«MAMMA, HO TROVATO UNA NONNA PER NOI, ERA IN STRADA E PIANGEVA!» disse mio figlio. Allepoca non avevo proprio idea di come questa signora avrebbe rivoluzionato la nostra vita
Le scarpe di Giulio, sei anni, avevano ormai perso la suola. Era appena tornato da scuola, camminando in modo buffo e strascicato per non finirle di rompere. La mamma gli aveva comprato quelle scarpe solo il mese scorso, e a Giulio bruciava lanima: sapeva quanto lavorasse sua madre, su due turni, così stanca da addormentarsi la sera direttamente sul divano, ancora vestita. Non lo avrebbe mai sgridato, la sua mamma era troppo buona, eppure Giulio si sentiva in colpa: doveva stare più attento!
Si sedette sulla panchina alla fermata del pullman, cercando di sistemare la scarpa ribelle. Allimprovviso sentì un singhiozzo sommesso. Dallaltra parte della panchina cera una signora anziana, ben vestita in un cappottino azzurro, e accanto a lei una borsa a quadrettoni. Si era arrossata in volto e tremava tutta, ma fuori non faceva neanche tanto freddo.
Giulio si dimenticò subito del suo scarpone. Si avvicinò e le sfiorò timidamente la manica:
Anche a lei si è rotta la scarpa? chiese tutto preoccupato.
La signora trasalì, guardò questo ragazzino coi capelli arruffati e abbozzò un sorriso amaro:
No, tesoro. Mi si è rotta la vita. Si è proprio scucita, tutta intera
Si chiamava Nella Martellini e aveva sessantotto anni. Aveva lavorato da infermiera tutta la vita, crescendo da sola il suo unico figlio, Stefano. Quando Stefano si sposò, Nella accolse la nuora come una figlia. Un mese fa, Stefano arrivò da lei con una proposta: «Mamma, vendiamo il tuo bilocale, sommiamo i nostri soldi e compriamoci una bella casa in campagna! Vivremo tutti insieme, tu starai allaria aperta, farai lorto.» Nella, ovviamente, era alle stelle: sognava una famiglia grande e unita da anni.
Lappartamento si vendette al volo. I soldi li prese Stefano, per la trattativa. Quel mattino, lhanno fatta salire in macchina con i suoi pochi bagagli, portata fino a questa fermata ai margini di Bologna, e la nuora, con voce più fredda di un gelato allazoto, le disse: «Signora, attenda qui, andiamo a prendere i documenti e torniamo.» E sono spariti. Nella rimase lì sei ore. Il cellulare di suo figlio spento. Era chiaro: nessuno sarebbe più tornato a prenderla. Il figlio laveva mollata per strada. Con tutto.
Come sarebbe nessuno tornerà?! fece Giulio, spalancando gli occhi Ma non si fa! Lei mica è un divano vecchio che si butta fuori! Venga da noi! Sa, è un piccolo bilocale, ma con mamma ci stiamo. La mamma è brava, solo un po triste, ogni tanto. Mio papà passa ogni tanto non ci vive, ma viene quando è ubriaco, urla e si porta via i soldi di mamma. Poi mamma piange. Dai, venga! Parlo io con lei!
Nella avrebbe voluto non accettare, ma non aveva alternativa. Dormire per strada, alla sua età, era un biglietto solo andata per il Creatore. Così, raccolse la sua borsona e seguì, un po claudicante, il piccolo cavaliere dal cuore doro.
La madre di Giulio, magrolina e sempre più smunta, si chiamava Anita. Occhiaie come quelle non le vedi nemmeno sulla copertina di Vogue Spossatezza. Appena sentì la storia della nonna abbandonata, sussultò:
Madonna santa, come si fa con la propria madre? E senza pensarci, mise subito su il bollitore. Resti pure qui, signora Nella.
Così Nella restò. E, come per magia, la loro piccola casa di Modena cambiò aria. Anita fedele al lavoro, ma ogni volta che tornava, trovava profumo di ciambellone appena sfornato e zuppa calda pronta per tutti; i pavimenti luccicavano, e Giulio faceva i compiti come un vero studente modello. Nella portò anche le scarpe di Giulio dal calzolaio e pagò con la sua pensione, che per fortuna aveva appena trasferito su una PostePay prima del colpo basso del figlio.
Anita, per la prima volta dopo anni, sorrideva. Aveva anche messo su qualche etto, smesso di sobbalzare a ogni rumore, e finalmente si era tolta la soddisfazione di comprarsi un vestitino nuovo. Erano diventati una vera famiglia.
Poi, una sera, bussarono con violenza. Era il suo ex marito, Sergio. Anita sbiancò in volto, quasi svenne, abbracciando forte Giulio.
Sergio spalancò la porta senza nemmeno bussare, barcollando e urlando:
Avanti, Anita, dammi i soldi! So che hai preso pure lanticipo del lavoro!
Anita voleva rispondere, ma Nella uscì dalla cucina brandendo una padella di ghisa.
Fuori dai piedi, parassita! urlò con voce gelida come una granita al limone. Ti azzardi ancora qui e ti sistemo la testa con questa padella e poi ti porto ai carabinieri! Sono vecchia, di perdere tempo non mi importa più! Il maresciallo abita due porte dopo, siamo già amici!
Sergio rimase di sasso. Abituato a una Anita sottomessa, si trovò davanti una signora con lo sguardo deciso e il polso saldo. Indietreggiò, inciampò nello zerbino e ruzzolò giù per le scale.
Nella chiuse la porta a doppia mandata e, con un sorriso rassicurante ad Anita paralizzata dalla scena, disse:
E adesso tutti in cucina, cè la torta di mele che aspetta!
Giulio guardava la sua nuova nonna come avesse scoperto una supereroina.
Mamma bisbigliò, tirando il braccio di Anita , ho fatto bene a trovarla, vero? Adesso nessuno ci fa più del male!
Anita abbracciò forte Giulio e scoppiò a piangere, ma stavolta erano lacrime di felicità.
Secondo voi, Anita ha fatto bene ad accogliere in casa una sconosciuta? E un giorno il karma busserà pure da Stefano, il figlio di Nella, per una simile cattiveria?






