Metti tutto in tavola!

Prepara la tavola

Giulietta, ci vediamo tra tre giorni! E non dimenticare di fare la tua famosa torta rustica, è una delizia… cinguettava al telefono la suocera, Maria Antonietta.

Ma Giulia era tuttaltro che allegra. Messo giù il telefono, si abbandonò pesantemente sulla sedia. Tra pochi giorni era Pasqua. E tutta la famiglia del marito Matteo sarebbe venuta a casa loro.

Da voi cè così tanto spazio! Prima stavamo tutti stretti stretti nei nostri appartamentini, ma ora finalmente possiamo stare comodi e la nostra famiglia numerosa ha una casa degna per ritrovarsi! aveva sentenziato la suocera due anni prima.

Adesso Giulia iniziava quasi a odiare il loro bel trilocale luminoso nel quartiere Marconi a Roma, per il quale ancora dovevano pagare il mutuo per uneternità. Proprio per via di quella casa, tutta quella tribù di parenti si presentava da lei a fare confusione e scombinare le sue giornate.

Matteo entrò in cucina e le diede un bacio sulla testa.

Hai sistemato tutto con mamma? chiese.

Sì, indovina un po? Si festeggia di nuovo qui. Matteo, sospirò perché non provi tu a parlarle?

Matteo corrugò la fronte.

Dai, Giulia, lo sai come la pensa. Ti adora e fa i complimenti a tutti per le tue doti in cucina! Come faccio a dirle di non venire più? Poi ormai è in pensione vuoi farle preparare tutto da sola? Non ce la fa più. Ha cresciuto quattro figli, si merita un po di riposo.

Giulia, ogni volta, si faceva convincere da queste parole. Ma dentro di sé pensava: Ma chi si prende cura di me? Perché la festa deve sempre dipendere da me, che cucino e servo tutti?

Tanto, lamentarsi non serviva. Non voleva litigare con Matteo, né rovinare quellapparente serenità familiare. Così il giorno dopo andò a fare la spesa. E il giorno prima di Pasqua, si diede da fare ai fornelli fino a mezzanotte per preparare da mangiare a una folla. Sarebbero arrivati tutti i fratelli di Matteo con relativi coniugi e figli: insomma, più di dieci persone!

Ma perché sono sempre da sola a cucinare? Davvero nessuno può aiutarmi? Va bene, non la tua mamma, ma almeno qualche cognata o sono tutte così impegnate? chiedeva, impastando la sfoglia per la torta.

Matteo la guardò sorpreso:

Ma dai, sai benissimo che né io né i miei fratelli sappiamo cucinare. Le mie cognate sono tutte incasinate: chi con i bambini, chi con il lavoro. Non me la sento di costringerle, Giulia, non è giusto.

Ah, e invece con me si può? Anche io lavoro. Lavoro da casa, sì, ma non è che sia meno stancante, Matteo.

Dai, non arrabbiarti, cercò di calmarla lui, abbracciandola. Vedrai che andrà tutto bene. Starà tutto il mondo a farti i complimenti per la tavola. Ti tirerai su così.

E Giulia, ancora una volta, lasciò correre. Quella notte crollò a letto esausta ma, invece di dormire come una pietra, restava lì con gli occhi spalancati, pensierosa.

E a che mi serve tutta la loro gratitudine? Mi piacerebbe anche a me arrivare a tavola e trovare tutto già pronto, senza sudare sette camicie e senza spendere mezzo stipendio per la spesa.

La mattina presto, appena si era finalmente addormentata, squillò di nuovo il telefono. Era la suocera, sempre la prima a fare gli auguri. Poi, allegra:

Fra un’oretta siamo tutti da te. Ho già avvisato ieri sera tutti quanti, quindi puoi iniziare a preparare la tavola, annunciò gioiosa Maria Antonietta.

Giulia non ce la faceva ad alzarsi dal letto. Si immaginava già cento volte ad apparecchiare, a portare piatti su e giù dalla cucina, a ripulire tutto dopo…

Non ce la faccio più, si lamentò nel cuscino.

Giulia, sei ancora a letto? La mamma sta arrivando! E anche gli altri! Matteo era sulla porta, sguardo di rimprovero.

Sì sì, arrivo… rispose con riluttanza, si mise seduta e sussurrò a se stessa: Ce la farai, forza, sei forte. E zoppicando andò in bagno a sciacquarsi la faccia.

Si incitava come poteva. Ma riuscì comunque a mettere in ordine e riscaldare tutto giusto in tempo.

Alla tavola, il chiasso era assordante. Tutti chiacchieravano, ridevano, si scambiavano storie e progetti. Maria Antonietta era seduta accanto a lei, instancabile nel lodare la nuora:

Brava la nostra Giulietta! Ma come cucina questa ragazza! Ti giuro, una tavola così nemmeno io riuscivo a prepararla sorrideva felice la suocera, stringendole la mano e guardandola negli occhi con affetto.

Giulia sorrideva a stento, e spesso si allontanava dalla tavola. Si rifugiava in balcone, per un attimo di respiro, lontana dal rumore e dalle domande. Lei e Matteo avevano deciso di rimandare con i figli finché non si fossero sistemati un po meglio. Ma ai parenti non interessava.

Giulietta! chiamava la suocera. Dai che è ora del dolce, dove ti sei cacciata?

La porta del balcone si aprì e Maria Antonietta sbirciò dentro.

Ma fumi? sbottò stupita.

Cosa? Ma no, figurati! reagì Giulia, quasi offesa. Sono uscita solo a prendere una boccata daria. Cè un caldo che si soffoca dentro

Eh, lo so. Con tutti dentro, impossibile aprire le finestre! Avevo pensato che magari vabbè, non pensarci nemmeno: mi devi ancora fare i nipotini! disse ridendo Maria Antonietta, scuotendo il dito in aria.

Giulia abbozzò un sorriso tirato, che la suocera non cogliette nemmeno.

Dai, aiutami a sistemare e portare il dolce.

Arrivo…

Tornate di là, la suocera si gettò subito sulla sua sedia. E Giulia? Di nuovo sola: via tutte le stoviglie sporche, in cucina a risistemare, a servire il dolce, a cambiare le posate tutto da sola.

La tua torta è davvero la più buona che abbia mai mangiato la lodò ancora la suocera.

Giulia scappò in cucina, a lavare i piatti pur di tenersi occupata. In quei momenti le veniva da piangere che non avesse ancora comprato la lavastoviglie, rimandata mille volte.

Dopo un paio dore, gli ospiti iniziarono ad andarsene.

Matteo, mi accompagni a casa? chiese Maria Antonietta.

Certo, mamma, prendo le chiavi.

Quando Giulia fu finalmente sola, si buttò sul divano sfinita. In casa era passato un ciclone: giochi sparsi ovunque, macchie ovunque, la fatica della pulizia del giorno prima cancellata da qualche ora di confusione.

Forza, bisogna rimettere tutto in sesto si disse. Se lascio così, domani me ne pentirò ancora di più

Con un sospiro tirò su le maniche. Stoviglie in lavello, tovaglia e strofinacci nella biancheria, tavolo di nuovo al suo posto. Tutte le stoviglie risistemate, gli avanzi nei contenitori, pavimenti passati con laspirapolvere e poi il mocio.

Mi merito una bella ricompensa stasera

Fece scorrere lacqua della vasca, buttò dentro una bomba da bagno profumatissima, accese il bluetooth e si rilassò un po tra le note della sua playlist preferita. Solo allora prese il telefono. Un messaggio da Matteo:

“Mamma ha chiesto se può restare a dormire da me. Torno domani.”

E ci mancava pure! pensò amaramente.

Matteo sapeva benissimo che Giulia avrebbe dovuto pulire tutto da sola, ma aveva preferito restare dalla madre.

Dora in poi, basta. Come loro si comportano con me, così farò anchio! decise.

Il mese volò, arrivava già unaltra ricorrenza. Non passò nemmeno troppo tempo che la suocera richiamò:

Giulietta, prepara la tavola, venerdì veniamo qui a festeggiare il compleanno di Giovanni, il fratello minore di Matteo!

Ah sì, la tavola cè. Ma cucinare toccherà a qualcun altro: io ho un casino al lavoro, mi hanno chiamata in ufficio e non so a che ora torno Forse nemmeno riesco a essere presente…

Davvero? Ma come?

Eh, il lavoro, che ci vuoi fare…

Vabbè, vedremo di organizzarci, che peccato… sospirò la suocera.

A presto, chiuse la telefonata Giulia, finalmente sollevata.

Quella sera si godette la festa a casa di unamica. E la mattina dopo, fu Matteo a doversi occupare di sistemare: suo fratello, sua festa!

Quando arrivò il compleanno tondo della suocera, Giulia si prese ferie e partì per casa dei suoi, a Firenze. Il regalo lo consegnò con largo anticipo, spiegando tutto:

E allora dove festeggiamo?

Matteo vi apre casa, ma io non ci sarò.

E il pranzo?

Si ordina o le altre tue nuore cucinano qualcosa. Ve la cavate!

Ai festeggiamenti seguenti, Giulia restò a casa, ma la tavola si limitava a un tagliere di salumi e una torta comprata in pasticceria. E ogni volta ripeteva:

Questanno zero tempo, ragazzi. Il lavoro mi sta schiacciando. Se volete, ordinate qualcosa.

Ma nessuno aveva voglia di mettere mano al portafogli. Così, quando si avvicinò Capodanno, era chiara una cosa: la pacchia era finita. Nessuno più insisteva per festeggiare insieme.

Quel Capodanno, Giulia e Matteo lo passarono da soli. Lei raggiante, perché finalmente il suo piano aveva funzionato. E brindando con un bellissimo calice di prosecco, dentro di sé pensò: Brava, Giulia. Te lo meriti davvero!Per la prima volta dopo tanto tempo, aprì le finestre e lasciò entrare laria fresca della notte. Nessuna risata assordante, nessun trillo di stoviglie: solo la città che respirava lenta, silenziosa, proprio come desiderava.

Accese una candela sul tavolo sgombro il loro tavolo, non più campo di battaglia ma finalmente rifugio. Matteo le prese la mano e le chiese, sincero:

Sei felice, Giulia?

Lei lo guardò un istante, poi sorrise senza esitazioni.

Sì, Matteo. Felice e, per una volta, davvero a casa.

Si guardarono, brindando insieme a quella nuova normalità. Fu allora che capì che, a volte, basta solo smettere di essere indispensabili per sentirsi finalmente vivi. Giulia si concesse un respiro profondo, il cuore più leggero: lanno nuovo poteva davvero cominciare.

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