bambino, amato dalla donna più importante della sua vita.

Paolo si rilassò, lasciando cadere le braccia sul tavolo.

Però però dovremmo chiedere a Ginevra sussurrò la madre, timorosa. Paolo borbottò che Ginevra non avrebbe avuto nulla in contrario, poi, quasi appisolandosi accanto alla mano della mamma, si sentì fiero, caldo e felice per la sua generosità Allora chiamo subito Teresa, così vi mettete daccordo

Maria Pia svolazzò in soggiorno, il padre frusciava il giornale, e Paolo, masticando le labbra, prese il cellulare e chiamò la moglie.

Ginevra ascoltava attenta, truccandosi davanti allo specchio.

E per quanto tempo rimane? chiese alla fine.

Mah Due settimane credo. Ginevrina, bisogna aiutare…. qualcuno in difficoltà Paolo quasi si giustificava. È unoperazione e non ha dove stare.

Paolo, ma in ospedale ci sono le stanze, lei iniziò Ginevra, ma lui la interruppe.

Sì, certo, ma poi dovrà fare controlli. Non può macinare unora e mezzo ogni volta, no? Dai amore mio, sei unottima padrona di casa, Teresa è una signora gentile, educata Troverete subito intesa, e…

Sai, sospirò Ginevra, questa storia non mi piace per niente. Me la ricordo bene al nostro matrimonio: mi guardava dallalto in basso, sguardo duro. Non mi ha mai amata, la tua zia Teresa.

Non è zia Teresa, è Teresa! Ti adora! E aiuterà anche Filippo, lei…

Paolo, tuo figlio ha sedici anni. Che aiuto può dargli Teresa? ironizzò Ginevra, facendosi le labbra a pesciolino, poi si fermò, improvvisamente scocciata.

Su tutto, Ginevra, su tutto! È una donna di esperienza, ha vissuto! ribatteva Paolo. Allora, non sei contraria, vero?

Ginevra era decisamente contraria, ma non ebbe il coraggio di dirlo davvero, temendo di ferire Paolo.

Va bene. Quando arriva? chiese secca.

Dallaltra parte parlottavano, Paolo disse: domenica.

Questa? Cioè domani? Ginevra osservò lo scompiglio domestico. Un casino normale, ma guai a farlo vedere a qualcuno!

Nessuno laveva mai visto tranne loro. Gli studenti Ginevra li riceveva solo in sala-cucina, grande, luminosa, con tavolo ampio. Oltre, nessuno. Se arrivava una visita importante, la casa veniva lucidata da cima a fondo. Ginevra, diversamente dalle sue amiche, aveva sempre un po di vergogna per la casa, per la maglia lasciata sul letto o lasciugamano storto in bagno. Nascondeva sempre tutto.

Ma la zia Teresa si sarebbe mossa ovunque! E avrebbe pensato che Ginevra era una cattiva padrona di casa!..

La pulizia dei pavimenti, un ordine perfetto: questo mostra che tu, dentro, sei ordinata! le ripeteva sempre la madre. La prima cosa che si nota in una casa è lordine. Ma tu, Ginevra, sei trasandata! Comè possibile? Non puoi piegare quella camicia? Sei una donna, cribbio!

Ginevra strinse gli occhi e scosse la testa, come se la madre fosse ancora lì a sgridarla. Si sentiva trasandata, e davvero, da chi avrà preso?!

La prossima, precisò Paolo.

Allora meglio così borbottò la donna. Vado a dirlo a Filippo…

Così aveva ancora tempo per sgomberare lo scompiglio, lavare, stirare, ripulire, lucidare tutto

Filippo accolse la notizia dellarrivo della vecchia che aveva allevato suo padre con indifferenza. Arriva e arriva, che problema cè?

Mamma, dai! Viviamo come viviamo, che ti importa! filosofeggiava Filippo, osservando la madre che correva con laspirapolvere. Questa è la nostra ecosistema, cresciamo qui. Lei è una specie aliena, mandata in soggiorno qua. Se si ambienta bene, se no, peggio per lei. Si adatta, ecco tutto.

Non cresciamo, Filippo, stiamo diventando una giungla! E questa settimana non avrò un minuto Su, cosa aspetti? Prendi laltro aspirapolvere, aiutami! Non voglio fare brutta figura davanti ai parenti tuoi! Mi giudicherà! E lo racconterà pure alla nonna!

La nonna tutto sa già, e non mi pare si disperi! Filippo scrollò le spalle e se ne andò.

Ginevra si agitò ancora di più, ma fra poco suonò il campanello: era arrivato il suo primo piccolo studente, Andrea, un bimbo paffuto e timido. Andrea eseguiva esercizi, diventava viola dallimpegno, sorrideva felice quando Ginevra lo lodava, ma lei non faceva che scorrere con lo sguardo la stanza per vedere se tutto era a posto.

Le finestre! pensò a un tratto. Non ho ancora lavato le finestre!

Le finestre devono essere così pulite che sembri non ci siano! la madre si infilò ancora nella sua testa. Solo così sei una vera padrona di casa! Tu lasci sempre aloni

Arrivò Paolo, distrasse la moglie dalle grandi pulizie, parlandole per tutto il viaggio verso il supermercato di quanto fosse brava Teresa, di come laveva cresciuto, mentre Ginevra annuiva in silenzio.

Papà, basta! Abbiamo capito, arriva la tua seconda mamma. Basta così! sbottò Filippo.

Ginevra gliene fu grata…

La settimana passò in fretta come se qualcuno avesse premuto lacceleratore.

Sabato Paolo andò a prendere Teresa, mentre Ginevra, annullando tutte le lezioni, si preparava allevento.

Filippo spedito dal parrucchiere, il cane Leo lavato e coccolato da Ginevra fino allo sfinimento, e le finestre brillavano come ordinato da mamma.

Ginevrina, saremo a casa intorno alle tre, avvisò Paolo. Non preoccupatevi, fate con calma. Teresa si sente già in colpa a disturbare…

Va bene, allora, verso lora di pranzo.

Per il pranzo, Ginevra pensò di fare il pollo al forno, patate lesse, insalata Insomma, ricevere lospite come si deve.

Sveglia alle sette, manda Filippo a spasso col cane, poi una lunga doccia calda e rilassante intonando: Volare, oh oh. Finito, si avvolse nellaccappatoio, pronta a lavarsi i denti, quando sentì il rumore del portone. La voce di Paolo, una femminile, sottile e imbarazzata, il cane che abbaiava di gioia, Filippo che sospirava.

Lo specchio appannato rifletteva laspetto rilassato, ma non proprio presentabile, della padrona di casa.

Eccoci qui Paolo annuì, guardando la moglie in accappatoio e spazzolino in mano, mentre trascinava sulla soglia unenorme valigia rossa; dietro di lui, una donna rubiconda e sorridente: Teresa Lombardi in persona. Era emozionata, si presentava, elogiava la casa, larredamento Ma Ginevra si sentiva sempre più a disagio: era in accappatoio, con i capelli in disordine, il pollo era ancora nel forno e il cane aveva già sporcato il pavimento… Ormai si vedeva una pessima padrona di casa. La zia Teresa aggrottava le labbra, scavalcando le pozze lasciate da Leo, e osservava la fuga precipitosa di Ginevra verso il bagno a sistemarsi.

Questa è la tua camera, aprì Paolo. Fai come a casa tua. Preparo qualcosa da mangiare, mi cambio e torno.

Teresa lanciò un ringraziamento e chiuse la porta dietro di sé.

Ma come, così presto?! sussurrò Ginevra da dietro il paravento. Non ve laspettavo! Non ero pronta! Paolo, così mi hai messa in ridicolo!

Paolo, seduto sul letto, guardava, negli specchi dellarmadio, le curve della moglie, le spalle delicate, le braccia sottili come rametti di betulla…

Eh? chiese distratto.

Ho detto, perché così presto? Ginevra già col vestito addosso e intenta ad aggiustarsi i capelli. Mi chiudi la cerniera, per favore?

Ah, avevo dimenticato che Teresa oggi aveva un appuntamento con uno specialista. Abbiamo preferito partire prima, rispose Paolo, cercando di baciarla ma lei si sottrasse.

Ma quanta roba si è portata? sussurrò Ginevra.

Eh, voi donne siete tutte delle merciaie…

Paolo si sentì un asso per la battuta…

A tavola, Ginevra preparò uova strapazzate, Filippo vedendo la madre sconvolta tagliò i panini.

Teresa arrivò per ultima in cucina, osservò attenta. Le lasciarono il posto vicino a Filippo.

Buon appetito a tutti! È molto accogliente qui. Ginevra, mi pare di averti regalato un servizio da tè con i papaveri per il matrimonio No? O forse sbaglio

Ginevra fece spallucce. Quel servizio si era frantumato il giorno dopo le nozze. Paolo aveva fatto cadere la scatola dalle scale di casa Tutto distrutto.

Paolo masticava concentrato. Di papaveri e porcellane nemmeno un ricordo.

Sarà stato qualcun altro. Ginevra andò a servire il caffè.

Scusa, ma qui cè una corrente daria, Teresa si lamentò allimprovviso. Posso cambiare posto con te, Ginevra?

Filippo si voltò sorpreso verso la madre. Lei fece spallucce.

Paolo allargò le spalle. Lui era il difensore, il protettore, avrebbe rimediato!

Ginevra, via, cambia tu. Non possiamo fare ammalare Teresa prima delloperazione! le sollevò la sedia, la mise vicino a sé, dando il posto a Teresa.

Ho allevato Paolino da piccolo, disse Teresa, cambiandogli il pannolino tutti i giorni Era un bambino difficile, mangiava poco. Poi si è sistemato. Ma quante fatiche!

Ginevra si strozzò con il caffè, Filippo fece un sorrisino furbo.

E lei, giovane uomo, andrebbe a studiare ora. Paolo faceva sempre i compiti la mattina, così la testa era fresca. Teresa, in piedi, sparecchiò i piatti di Filippo, gettando uno sguardo a Ginevra, che arrossì e non replicò.

Filippo, finito il tè in piedi, se ne andò offeso nella sua stanza.

Teresa ringraziò e si ritirò, cominciando a sistemare la stanza, poi chiamò Paolo per spostare la TV.

Avete pochi libri a casa, commentò mentre vedeva Filippo pronto per il calcio. Dovrebbe leggere i classici, per esempio Manzoni. Ho portato una raccolta. Stasera vediamo insieme cosa conosce e cosa no, Paolino.

Eh sì, zia Teresa. Sennò qui pensa solo al calcio! Diventa ignorante! Paolo ammiccò a Filippo, mettendogli in mano la sacca del calcio.

Sapeva bene che Teresa portava Manzoni ovunque, anche al caffè, a teatro, a letto sul comodino Ma senza mai leggere una riga. Però con Manzoni diventava più autorevole. E allospedale lo porterà di certo, per far vedere ai medici quanto sia istruita.

Usciti Filippo e Paolo, Ginevra chiese a Teresa:

Quando deve andare?

Ah sì, alle 13. Devo prepararmi. Ginevra, Filippo ha una fidanzata? Paolo era pieno di ammiratrici fin dalle elementari. E aveva una, Rita. Docile come il pongo, faceva tutto quello che le dicevi. Non è meglio così? E il cane, meglio che non salga più sul divano. E dovresti spostare la scarpiera, qui si inciampa…

Ecco, Teresa inciampa davvero, scarpe ovunque.

Questi tacchi non fanno bene Va bene, io vado. Ginevra, grazie di cuore!

Teresa la accarezzò sulla spalla e si infilò in ascensore.

Ginevra rimase un po, poi chiuse la porta

Mamma, ma comanda lei, qui? E ha sgridato anche Leo perché sta sul divano, ma a lui piace! borbottava Filippo, accarezzando il cane che sospirava affranto.

Eh lei è così. È abituata a fare leducatrice. Ma dura poco, Filippo, non ti preoccupare…

Ginevra si sentiva in colpa con figlio e cane: non era più padrona in casa propria. Ma cosa doveva fare? Come trattare male la donna che aveva cambiato i pannolini a suo marito?

La sera, Teresa invase la cucina e comandò una produzione di involtini di verza con la collaborazione di tutti; Paolo, affabile, non avrebbe potuto esserle più grato.

Col tempo peggiorò: il lunedì mattina Teresa svegliava tutti presto per la ginnastica.

Quando le faranno loperazione? chiese Ginevra, ansimando dopo lo stretching. Teresa aveva messo il timer sul telefono: quaranta-dieci, quaranta secondi di esercizi, dieci di riposo. Non tutti però sudavano.

Filippo, abbandonata la vita sana, se ne andò a scuola. Paolo, invece, si dava da fare.

Su, Ginevrina, forza! Ancora un po!

E allora, quando? Ginevra insistette.

Domani. Domani mi ricoverano. Paolo, verrai a trovarmi? chiese Teresa, triste.

Ma sei solo due giorni! È un intervento banale! Paolo si stupì, poi annuì.

Il lunedì fu pesante. Le lezioni di Ginevra saltavano una dopo laltra: chi malato, chi al mare, chi non la voleva ospitare a casa.

Il telefono squillava, le cornacchie gracchiavano fuori, Teresa ascoltava in camera sua Claudio Villa e Modugno che intonavano: Questa è la nostra festa. Teresa cantava, battendo il piede.

Ginevra si fermò in corridoio a guardare, sospirò

Si agita perché ha paura, spiegò Paolo. Quando è nervosa mette la musica.

La sera, Teresa voleva leggere con Filippo I promessi sposi, ma il ragazzo si rifiutò. Teresa lo fissò attonita, ascoltò tutte le sue opinioni in merito, anche riguardo alla sua presenza in casa, e si scosse quando Filippo sbatté la porta. Poi chiamò Ginevra, che borbottava al telefono: Sì, va bene, vengo io. Arrivo.

No! Teresa prese di scatto il telefono e tuonò nel microfono. No e ancora no! Se vuole il meglio per suo figlio, lo porta qui ora, altrimenti si arrangia! Non mi interessa! Vuole perdere il posto da Ginevra? Sapessi quanta fila fanno… Sì, sono la segretaria di Ginevra. Arrivederci!

Consegna il cellulare a Ginevra e si mette alla finestra. Ginevra tratteneva a stento il respiro, poi sbottò. Perfino Filippo si affacciò.

Senta, Teresa! Non si può invadere la nostra vita! E il mio lavoro nemmeno! E cucini pure a casa sua! Non mi importa quante volte ha cambiato i pannolini a mio marito! Basta! Basta comandare. Legga Manzoni, faccia ginnastica, ma non qui! E Leo starà sul divano, come voglio io! E i barattoli li compro, anche se lei dice di no. Questa è la mia vita, la mia casa, i miei studenti, decido io! Spero che vada tutto bene in ospedale e che torni presto a casa. Davvero!

Filippo applaudì, Leo abbaiò felice, Teresa, voltandosi dalla finestra, sorrise.

Ginevra rimase spiazzata. Ma

Hai fatto bene, Ginevra. Mai piegarti, mai. Di sempre il tuo no chiaro e tondo, a meno che non sia questione di vita o di morte. Sei in gamba, temevo fossi troppo remissiva invece hai carattere. Lasciali pensare quello che vogliono: la tua regola è tua, non degli altri. Se non vuoi che resti a casa tua, dillo. Tutto sarà più semplice. Coraggio, segui il tuo cuore. Scusami se ho esagerato, sono sempre stata una provocatrice Paolo lo sa Non mi guardate così! Ho solo una paura tremenda dellintervento. Leo, sei un cane educato! accarezzò Leo. Volete un po di marmellata di mele? Lho portata dalla campagna. Filippo, la vuoi?

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo: le donne sono strane davvero, pensò.

Poi suonò il campanello: portarono il piccolo Andrea per la logopedia. Alla fine, anche a lui toccò un po di marmellata. La mamma di Andrea, imbarazzata, fermò Ginevra nel corridoio e le chiese: Ma devo parlare con la sua segretaria per lappuntamento?.

No, stia tranquilla. Suo figlio è bravissimo.

Ginevra strizzò locchio alla segretaria.

La sera, mentre Paolo e Filippo giocavano alla Play, Teresa ben sistemata in poltrona raccontava di come era birichino Paolo, come laveva sorpreso a graffiare la tappezzeria, come laveva salvato quando era caduto nel laghetto ghiacciato, sentendolo sprofondare mentre giocava. Teresa, stesa a pancia avanti, laveva tirato fuori e gli aveva dato tè col miele

E quella ragazza, Rita, non mi piaceva, concluse Teresa. Senza carattere, troppo remissiva E il servizio coi papaveri non mi dispiace affatto: rotto per fortuna, e adesso vivi felice con Ginevra. Paolo mi vuole troppo bene, mi perdona sempre E anche tu, perdonami, Ginevra. Grazie per lospitalità. Sei proprio speciale

La marmellata si scioglieva sul piattino, la sera calava, una striscia arancione spuntava allorizzonte.

È ora sussurrò Teresa. Alle otto devo essere là

Paolo mise Teresa in auto e la portò, per le strade vuote. Ginevra li accompagnò, seduta accanto a Teresa, sentiva il tremolio della donna.

Ti chiamerò stasera, le sistemò il cappottino. E niente storie! Poi torni da noi.

Teresa annuì. Bello vivere coi giovani, la fanno sentire viva. Soprattutto Filippo: niente a che vedere col padre, anzi, un bel caratterino. Ma, come dice lui, è la sua biosfera, non si cambia, ma si può studiareAl mattino, la cucina sembrava silenziosa come dopo una festa. Leo sonnecchiava sul divano, la casa profumava ancora di verza e marmellata, ma sentiva la mancanza della voce di Teresa, che nei giorni passati era diventata un po’ la colonna sonora di quella casa.

Filippo spuntò in cucina con i capelli arruffati. Ginevra preparava il caffè, occhi puntati sul telefono, ma niente notizie. Paolo li raggiunse, sfiorò una mano della moglie e le sorrise: Andrà tutto bene, vedrai.

Un messaggio lampeggiò sullo schermo. Era di Teresa: Tutto a posto. Dottori bravi, occhi ancora chiusi ma cuore leggero. Un abbraccio speciale alla tua famiglia, la mia tribù.

Ginevra sentì allentarsi una tensione che non aveva saputo di avere. Si versò il caffè e poi, quasi senza pensarci, prese la marmellata che Teresa aveva lasciato. Ne mise un cucchiaino sopra una fetta di pane tostato e la offrì a Filippo. Il ragazzo accettò, sorpreso, e sorrise. Paolo arrivò con le tazze, si sedettero vicini, senza parlare.

Il sole entrava potente dalle finestre, quasi abbagliando. Per un istante, guardando lì intorno, Ginevra vide il caos di una casa vissuta: i libri sparpagliati di Filippo, una scarpa persa di Leo, il foglietto con la calligrafia nitida di Teresa che recitava Regola n.1: la casa è dove si è amati. Sorrise, finalmente in pace.

Più tardi, quando Teresa tornò, fasciata nella sua sciarpa azzurra, furono Filippo e Ginevra ad andarle incontro, non Paolo. Leo le saltò addosso, con la coda che sembrava voler spazzare via tutte le regole e le tensioni dei giorni passati.

Teresa si fermò sulla soglia, spalancò le braccia e ridacchiò: E allora? Che si fa ora. Chi comanda, qui?

Ginevra rispose senza esitazione: Governiamo tutti, ma oggi cucino io. E Leo sta sul divano. Le regole, ogni tanto, si riscrivono.

E scattarono le risate, leggere come le nuvole fuori, mentre la casa si riempiva di profumo di pane e voci, ognuno con la sua piccola regola ma insieme, finalmente, una vera famiglia.

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