Mi è toccata la brutta

Ricordo che un lampo improvviso un fragore assordante loscurità totale loscurità
Alla fine loscurità iniziò a dissiparsi. Si udì una voce:
Dottoressa Esposito, sono un soccorritore, là cè stata unesplosione.
Attraverso il dolore percepii un contatto di mano sul collo. Tentai di schiudere le palpebre, riuscendoci con grande sforzo. Davanti a me un ciondolo rettangolare con i segni zodiacali incisi sopra Gli occhi di una donna in camice bianco
In sala operatoria! echeggiò una voce proprio lì accanto.
I genitori tornarono a casa dal lavoro. La madre si precipitò immediatamente in cucina, lanciando unocchiata nella stanza in cui il figlio stava facendo i compiti. Paolo, entrando nella stanza, notò subito che lumore del figlio non era il migliore.
Antonio, cosè successo? il padre gli diede un colpetto sulla testa.
Niente, borbottò il figlio, che frequentava la quarta elementare.
Su, racconta!
Presto arriva l8 marzo. La maestra ci ha fatto restare oggi e ha detto che dobbiamo preparare dei regali per le bambine.
E qual è il problema? sorrise il padre.
Abbiamo lo stesso numero di maschi e femmine. E lei ha deciso chi regala a chi, il figlio sospirò profondamente. A me è capitata la brutta, Chiara Esposito.
Tutte le ragazze desiderano un regalo per l8 marzo, anche quelle non belle, il padre provava a conversare con il figlio come se fosse un adulto. E come ha distribuito? In ordine alfabetico?
No, in base ai segni zodiacali?
In che senso? Paolo non poté fare a meno di sorridere di nuovo.
Per compatibilità. Chiara è Vergine, e per le Vergini si addice meglio il Toro. E io, per lappunto, sono Toro.
Questo è positivo, se vi corrispondete! Quando sarai grande, forse ti innamorerai di lei.
Il padre non riuscì a trattenersi e rise. La madre entrò subito nella stanza:
Cosa succede qui?
Elena, vai in cucina, il volto del padre si fece severo. Noi abbiamo una conversazione importante con nostro figlio.
Quando la madre uscì, Antonio chiese con tono triste:
Papà, e cosa devo fare adesso?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparerò io il regalo per la tua compagna scelta.
Papà, che tipo di regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nel reparto di galvanica. Lì produciamo tutti i tipi di rivestimenti per i metalli.
Papà, non ho capito.
Domani lo vedrai con i tuoi occhi!
***
Il giorno successivo il padre portò un ciondolo con una catenina, a forma di rettangolo, che sembrava doro. Su un lato erano incisi i due segni zodiacali, il Toro e la Vergine, e sullaltro lato, con caratteri piccoli ma eleganti, cera scritto:
«Alla mia compagna di classe Chiara per l8 marzo! Antonio».
Oh, come appariva splendido quel ciondolo! E quando la madre lo mise in un sacchettino di plastica trasparente, sembrava ancora più incredibile.
***
E arrivò il 7 marzo. La maestra non aveva intenzione di tenere lezione. Prima gli alunni le consegnarono un regalo. Lei ringraziò per molto tempo. Poi annunciò che i maschi dovevano consegnare i regali alle femmine.
Cosa accadde allora! Tutti i ragazzi si precipitarono verso le loro scelte. Anche Antonio si avvicinò a Chiara Esposito e disse, come gli aveva insegnato il papà:
Chiara, ti faccio gli auguri per la festa dell8 marzo! Forse un giorno il destino unirà il Toro e la Vergine.
Detta la frase imparata, Antonio si diresse al suo posto e, naturalmente, non notò come palpitasse il cuore di quella ragazza che lui considerava brutta.
Presto i genitori di Chiara si trasferirono in un altro quartiere, e Chiara stessa dal quinto anno cominciò a studiare in unaltra scuola.
***
Antonio aprì gli occhi. Il soffitto bianco della stanza dospedale. Provò a muovere le braccia e le gambe. Si muoveva solo la mano sinistra.
Dove mi trovo? si rivolse a nessuno.
Si sentì un rumore di stampelle e un paziente con le stampelle si avvicinò al suo letto, lo guardò con attenzione e chiese:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho le mani e le gambe tutte a posto? chiese Antonio con voce flebile.
Sembra di sì, gli diede quella notizia felice. Solo sei completamente bendato dalla testa ai piedi.
È una buona cosa, se tutto è intero.
A quel punto si avvicinò uninfermiera e chiese con premura:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo? rispose Antonio con unaltra domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Le mani e le gambe funzioneranno. Rimarranno solo molte cicatrici, gli porse il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di telefonare quando ti sveglierai.
– Figlio mio, si udì la voce della madre tra le lacrime.
– Mamma, va tutto bene, cercò di parlare il più energicamente possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto mi dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di rimanere con te durante la notte. Figlio mio, arrivo subito.
– Mamma, non ti agitare troppo!
Posò il telefono accanto a sé, tentò di sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno tanto presto, sorrise linfermiera in risposta. Rimarrai qui tre settimane. Questo è certo!
– Cosa è successo? chiese il compagno di stanza, quando linfermiera se ne andò.
– Io sono un soccorritore. In fabbrica hanno iniziato a esplodere le bombole di ossigeno, cominciò a rammentare Antonio. Ci hanno chiamato. Siamo arrivati prima dei pompieri. Il capannone è enorme, allinterno ci sono tre feriti. Siamo entrati, lì le bombole erano disperse, in alcuni punti cera il fuoco. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono stato lultimo a uscire Quando ero vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo più nulla.
– Sì, te ne è toccata una grossa.
– Bianchi Antonio, si sentì la voce dellinfermiera. Ti è venuto un collega dal lavoro.
– Ciao, Toni! Come stai?
– Mani e piedi a posto! rispose ottimisticamente il ferito. Ma per ora posso salutare solo con la mano sinistra!
– Ma va!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Ci siamo subito gettati indietro, ti abbiamo estratto eri coperto di sangue i dottori erano già lì
– Grazie!
– Toni, di cosa parli?! allimprovviso sul viso dellamico apparve un sorriso. – Pare che vogliano proporci per delle medaglie.
– Per allora mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà la visita. Linfermiera ha detto di non fermarsi a lungo.
Non fece in tempo lamico ad andare via, che entrò il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Bene, come va, eroe? si avvicinò al suo letto.
– Normale.
– Se stai già parlando, vuol dire che vivrai. Forza, ti visito!
– Mi ha suturato lei? chiese Antonio.
– No, la dottoressa Chiara Esposito. Verrà dopodomani.
***
Passarono due giorni. Antonio già provava ad alzarsi. Vero è che il dolore alle gambe era ancora intenso, la mano destra era ferita. E poi ferite su tutto il corpo non meno di dieci. Due sul viso, quando esplose, urtò contro il cancello, per fortuna riuscì a protendere la mano destra in avanti. Si guardò allo specchio. Il viso era ancora gonfio.
Oggi la visita doveva farla il medico che laltro ieri lo aveva ricucito per cinque ore di seguito in sala operatoria. Antonio era anche un po in ansia.
Ed ecco che entrò. Giovane, snella, sì con gli occhiali, ma non la sfiguravano per niente, e il camice bianco le donava molto. Antonio a ventisette anni era già stato sposato. Ma dopo sei mesi si erano separati i caratteri non combaciavano, come scritto nella richiesta, ma in realtà alla ex moglie non piaceva lo stipendio del soccorritore.
– Buongiorno! disse la dottoressa e si diresse verso il suo letto.
– Buongiorno! È lei che mi ha ricucito?
– Io, sorrise. Cè qualcosa che non va?
– Lasci che la visiti!
E lei si chinò su di lui Davanti agli occhi il ciondolo con i segni zodiacali, che pendeva dal suo collo:
– Chiara Esposito!!! esclamò lui.
Lei osservò attentamente il suo viso gonfio.
– Mi scusi! disse, senza averlo riconosciuto.
– Io sono Toro, e indicò il ciondolo.
– Antonio Bianchi? le sue labbra si misero a tremare. Ti ricordi ancora di me?
– Ma cosa dici, Chiara? vedendo le lacrime negli occhi della donna, posò la mano sulla sua.
– Scusami! estrasse un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati in questo modo.
Per quel giorno Chiara non entrò più nella sua stanza. Ma Antonio aveva già capito che il suo turno era come il suo: un giorno, una notte e due di riposo.
Non voleva apparire indifeso di fronte a lei. Per tutto il giorno seguente tentò di camminare per la stanza appoggiandosi ai letti, un paio di volte, tenendosi al muro, uscì nel corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se ne andò. Arrivò il nuovo turno lo si capiva dal chiacchiericcio nel corridoio. Ora la visita
E allimprovviso grida, passi affrettati nel corridoio. Succede quando portano un altro ferito.
Erano già le dieci. Entrò linfermiera, spense la luce nella stanza. Ma non riusciva a prendere sonno. Già dopo mezzanotte nel corridoio si udirono dei passi, poi si fermarono, e in quel silenzio Antonio sentì più che udì che nel corridoio qualcuno stava piangendo. Si alzò e uscì con cautela nel corridoio.
Dietro il banco sedeva e, con la testa tra le mani, piangeva la sua ex compagna di classe. Si avvicinò e posò la mano sana sulla sua spalla:
– Cosa cè, Chiara!
Lei si alzò e si nascose contro la sua spalla:
– Ho operato una donna, è stata investita da unauto, cominciò a raccontare soffocando le lacrime. Ho fatto tutto il possibile e anche limpossibile Ora è in rianimazione, ma non sopravviverà. Ha due figli suo marito è con lei in questo momento nella stanza
– Calmati, Chiara!
– Sono chirurgo da tre anni e ancora non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma anche noi abbiamo salvato molte vite, Antonio sospirò pesantemente. – Per questo anche mia moglie mi ha lasciato. Dice che torno a casa non più me stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quaranta, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, lei lo guardò in viso. I ragazzi mi guardano come se fossi squilibrata. Fino ad ora non mi sono sposata, vivo con i genitori come una ragazzina.
– Ma va, abbiamo solo ventisette anni la vita intera è davanti.
– No, Antonio, abbiamo già ventisette anni.
– Dottoressa Esposito, il polso di lei sta venendo meno, gridò linfermiera che era corsa fuori.
– Scusami! e Chiara si precipitò in rianimazione.
Quella notte Antonio non riuscì a dormire. La mattina arrivò linfermiera, come al solito gli fece liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte è viva? chiese lui, inaspettatamente anche per se stesso.
– È viva, ma le sue condizioni sono gravissime.
***
Passarono tre settimane. Le ferite sul corpo di Antonio si erano rimarginate. Con Chiara si vedevano quando erano i suoi turni, inoltre si sentiva sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il luogo dove si possono discutere cose molto personali.
Ed ecco che durante uno dei giri mattutini il medico uomo annunciò:
– Oggi ti dimetto, sorrise e aggiunse. Nel senso, dallospedale. Vai direttamente alla tua clinica, e lì decideranno per quanto tempo dovrai ancora stare in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì! Non avere fretta. Ora ti prepareranno la lettera di dimissione.
Quando il medico uscì, Antonio si rase. Guardandosi allo specchio, notò con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinavano il viso, anzi aggiungevano unaria di mascolinità. Alle altre cicatrici non bisognava prestare attenzione.
Si preparò, uscì nel corridoio. Incontro, tenendosi al muro, veniva una paziente.
«Ce lha fatta a salvarsi!» gli passò per la mente un pensiero gioioso.
Uscì linfermiera, gli consegnò la dimissione:
– Arrivederci, Antonio! Non capitare più qui!
***
Aveva un suo appartamentino di una stanza, ma andò dai genitori. La mamma lo aspettava tanto e si era preoccupata. Aveva anche preso le ferie.
– Figlio mio! gli corse tra le braccia la madre.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e in salute.
– Andiamo, ti ho preparato da mangiare. Sei diventato così magro.
– Oh, come mi ero stancato del cibo casalingo!
– Finché non ti rimetterai e non ti sposerai vivrai nella casa dei genitori. La tua stanza è ancora lì, e gridò come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Fino a sera Antonio andò dal barbiere. Entrò nel suo appartamento. Prese alcuni vestiti. La madre subito iniziò a stirarli.
La sera arrivò il padre dal lavoro. Si sedettero, come facevano una volta, tutti insieme e parlarono fino a notte.
Si coricò nella sua stanza, dove aveva trascorso linfanzia e la giovinezza, ma non si addormentò subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con quel pensiero sulla sera seguente si addormentò molto dopo mezzanotte.
***
Il giorno dopo Antonio andò di mattina alla clinica. Fino a pranzo passò da un ambulatorio allaltro. Dopo pranzo andò al lavoro, proprio durante il suo turno.
– Dove vai? chiese il padre.
– Papà, ricordi tanto tempo fa, quando ero ancora in quarta elementare. Mi hai fatto un ciondolo per il regalo a una compagna di classe?
– La brutta Chiara Esposito? Ricordo.
– Ricordi, hai anche detto: «Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Chiara ora è chirurgo. È lei che mi ha operato. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Questo sì che è qualcosa!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
***
Ora che ci penso, ventisette anni non sono poi così tanti per iniziare una vita insieme alla persona amata.Ricordo che un lampo improvviso un fragore assordante loscurità totale loscurità
Alla fine loscurità iniziò a dissiparsi. Si udì una voce:
Dottoressa Esposito, sono un soccorritore, là cè stata unesplosione.
Attraverso il dolore percepii un contatto di mano sul collo. Tentai di schiudere le palpebre, riuscendoci con grande sforzo. Davanti a me un ciondolo rettangolare con i segni zodiacali incisi sopra Gli occhi di una donna in camice bianco
In sala operatoria! echeggiò una voce proprio lì accanto.
I genitori tornarono a casa dal lavoro. La madre si precipitò immediatamente in cucina, lanciando unocchiata nella stanza in cui il figlio stava facendo i compiti. Paolo, entrando nella stanza, notò subito che lumore del figlio non era il migliore.
Antonio, cosè successo? il padre gli diede un colpetto sulla testa.
Niente, borbottò il figlio, che frequentava la quarta elementare.
Su, racconta!
Presto arriva l8 marzo. La maestra ci ha fatto restare oggi e ha detto che dobbiamo preparare dei regali per le bambine.
E qual è il problema? sorrise il padre.
Abbiamo lo stesso numero di maschi e femmine. E lei ha deciso chi regala a chi, il figlio sospirò profondamente. A me è capitata la brutta, Chiara Esposito.
Tutte le ragazze desiderano un regalo per l8 marzo, anche quelle non belle, il padre provava a conversare con il figlio come se fosse un adulto. E come ha distribuito? In ordine alfabetico?
No, in base ai segni zodiacali?
In che senso? Paolo non poté fare a meno di sorridere di nuovo.
Per compatibilità. Chiara è Vergine, e per le Vergini si addice meglio il Toro. E io, per lappunto, sono Toro.
Questo è positivo, se vi corrispondete! Quando sarai grande, forse ti innamorerai di lei.
Il padre non riuscì a trattenersi e rise. La madre entrò subito nella stanza:
Cosa succede qui?
Elena, vai in cucina, il volto del padre si fece severo. Noi abbiamo una conversazione importante con nostro figlio.
Quando la madre uscì, Antonio chiese con tono triste:
Papà, e cosa devo fare adesso?
Preparare il regalo!
Quale?
Domani al lavoro preparerò io il regalo per la tua compagna scelta.
Papà, che tipo di regalo puoi fare? Tu lavori in fabbrica.
Sì! Ma lavoro nel reparto di galvanica. Lì produciamo tutti i tipi di rivestimenti per i metalli.
Papà, non ho capito.
Domani lo vedrai con i tuoi occhi!
***
Il giorno successivo il padre portò un ciondolo con una catenina, a forma di rettangolo, che sembrava doro. Su un lato erano incisi i due segni zodiacali, il Toro e la Vergine, e sullaltro lato, con caratteri piccoli ma eleganti, cera scritto:
«Alla mia compagna di classe Chiara per l8 marzo! Antonio».
Oh, come appariva splendido quel ciondolo! E quando la madre lo mise in un sacchettino di plastica trasparente, sembrava ancora più incredibile.
***
E arrivò il 7 marzo. La maestra non aveva intenzione di tenere lezione. Prima gli alunni le consegnarono un regalo. Lei ringraziò per molto tempo. Poi annunciò che i maschi dovevano consegnare i regali alle femmine.
Cosa accadde allora! Tutti i ragazzi si precipitarono verso le loro scelte. Anche Antonio si avvicinò a Chiara Esposito e disse, come gli aveva insegnato il papà:
Chiara, ti faccio gli auguri per la festa dell8 marzo! Forse un giorno il destino unirà il Toro e la Vergine.
Detta la frase imparata, Antonio si diresse al suo posto e, naturalmente, non notò come palpitasse il cuore di quella ragazza che lui considerava brutta.
Presto i genitori di Chiara si trasferirono in un altro quartiere, e Chiara stessa dal quinto anno cominciò a studiare in unaltra scuola.
***
Antonio aprì gli occhi. Il soffitto bianco della stanza dospedale. Provò a muovere le braccia e le gambe. Si muoveva solo la mano sinistra.
Dove mi trovo? si rivolse a nessuno.
Si sentì un rumore di stampelle e un paziente con le stampelle si avvicinò al suo letto, lo guardò con attenzione e chiese:
Ti sei ripreso? Sei nel reparto di chirurgia durgenza.
Ho le mani e le gambe tutte a posto? chiese Antonio con voce flebile.
Sembra di sì, gli diede quella notizia felice. Solo sei completamente bendato dalla testa ai piedi.
È una buona cosa, se tutto è intero.
A quel punto si avvicinò uninfermiera e chiese con premura:
– Come ti senti?
– Cosa mi è successo? rispose Antonio con unaltra domanda.
– La tua vita non è in pericolo. Le mani e le gambe funzioneranno. Rimarranno solo molte cicatrici, gli porse il telefono acceso. Tua madre ha chiesto di telefonare quando ti sveglierai.
– Figlio mio, si udì la voce della madre tra le lacrime.
– Mamma, va tutto bene, cercò di parlare il più energicamente possibile. Hanno detto che rimarranno solo piccole cicatrici. Presto mi dimetteranno.
– Non mi hanno permesso di rimanere con te durante la notte. Figlio mio, arrivo subito.
– Mamma, non ti agitare troppo!
Posò il telefono accanto a sé, tentò di sorridere allinfermiera:
– Grazie!
– Beh, non ti dimetteranno tanto presto, sorrise linfermiera in risposta. Rimarrai qui tre settimane. Questo è certo!
– Cosa è successo? chiese il compagno di stanza, quando linfermiera se ne andò.
– Io sono un soccorritore. In fabbrica hanno iniziato a esplodere le bombole di ossigeno, cominciò a rammentare Antonio. Ci hanno chiamato. Siamo arrivati prima dei pompieri. Il capannone è enorme, allinterno ci sono tre feriti. Siamo entrati, lì le bombole erano disperse, in alcuni punti cera il fuoco. Abbiamo iniziato a portare fuori i feriti Sono stato lultimo a uscire Quando ero vicino alla porta, unaltra bombola è esplosa Non ricordo più nulla.
– Sì, te ne è toccata una grossa.
– Bianchi Antonio, si sentì la voce dellinfermiera. Ti è venuto un collega dal lavoro.
– Ciao, Toni! Come stai?
– Mani e piedi a posto! rispose ottimisticamente il ferito. Ma per ora posso salutare solo con la mano sinistra!
– Ma va!
– Cosa è successo dopo?
– Stavamo già uscendo quando è esploso. Ci siamo subito gettati indietro, ti abbiamo estratto eri coperto di sangue i dottori erano già lì
– Grazie!
– Toni, di cosa parli?! allimprovviso sul viso dellamico apparve un sorriso. – Pare che vogliano proporci per delle medaglie.
– Per allora mi avranno dimesso.
– Va bene, vado. Ora ci sarà la visita. Linfermiera ha detto di non fermarsi a lungo.
Non fece in tempo lamico ad andare via, che entrò il medico, un uomo di circa quarantanni:
– Bene, come va, eroe? si avvicinò al suo letto.
– Normale.
– Se stai già parlando, vuol dire che vivrai. Forza, ti visito!
– Mi ha suturato lei? chiese Antonio.
– No, la dottoressa Chiara Esposito. Verrà dopodomani.
***
Passarono due giorni. Antonio già provava ad alzarsi. Vero è che il dolore alle gambe era ancora intenso, la mano destra era ferita. E poi ferite su tutto il corpo non meno di dieci. Due sul viso, quando esplose, urtò contro il cancello, per fortuna riuscì a protendere la mano destra in avanti. Si guardò allo specchio. Il viso era ancora gonfio.
Oggi la visita doveva farla il medico che laltro ieri lo aveva ricucito per cinque ore di seguito in sala operatoria. Antonio era anche un po in ansia.
Ed ecco che entrò. Giovane, snella, sì con gli occhiali, ma non la sfiguravano per niente, e il camice bianco le donava molto. Antonio a ventisette anni era già stato sposato. Ma dopo sei mesi si erano separati i caratteri non combaciavano, come scritto nella richiesta, ma in realtà alla ex moglie non piaceva lo stipendio del soccorritore.
– Buongiorno! disse la dottoressa e si diresse verso il suo letto.
– Buongiorno! È lei che mi ha ricucito?
– Io, sorrise. Cè qualcosa che non va?
– Lasci che la visiti!
E lei si chinò su di lui Davanti agli occhi il ciondolo con i segni zodiacali, che pendeva dal suo collo:
– Chiara Esposito!!! esclamò lui.
Lei osservò attentamente il suo viso gonfio.
– Mi scusi! disse, senza averlo riconosciuto.
– Io sono Toro, e indicò il ciondolo.
– Antonio Bianchi? le sue labbra si misero a tremare. Ti ricordi ancora di me?
– Ma cosa dici, Chiara? vedendo le lacrime negli occhi della donna, posò la mano sulla sua.
– Scusami! estrasse un fazzoletto e si asciugò gli occhi. Non ho mai pensato che ci saremmo incontrati in questo modo.
Per quel giorno Chiara non entrò più nella sua stanza. Ma Antonio aveva già capito che il suo turno era come il suo: un giorno, una notte e due di riposo.
Non voleva apparire indifeso di fronte a lei. Per tutto il giorno seguente tentò di camminare per la stanza appoggiandosi ai letti, un paio di volte, tenendosi al muro, uscì nel corridoio.
Sera. Il medico del turno diurno se ne andò. Arrivò il nuovo turno lo si capiva dal chiacchiericcio nel corridoio. Ora la visita
E allimprovviso grida, passi affrettati nel corridoio. Succede quando portano un altro ferito.
Erano già le dieci. Entrò linfermiera, spense la luce nella stanza. Ma non riusciva a prendere sonno. Già dopo mezzanotte nel corridoio si udirono dei passi, poi si fermarono, e in quel silenzio Antonio sentì più che udì che nel corridoio qualcuno stava piangendo. Si alzò e uscì con cautela nel corridoio.
Dietro il banco sedeva e, con la testa tra le mani, piangeva la sua ex compagna di classe. Si avvicinò e posò la mano sana sulla sua spalla:
– Cosa cè, Chiara!
Lei si alzò e si nascose contro la sua spalla:
– Ho operato una donna, è stata investita da unauto, cominciò a raccontare soffocando le lacrime. Ho fatto tutto il possibile e anche limpossibile Ora è in rianimazione, ma non sopravviverà. Ha due figli suo marito è con lei in questo momento nella stanza
– Calmati, Chiara!
– Sono chirurgo da tre anni e ancora non riesco ad abituarmi al fatto che le persone muoiono.
– Calmati, calmati! Queste sono le nostre professioni. In cinque anni ho visto tante morti, ma anche noi abbiamo salvato molte vite, Antonio sospirò pesantemente. – Per questo anche mia moglie mi ha lasciato. Dice che torno a casa non più me stesso e guadagno poco. Ma io ho sempre quaranta, si può vivere.
– Anche per me è lo stesso, lei lo guardò in viso. I ragazzi mi guardano come se fossi squilibrata. Fino ad ora non mi sono sposata, vivo con i genitori come una ragazzina.
– Ma va, abbiamo solo ventisette anni la vita intera è davanti.
– No, Antonio, abbiamo già ventisette anni.
– Dottoressa Esposito, il polso di lei sta venendo meno, gridò linfermiera che era corsa fuori.
– Scusami! e Chiara si precipitò in rianimazione.
Quella notte Antonio non riuscì a dormire. La mattina arrivò linfermiera, come al solito gli fece liniezione.
– La donna che hanno operato stanotte è viva? chiese lui, inaspettatamente anche per se stesso.
– È viva, ma le sue condizioni sono gravissime.
***
Passarono tre settimane. Le ferite sul corpo di Antonio si erano rimarginate. Con Chiara si vedevano quando erano i suoi turni, inoltre si sentiva sempre più attratto da lei. Ma il reparto di chirurgia durgenza non è il luogo dove si possono discutere cose molto personali.
Ed ecco che durante uno dei giri mattutini il medico uomo annunciò:
– Oggi ti dimetto, sorrise e aggiunse. Nel senso, dallospedale. Vai direttamente alla tua clinica, e lì decideranno per quanto tempo dovrai ancora stare in malattia.
– Posso prepararmi!
– Sì, sì! Non avere fretta. Ora ti prepareranno la lettera di dimissione.
Quando il medico uscì, Antonio si rase. Guardandosi allo specchio, notò con soddisfazione che le due cicatrici rimaste non rovinavano il viso, anzi aggiungevano unaria di mascolinità. Alle altre cicatrici non bisognava prestare attenzione.
Si preparò, uscì nel corridoio. Incontro, tenendosi al muro, veniva una paziente.
«Ce lha fatta a salvarsi!» gli passò per la mente un pensiero gioioso.
Uscì linfermiera, gli consegnò la dimissione:
– Arrivederci, Antonio! Non capitare più qui!
***
Aveva un suo appartamentino di una stanza, ma andò dai genitori. La mamma lo aspettava tanto e si era preoccupata. Aveva anche preso le ferie.
– Figlio mio! gli corse tra le braccia la madre.
– Tutto a posto, mamma! Come vedi, sono vivo e in salute.
– Andiamo, ti ho preparato da mangiare. Sei diventato così magro.
– Oh, come mi ero stancato del cibo casalingo!
– Finché non ti rimetterai e non ti sposerai vivrai nella casa dei genitori. La tua stanza è ancora lì, e gridò come a un bambino. Vai, lavati le mani!
***
Fino a sera Antonio andò dal barbiere. Entrò nel suo appartamento. Prese alcuni vestiti. La madre subito iniziò a stirarli.
La sera arrivò il padre dal lavoro. Si sedettero, come facevano una volta, tutti insieme e parlarono fino a notte.
Si coricò nella sua stanza, dove aveva trascorso linfanzia e la giovinezza, ma non si addormentò subito:
«Domani devo andare alla clinica. Poi al lavoro. E la sera»
Con quel pensiero sulla sera seguente si addormentò molto dopo mezzanotte.
***
Il giorno dopo Antonio andò di mattina alla clinica. Fino a pranzo passò da un ambulatorio allaltro. Dopo pranzo andò al lavoro, proprio durante il suo turno.
– Dove vai? chiese il padre.
– Papà, ricordi tanto tempo fa, quando ero ancora in quarta elementare. Mi hai fatto un ciondolo per il regalo a una compagna di classe?
– La brutta Chiara Esposito? Ricordo.
– Ricordi, hai anche detto: «Quando crescerai, forse ti innamorerai di lei».
– E questo lo ricordo.
– Papà, Chiara ora è chirurgo. È lei che mi ha operato. E porta ancora al collo quel ciondolo.
– Questo sì che è qualcosa!
– Papà, le tue parole si sono avverate. Vado da lei!
***
Ora che ci penso, ventisette anni non sono poi così tanti per iniziare una vita insieme alla persona amata.

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