“Mamma, ho trovato una nonna per noi, piangeva per strada!” — disse mio figlio. Non potevo immaginare allora quanto questa donna avrebbe cambiato la nostra vita…

«MAMMA, HO TROVATO UNA NONNA PER NOI, ERA PER STRADA E PIANGEVA!» mi ha detto mio figlio. Allora non immaginavo ancora come questa donna avrebbe cambiato le nostre vite…

A Pietro, che ha sei anni, si era scollata la suola dagli unici stivaletti autunnali che aveva. Tornato da scuola, camminava trascinando un piede in modo buffo per non staccarla del tutto. Li avevo comprati appena il mese scorso, che fatica! Pietro era deluso. Sapeva bene che lavoro in due turni, che la sera mi addormento vestita sul divano dalla stanchezza. Non mi arrabbio mai con lui, sono una mamma buona, ma Pietro si sentiva ugualmente in colpa non aveva fatto abbastanza attenzione!

Il piccolo si sedette sulla panchina accanto alla fermata dellautobus per sistemare meglio la scarpa. Allimprovviso sentì un singhiozzo sommesso. Allestremità della panchina sedeva una signora anziana con un cappotto ordinato. Accanto a lei cera una grande borsa a quadretti. La donna fissava il pavimento; i suoi occhi erano rossi e pieni di lacrime, e tremava, anche se fuori non faceva nemmeno tanto freddo.

Pietro si dimenticò della sua scarpa. Si avvicinò piano e la toccò delicatamente per il braccio:
Anche a lei si è rotta la scarpa? chiese con compassione.

La donna trasalì, guardò il bambino spettinato e fece un sorriso amaro:
No, caro. Si è rotta la mia vita, non la scarpa. Sè proprio strappata da tutte le parti…

Si chiamava Agnese Rinaldi, aveva sessantotto anni. Aveva lavorato tutta la vita come infermiera, crescendo da sola il figlio unico, Paolo. Quando Paolo si era sposato, Agnese aveva accolto la nuora come una figlia. Un mese fa Paolo era arrivato con una proposta: «Mamma, vendiamo il tuo bilocale, mettiamo insieme i risparmi e compriamo una casa grande fuori città! Vivremo tutti insieme, tu potrai coltivare lorto e respirare aria buona». Agnese era stata felicissima! Sognava da tempo una grande famiglia unita.

La casa si era venduta in fretta. I soldi Paolo li aveva presi per lacquisto. E quella mattina lavevano fatta salire in macchina, caricando tutte le sue cose, lavevano portata qui, in periferia di Firenze, davanti a una fermata. La nuora le aveva detto con voce gelida: «Aspetti qui un attimo, andiamo a prendere i documenti e torniamo presto». Poi erano spariti. Agnese aveva aspettato sei ore. Il cellulare di Paolo era spento. Capì che nessuno sarebbe tornato per lei. Il suo unico figlio laveva abbandonata per strada, portandosi via tutto.

Ma come, non tornerà? gli occhi di Pietro si fecero enormi. Non si butta una persona in strada come una vecchia poltrona! Venga a casa nostra, ci stringiamo un po, tanto abbiamo una sola stanza io e la mamma. Lei è buona, solo che è spesso triste. Ogni tanto viene mio papà non vive con noi, però viene, soprattutto quando ha bevuto, grida e si prende il denaro della mamma. Poi lei piange. Venga, le parlo io!

Agnese avrebbe voluto rifiutare ma non aveva veramente alternativa. Dormire fuori, alla sua età, significava morire. Così raccolse la sua borsa e seguì il bambino dal passo zoppo.

Mia moglie, Lucia, magra, stanchissima, con occhiaie profonde, rimase senza parole ascoltando la storia della signora.
Mio Dio, ma come si può fare una cosa simile a una madre? Lucia alzò le mani al cielo e subito mise su il bollitore. Resti pure con noi, signora Rinaldi.

E Agnese rimase. Da quando arrivò, la nostra piccola casa in affitto cambiò volto. Quando Lucia tornava dal lavoro ora si sentiva un profumo di torta appena sfornata, la zuppa sobbolliva sul fuoco, i pavimenti erano lucidi; Pietro faceva i compiti sereno. Gli stivaletti, Agnese li portò a far aggiustare a sue spese, con la pensione che era riuscita a trasferire in banca un attimo prima che il figlio la tradisse.

Per la prima volta da anni, Lucia ricominciò a sorridere. Si rimise un po in carne, smise di sobbalzare a ogni rumore e si comprò persino un vestito nuovo. Finalmente, eravamo una vera famiglia.

Ma una sera qualcuno bussò alla porta con forza. Era il mio ex marito, Marco. Lucia impallidì e si strinse vicino a Pietro.

Marco spalancò la porta senza bussare, ubriaco e urlando:
Dai soldi, Lucia! So che hai preso lanticipo dello stipendio!

Neanche riuscì a finire la frase, che Agnese apparve dalla cucina col padellone di ferro nero tra le mani.
Adesso basta, fuori di qui, parassita! ordinò con voce gelida e ferma la signora Rinaldi. Se torni ancora ti metto a posto con questa padella e poi ti porto dalla polizia. Non ho niente da perdere! Il maresciallo abita al piano di sopra, lho già conosciuto!

Marco restò a bocca aperta. Era abituato alla sottomissione di Lucia, ma ora si trovava davanti una donna risoluta pronta a colpire davvero. Indietreggiò, inciampò sullo zerbino e precipitò giù per le scale del palazzo.

Agnese chiuse la porta con calma, girò la chiave e, sorridendo a Lucia ancora sotto shock, propose:
Adesso venite, cè la torta di mele e il tè che ci aspetta.

Pietro fissava la sua nuova nonna con ammirazione.
Mamma, sussurrò, tirando la manica di Lucia, ho fatto proprio bene a trovarla quella sera, vero? Ora non ci succederà più niente di brutto!

Lucia mi abbracciò forte e finalmente scoppiò in lacrime ma questa volta, erano lacrime di vera felicità.

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