Mamma è finalmente andata in pensione, già da un paio d’anni. «Sono stanca, – dice. – La salute è a pezzi. Il lavoro era stressante, l’ambiente un disastro, e ormai l’età si fa sentire. Voglio vivere per me stessa, non sempre per gli altri».

Allora, senti questa: mia madre, finalmente, è andata in pensione. È già un paio danni che non lavora più. Mi dice sempre: «Basta, sono stanca morta. La salute ormai lasciamo perdere. Sul lavoro tutti sempre nervosi, colleghi pesanti, e io non ho più ventanni. Voglio un po di pace, vivere per me, non sempre a correre dietro agli altri».
Ma guarda, nessuno di noi ha mai osato contraddirla, eh. Mamma è fatta così, decisa, nemmeno ci viene in mente di contestarla.

Allora, cosa fa? Si trasferisce alla casa di campagna, là vicino a Orvieto che poi è il suo piccolo paradiso e inizia a godersi la vita: pianta rose e pomodori nellorto, fuma sigarette sul terrazzo, si gode il caffè, a volte con un goccino di grappa, a volte con un romanzo in mano. Mette in ordine un po dappertutto, si riposa, ogni tanto le viene in mente l’incubo del lavoro e tira un sospiro di sollievo che ormai i nipoti sono grandi e nessuno glieli parcheggia tutta lestate.

Poi ogni tanto ci lascia queste perle di saggezza da vera stratega:
«Andate in pensione solo dopo che i nipoti finiscono l’università. È importante; devono essere già indipendenti, sennò sai che bello? Ti ritrovi i nipoti sul groppone proprio quando potresti goderti la pensione. E per i pronipoti Beh, ormai sarete troppo anziani, ci penseranno i vostri figli o i loro figli, non è più affar vostro!»

Insomma la mamma si è organizzata da dio: ci sono i punti ritiro pacchi, il negozietto del paese, internet che va, le rose che le profumano la finestra, aria pulita, vicini tranquilli, una vera vacanza. Solo che, dopo un po, ha iniziato ad annoiarsi. Allora, hai presente che si è inventata? Si è fissata con lidea di cementare una bella fetta del cortile per rifare il parcheggio delle macchine, perché a suo dire quellangolo faceva troppo sciatto. E poi, dice lei, mica possiamo aspettare il miracolo della natura, ormai esiste anche Amazon!. Così, mamma si mette a cercare su Internet una squadra brava la trova subito, gente tosta e senza troppe storie, ovviamente a pagamento.

Arriva il gran giorno. Si presenta la squadra: cinque uomini, caposquadra di nome Alessandro, ma per mamma è subito Sandro, anche se è un gigante di due metri. Cominciano carichi, ma subito succede qualcosa. Ci sono già due camion di cemento pronti a scaricare, tutti aspettano. Mamma osserva.

Sandro a quel punto parte per la tangente ha visto la classica nonnina, sola, con i lavori “da uomini”, e ha pensato di poterci marciare, magari allungarsi qualche euro in più sopra la cifra pattuita. Così inizia con la musica:
«Qui così non va, là è tutto storto, ci vogliono altri cinquanta mila euro, altrimenti salutiamo e ce ne andiamo. Cercate unaltra ditta.»

Mamma lo ascolta tutta tranquilla, scuote la testa, si mostra quasi comprensiva: «Cinquanta mila? E che ne dici di venticinque mila? Insomma, ragazzi Vi credo sulla parola. Come faccio a non credere a dei professionisti come voi?»
Poi, con quel sorriso che solo lei sa fare, aggiunge:
«Facciamo una scommessa?»
«Su cosa?» chiede Sandro, che sembra pure galvanizzato.
«Proprio su questi cinquanta mila. Scommettiamo che riesco a organizzare la tua squadra talmente bene che finite tutto in tre ore invece che in una giornata? Se ce la facciamo, mi dai cinquanta mila. Se invece vi serve la giornata intera, li do io a te. Ti va?»

Adesso, io al posto di Sandro ci avrei pensato cento volte. Anche solo se la nonna sembra suonata perché rischiare? Ma Sandro, laurea zero, furbizia dieci, si lancia subito nella sfida.

Sandro si piazza sul portico con il caffè e si gode lo spettacolo. Ma mamma, la Vera Benedetti (così si chiama), si infila gli stivali di gomma e parte in quarta. In cinque minuti mette i suoi operai in riga meglio di una squadra della Ferrari: uno impasta, uno spalma, uno livella, nessuno batte la fiacca, ognuno capisce cosa deve fare, niente perdite di tempo, niente errori, tutto tirato a lucido. Ai camionisti spiega pure quando versare il cemento, come distribuirlo, che deve essere lavorato con criterio, non buttato a casaccio. Insomma, li dirige come una bacchetta magica.

Ti giuro, li ha fatti volare. Quello che volevano spalmare in una giornata intera, lei lo fa con loro in meno di due ore e mezza. Nessun difetto, tutto perfetto, pulitissimo.

Allinizio Sandro rideva sotto i baffi, tipo tanto tra poco la nonna si siede e si arrende. Poi ha smesso di ridere. Ha iniziato pure a impallidire. Perché? Perché la scommessa era vera. E ormai doveva tirar fuori i soldi, parola data.

A un certo punto Sandro, quasi senza riuscire a parlare, fa:
«Mi dica una cosa sola… Ma come ha fatto?! Non è possibile»
La mamma, tutta tranquilla, si toglie i guanti:
«Quando venivate in paese, avete visto lo svincolo quello grande, a tre livelli?»
«Certo» balbetta Sandro.
«Ci siete passati sopra?»
«Sì, sì, certo.»
«Bravo. Quello lho costruito io.»
Lì tutti sono rimasti a bocca aperta, e Sandro deve aver realizzato che quella nonna gentile era una donna che per anni aveva lavorato dove gli altri scappano dopo due mesi. E che, con certi tipi tosti, è meglio non mettersi mai a discutere.

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Mamma è finalmente andata in pensione, già da un paio d’anni. «Sono stanca, – dice. – La salute è a pezzi. Il lavoro era stressante, l’ambiente un disastro, e ormai l’età si fa sentire. Voglio vivere per me stessa, non sempre per gli altri».