«Mamma, papà aveva ragione quando diceva che cè qualcosa che non va nella tua testa! Ora vedo anchio che sei fuori di senno. Non hai mai provato a curarti?»
Orsola Galli alzò lo sguardo, sorpresa, verso il figlio. Già da piccolo era un ragazzino difficile, ma sentir dire a una madre quelle parole, direttamente negli occhi
Orsola non aveva mai immaginato che, dopo venticinque anni di matrimonio, avrebbe dovuto chiedere il divorzio. Eppure fu proprio lei a fare il primo passo.
Un giorno, improvvisamente, capì di non conoscere più il marito. Dopo così tanto tempo, avresti pensato di riconoscere una persona a colpi di sguardo, ma Luca si rivelò un uomo freddo e insensibile.
Mentre passeggiava per una via di Trastevere, Orsola trovò un cucciolo di cane così scheletrico che si potevano contare le ossa a vista. Il piccolo abbaio scatenò una scenata.
«Ehi, Tonino, non hai più nulla da fare, o cosa? urlò Luca, facendo eco per tutto lappartamento. Perché hai portato qui questa miseria?»
«Luca, ma cosa dici rimase senza parole Orsola. Guardalo! È un vero scheletro, solo pelle e ossa. Come puoi lasciarlo così?»
«Ah, tutti passano, ma tu non ce la fai? Madre Teresa, o cosa? Sei la più seria di noi, vero?»
Quella sera Orsola pianse a lungo, per il cucciolo che a stento reggeva le zampe e per luomo che mostrava un volto diverso da quello che conosceva. Luca non era mai stato perfetto, ma Orsola aveva sempre cercato di far finta di non vedere i suoi difetti, convinta che gli esseri umani perfetti non esistano.
Quel giorno però Luca oltrepassò un limite che non doveva varcare. «Ma davvero? singhiozzò Orsola. È così difficile essere semplicemente umano? Come puoi ignorare questo cucciolo e non provare nemmeno ad aiutarlo?»
Il litigio non rimase solo parole. Luca, con tono beffardo, chiamò il cucciolo una rottura di corda e disse che gli dava sui nervi.
«Quando te ne libererai? Quanto tempo ancora dobbiamo sopportare questa bestiolina in casa?»
Lui lo chiamava bestialità soltanto perché era magro e tremava, nonostante il riscaldamento dellappartamento. Invece di aiutare la moglie a rimettere il cucciolo in piedi o a trovare una famiglia onesta, Luca si rifugiava nel garage, dove si rilassava con gli amici, tutti anchessi delle ombre fuggite dalle loro case.
Tornava a casa tardi, con lodore dalcol, e continuava a rimproverare Orsola per quella roba che aveva portato.
«Capisco che non ami gli animali, pensava Orsola seduta sul divano, ma davvero ti importa anche di me? Non vedi quanto è dura la mia vita?»
Era un periodo difficile. Orsola doveva spesso chiedere permessi al lavoro per portare il cucciolo dal veterinario o farlo passeggiare. Temeva anche di lasciarlo solo con Luca; dopo tanti anni di matrimonio, lui le era diventato quasi estraneo. Ora, oltre a bere, sembrava che lunica cosa che potesse aspettarsi da lui fosse un bicchiere in più.
Un giorno, durante una normale giornata di lavoro, Orsola sentì unombra stringersi al petto, come se il cuore fosse afferrato da una mano invisibile. Dovette nuovamente chiedere un permesso per sentirsi meglio, e tornò a casa prima del solito, trovando Luca in flagrante.
Stava portando Beppe, il cucciolo, verso il garage. Probabilmente voleva sbarazzarsene una volta per tutte. Orsola non gli perdonò mai più quel gesto, così presentò immediatamente la domanda di divorzio.
«Per colpa di un cane? sbraitò Luca, agitandosi. Sei impazzita da vecchia!»
Orsola scrollò le spalle. Non si considerava più vecchia né pazza; aveva capito che non poteva più vivere con lui.
Il figlio, Giovanni, allora viveva con la sua compagna a Napoli. Quando venne a trovarla, si schierò dalla parte del padre:
«Mamma, sei davvero normale? Si può distruggere una famiglia per colpa di un cane?»
«Non abbiamo più una famiglia, figlio mio sospirò Orsola. Non è per il cane che mi separo, è perché tuo padre ha perso lumanità.»
«Puoi non amare gli animali, ma infliggere loro dolore Nessun uomo, né nemmeno un marito, dovrebbe fare una cosa del genere!»
Le parole della madre non convinsero Giovanni, che decise di tagliare i ponti, dichiarando che non era più il padre a mancare di umanità, ma la madre che lo aveva abbandonato senza un tetto sopra la testa.
Lappartamento dove vivevano era di proprietà di Orsola, quindi Luca non poteva pretendere metà dei beni. Lunica eredità rimasta dal padre era una vecchia casa di campagna, ormai in rovina, ma a Orsola non importava più.
Luca aveva scelto la sua via. Nessuno lo costringeva a diventare un mostro. Immaginava solo cosa avrebbe fatto al cucciolo se Orsola non fosse arrivata in tempo.
Così rimase con Beppe, lo curò e lo aiutò a ricostituirsi. Inizialmente voleva darlo in adozione, ma alla fine lo tenne.
«Se ti ho preso, ora devo prendermi cura di te, disse al bel cagnolino. Grrrr!»
Beppe scodinzolò felice, non voleva più lasciarla.
Col tempo, Orsola iniziò a dedicare i pomeriggi liberi al rifugio per animali di via Bologna, per aiutare quelli che, come il suo ex marito, erano stati abbandonati.
«Stiamo davvero a corto di fondi, le disse la direttrice del rifugio, Tonia. Non riusciamo nemmeno a pagare gli stipendi.»
«Se cè qualche spicciolo, lo troviamo. Non è questione di soldi, ma di cuore, rispose Orsola.»
Andava al rifugio più volte a settimana con Beppe. Lì incontrò un altro cane: un vecchio bulldog dal nome Bruno, chiamato così perché brontolava ogni volta che lo alzavano per una passeggiata.
Orsola lo aveva già visto più volte, ma ora gli osservò gli occhi tristi, privi di speranza, proprio come quelli di Beppe qualche anno prima. Si sedette accanto a lui, gli accarezzò la testa e lo abbracciò.
Voleva accendere un piccolo fuoco di gioia nei suoi occhi, ma non cera scintilla. Così iniziò a trascorrere più tempo con lui e, grazie a una delle volontarie, scoprì la sua storia di tradimento.
«Lo abbiamo trovato tre anni fa, vagava per le strade di Firenze, cercando il suo padrone. Un uomo lo legò a un lampione e se ne andò, pensando che sarebbe tornato. Ma non tornò mai. Lo liberarono e da allora ha corso per le vie a cercare chi lo avesse lasciato. È per questo che è così triste.»
«Nessuno lo ha voluto adottare? chiese Orsola. Nessuno?»
«No, nessuno. Lo abbiamo preso solo perché si era liberata una gabbia. Pensavamo di sistemarlo, era un cane tranquillo, senza problemi di salute. Un uomo lo ha preso, ma dopo un mese lo ha rimandato indietro, dicendo che voleva un cane normale, non questo orologio.»
«Tre anni e nessuno lo prende, disse Orsola, lo adotto io.»
Iniziò a pubblicare foto di Bruno su tutti i siti possibili, sperando di trovare una famiglia. Una donna lo contattò:
«È un beagle? chiese. Sempre sognavo questa razza.»
«È un beagle, ma non puro, rispose Orsola. Tuttavia è un cane meraviglioso, anche se un po triste per colpa di chi lo ha tradito. Credo che lamore possa sciogliere il ghiaccio nel suo cuore.»
La donna decise di portare Bruno a casa. Orsola gli disse, asciugandosi le lacrime:
«Ti auguro il meglio. Che la tua vita sia serena.»
Bruno non guaì, non scodinzolò, ma lanciò unocchiata malinconica alla donna, ormai abituato alla sua presenza.
Orsola, al suo fianco con Beppe, continuava a frequentare il rifugio. Un giorno, la stessa donna che aveva adottato Bruno telefonò:
«Posso riportare temporaneamente il cane al rifugio? Andremo al mare con i bambini e non cè nessuno che possa prendersi cura di lui.»
«Al momento non abbiamo posti liberi, balbettò Orsola. Che devo fare?»
«Potete tenerlo finché non torniamo? Due settimane, forse più?»
«Due settimane, va bene!»
Quando portarono Bruno al rifugio, era più magro che mai, sembrava nutrirsi una volta a settimana.
«Che cosa gli è successo? chiese Orsola alla proprietaria. Non lo avete nutrito?»
«Lo ho nutrito, ma non voleva mangiare. Non lo costringo, perché non si può forzare un cane a mangiare.»
Quel giorno la stessa donna, con i figli, partì per la costa. Orsola, Beppe e Bruno andarono dal veterinario: scoprirono problemi di salute seri e dovettero curarlo.
Orsola chiamò la donna, spiegò tutto e chiese un piccolo contributo. La risposta fu:
«Non ho soldi! E non mi avevate detto che sarebbe stato malato.»
«Ma non era malato quando lavete preso»
«Allora state dicendo che è colpa mia? Prendete via il cane, non mi serve più. E non chiamatemi più.»
Orsola non si aspettava una tale risposta; pensava solo di tenere Bruno temporaneamente. Ora doveva occuparsi di due cani, sia fisicamente che economicamente, quando lanno prossimo sarebbe andata in pensione.
Guardando Bruno negli occhi, capì che non avrebbe più potuto lasciarlo. Quante volte era stato abbandonato? Quante sofferenze?
Quando capì che non avrebbero più cercato una nuova casa per lui, gli occhi di Bruno si illuminarono per la prima volta in molto tempo. Un piccolo scintillio di gioia comparve, nonostante la vista peggiorata e le zampe che tremavano per le articolazioni doloranti.
Ciò significava che Orsola aveva fatto la cosa giusta. Allinizio fu difficile, poi si è coinvolta e ora si sente la persona più felice sulla terra.
Nonostante il divorzio e il figlio che si era allontanato, Giovanni venne a farle visita, sperando di parlare del padre e magari farsi accettare di nuovo. Ma, entrando, vide due cani al suo posto e non poté trattenersi:
«Mamma, papà aveva ragione quando diceva che non eri a posto nella testa! Ora vedo anchio che sei fuori di senno. Non ti sei mai curata?»
Orsola guardò il figlio, sorpresa. Lui era sempre stato un ragazzo difficile, ma parlare così a sua madre era inaudito.
«Cosa dici, Orsola?»
«Dico la verità! Ti bastava un cane, allora ne hai preso un altro affamato. Non hai cervello!»
«Sì, ne ho preso perché nessuno, tranne me, li aiuta! E di tuo padre non avrei mai più lasciato entrare, nemmeno se avessi avuto un solo cane.»
«Allora vivi da sola!»
Il ragazzo sbatté la porta. Orsola sussurrò:
«Non sono sola, figlio mio. Ho i miei amici fedeli, che, a differenza di altri, non mi tradiranno mai.»
«Orsola, se ti è difficile, possiamo prendere Bruno indietro e trovare una casa per lui, disse la direttrice del rifugio. Ma ho deciso di tenerlo con me; non lo darò più a nessuno, così non lo perderà di nuovo.»
E così finì la storia. Chi ama gli animali capirà Orsola. Alcuni giudicheranno che abbia distrutto la famiglia; altri la difenderanno.
Cosa ne pensate del comportamento di Luca e di Giovanni? Scrivetelo nei commenti, lasciate un mi piace.





