9 giugno
Giulietta, sono a casa, vieni a salutarmi!
L-Leo?! Ma che ci fai già qui? Dovevi rientrare solo tra tre giorni
Mi accolse nellingresso mia moglie, trentanni circa, che si stringeva addosso di fretta la vestaglia di seta, con unaria confusa negli occhi.
Volevo farti una sorpresa, Giulietta. Vedo che ha funzionato! Non sei contenta? domandai con un bel sorriso aperto, soddisfatto delleffetto.
Ma certo che sono contenta! Vai pure in cucina, ti scaldo qualcosa
Mi sentivo un re. Annuii e camminai verso la cucina. Ad aspettarmi, un banchetto degno di un re: fragole fresche, cioccolato, cena appena sfornata Proprio come se sapesse che sarei arrivato.
Ma insomma Giulietta! Hai preparato un sacco di cose Come facevi a sapere che tornavo? Sei proprio lungimirante!
Mi riempii il piatto, di tutto un po, e divorai ogni boccone, chiedendomi cosa stesse combinando mia moglie. Forse voleva indossare un vestito carino per me, pensai con affetto.
Leo, io noi
Ma che delizia il tuo arrosto, Giulietta! Linsalata poi, i cannelloni Divorerei anche le dita! Andrea?!
Mi voltai di scatto e vidi mia moglie, che teneva sottobraccio mio fratello Andrea. Lei fissava il pavimento, colpevole, mentre Andrea, solo con pantaloncini e una maglietta, si stropicciava il naso come uno appena svegliato.
Eh sì, Leo. Sono io ciao, fratello.
Ciao Ora provate a spiegarmi cosa succede? O forse è già tutto chiaro
Leo, io Avrei voluto dirtelo da tempo. Amo tuo fratello Andrea e voglio stare con lui. Mi dispiace sparò le parole Giulietta senza alzare gli occhi su di me.
Sentii le forze abbandonarmi e lasciai cadere il piatto. Si sparse a terra con rumore di cocci.
E voi, a quanto pare Proprio adesso
Sì. In questo momento eravamo insieme.
Fantastico! dissi con un sorriso amaro. Complimenti ad entrambi, davvero! Capisco ora perché tutta questa festa E a chi era riservata.
Giulietta non osava guardarmi. Sapeva bene che, incontrando il mio sguardo, avrebbe perso ogni coraggio.
E Irene? Che si fa con nostra figlia? Lo sa?
No, non ne sa nulla
E dov’è adesso?
Dalla vicina, a vedere i cartoni.
E capita spesso che la lasci dalla vicina?
Da quasi sei mesi ormai
Non avevo più domande, né emozioni. Il viaggio mi aveva stancato e non avevo voglia di scenate. Non sono mai stato capace di arrabbiarmi troppo a lungo; di natura sono tranquillo. Ma quando qualcuno riesce a portarmi al limite, meglio girargli alla larga. Oddio, sono eccezioni.
Stavolta però mi sentivo svuotato. Non capivo più nulla, ma lho lasciato vedere solo un momento.
Avete dieci minuti per andarvene di qui. Il tempo parte ora dissi assaporando il tè, senza più guardare mio fratello.
«Ma che avrà mai trovato Giulietta in Andrea? Fisicamente siamo quasi uguali, pure le stesse lentiggini Non ha mai lavorato, cervello zero Ci rimetterà solo. Ma scelte sue!», pensai sorseggiando.
Non vado via senza il tuo consenso improvvisamente Andrea si mise di traverso.
E quale consenso aspettavi?
Il divorzio. Lascia andare Giulietta, non ti ama più.
Lo vedo perfettamente chi ama sarcastico io. Volete il divorzio? Ci sarà, ma solo davanti al giudice! Vediamo quanto spenderete in avvocati
Leo tentò lei posandomi una mano sul polso. Dai, facciamola tranquilla. Sei buono, lo so
Scossi piano la testa.
Va bene, ma non sei più mio fratello, Andrea Valentini.
Abbiamo unaltra richiesta aggiunsero trattenendo il fiato.
Sentiamo?
Lascia a me la casa dopo il divorzio, Leo! Giulietta mi sorrise con tutto il fascino che possedeva, accarezzandomi il polso. Irene è legatissima a questo posto, ha tanti amici in questa scuola Se dividessimo la casa, non avremmo i soldi per prenderne unaltra, dovremmo tornare in paese
Appoggiai il mento sulle braccia incrociate, riflettendo. Giulietta allora cantò con una voce ancora più dolce:
Leo, amore Fai questo regalo a tua figlia. Con il tuo lavoro guadagnerai di nuovo. Irene è lunica che hai! Fidati di me per lei.
Basta, Giulietta, la interruppi. Ho unidea migliore.
Qual è? lei mi guardava speranzosa. Forse vuoi lasciarci pure la macchina? Irene sarebbe pazza di gioia
Irene verrà a vivere con me.
Cosa?! incredula lei. Sei impazzito? Non sai nemmeno occuparti di una bambina! Sei sempre in trasferta Non si ricorda nemmeno come ti chiami!
Vediamo subito, tagliai corto. Andai a chiamare mia figlia.
Dopo qualche minuto tornai con Irene per mano. Una decenne appena passata in quarta elementare. Stringeva forte la mano, sorridente.
Perché lhai portata qui? Vuoi metterla in mezzo? Giulietta mi lanciò unocchiataccia.
Ignorando la domanda, mi sedetti, prendendo Irene sulle ginocchia.
Ire, tesoro, posso farti qualche domanda da grande a grande?
Certo! rispose felice della mia attenzione.
Prometti che dirai la verità? Perché ti parlo ora come a una donna vera, non come una bambina.
Come quando parli coi signori in ufficio?
Esatto.
Annui serissima. Aprii allora la questione:
La mamma ti tratta male? Ti ha mai picchiata questa settimana?
Irene abbassò lo sguardo e iniziò a giocherellare con la stoffa del vestito.
Ma che domande fai?! urlò Giulietta. Lasciala stare!
Silenzio, Giulietta. Sto parlando con nostra figlia, la zittii piuttosto secco mentre accarezzavo la testa di Irene. Non temere, ricordati che hai promesso di rispondere sinceramente.
Lei annuì, con le lacrime agli occhi. Mi abbracciò stretto e sussurrò nel petto:
Sì, mi ha dato tre sculacciate! Per un brutto voto, per aver rovesciato il latte e perché ho urlato contro zio Andrea. Lho vista baciarlo mentre eri via per lavoro
Non piangere, amore mio Sono qui. Ora la mamma non potrà più farti del male.
Tutte bugie! protestò Giulietta. Non le ho mai torto un capello!
E volevi casa e macchina per il bene di nostra figlia? commentai ironico. Irene, posso chiederti ancora una cosa?
Sì, papà
Tesoro, se potessi scegliere: vorresti vivere con me o con la mamma?
Lei restò in silenzio, guardando ora me, ora sua madre. Giulietta allungava persino le mani nella speranza di averla con sé.
Prometti che non partirai più via per tantissimo?
Prometto! risposi senza esitazione.
Allora voglio restare con te, papà.
Ma guarda! Giulietta urlò e alzò la mano, ma la strinsi forte, facendole scudo. Andrea, rimasto tutto il tempo in piedi dietro di noi, non mosse un dito.
Ecco Giulietta, ora abbiamo chiarito. Non la vedrai più, dissi con calma, e andai con Irene verso la sua cameretta.
In pochi minuti laiutai a mettere insieme le sue cose. Fortuna che la valigia per la mia trasferta era ancora pronta. Uscimmo e andammo in un albergo dallaltra parte di Milano, uno di quelli dove soggiornavo spesso per lavoro.
Dopo alcuni mesi si tenne il processo. Considerate le mancate entrate e la precarietà di Giulietta e Andrea, il giudice decise che Irene sarebbe rimasta con me, come anche lei desiderava.
Divisi la casa a metà, vendetti la mia parte. Irene poteva vedere sua madre nei weekend, ma viveva con me nella nostra nuova casa. Cambiai radicalmente il mio lavoro per stare insieme a mia figlia: addio trasferte infinite. E vedere il sorriso di Irene era più prezioso di ogni euro e di qualsiasi carriera.
A volte la vita ci obbliga a essere forti per chi amiamo. Da quella giornata ho capito che lamore vero non si misura nei sacrifici, ma nella presenza e nella cura quotidiana per chi ci è affidato.






