Nina Bianchi ricorda ancora con chiarezza il giorno in cui dovette decidere il destino di un bambino che non era suo. Era un mercoledì, e suo marito era rientrato prima dal lavoro, con unespressione cupa. Senza dire una parola, Vittorio le porse una busta.
Cosè successo?
Vera non cè più. Senza il mio consenso, non possono mandare Dario in orfanotrofio.
Nina aveva sempre saputo dellesistenza del figlio di suo marito già prima del matrimonio. Una storia comune: in servizio militare, Vittorio si era innamorato. Alla fine della leva aveva portato la ragazza con sé a Firenze, avevano preso in affitto un piccolo appartamento. Ma la giovane aveva fatto le valigie troppo presto e se nera tornata in Sicilia. Poi aveva mandato un telegramma: Congratulazioni, hai un figlio.
Che cosa fosse successo davvero tra loro, Vittorio non lo raccontò mai, e Nina non aveva mai insistito a chiedere. Il passato è il passato, inutile rimuginare.
Al quarto mese di gravidanza, lex di Vittorio era tornata allimprovviso a casa loro con il piccolo Dario, che era appena un anno. Scoppiò una discussione: la ragazza voleva ricominciare, ma Vittorio la mandò via, restando con Nina. Lei non gliene fece una colpa: come avrebbe potuto rimproverarlo per qualcosa successa prima di conoscerlo davvero?
Vera fece causa per il mantenimento, e Vittorio pagava sempre tutto ciò che era dovuto. Più nulla: nessuna telefonata, nessuna lettera. Solo molto dopo vennero a sapere che la donna si era sposata due volte, ma non riuscì a superare la seconda separazione e si tolse la vita.
A quel punto, Nina e Vittorio avevano già due figli loro: un maschio, Valerio, di poco più piccolo di Dario, e la piccola Giulia, che aveva appena festeggiato il primo compleanno. Avevano deciso di avere un secondo figlio dopo lacquisto della loro casa: una casa in legno alle porte di Siena, senza grandi comodità ma con quattro stanze, un cortile, un orto, una piccola dependance. Dopo una minuscola casa in affitto, fu pura felicità! Valerio passava le giornate a correre come un matto da una stanza allaltra e in giardino.
Crescere il figlio di unaltra? Nina, onestamente, non ci aveva mai pensato. Aveva visto quel ragazzino solo una volta, sette anni prima, e non sapeva nulla di lui. Che tipo era? Cosa aveva passato? La spaventava. Già con Valerio era dura stargli dietro, ora sarebbero stati in due, quasi coetanei. Avrebbero legato? Vittorio era spesso via per lavoro, i figli erano a carico suo.
Tutti questi pensieri le passarono in mente in un attimo. Suo marito rimaneva zitto, seduto in corridoio, pallido.
A Nina si strinse il cuore; si chiese cosa avrebbe fatto se fosse stato il destino di Valerio quello segnato dalla solitudine. Come avrei reagito io, si chiese. Tutto fu improvvisamente chiaro:
Vittorio, ovvio che terremo Dario con noi. Che senso avrebbe parlarne? È tuo figlio, e per i nostri ragazzi sarà un fratello. Come potremmo rifiutare? Dove cè posto per due, cè posto per tre. Ce la faremo, cresceremo anche lui!
Dopo un mese, Dario arrivò. Era silenzioso, timido, ubbidiente. Diversissimo da Valerio, sempre vivace e ribelle. Forse fu questa differenza a facilitare linserimento: il nuovo fratello non cercava di comandare, seguiva gli altri e in poco tempo tra i due sbocciò unamicizia. Poi cera sempre Giulia a render tutto più leggero: piccola, buffa e piena damore per tutti.
A settembre, Dario iniziò la prima elementare. Andava bene a scuola, la madre lo aveva preparato. A livello economico fu dura, ma Vittorio si impegnò e, più tardi, anche Nina tornò a lavorare. I bambini crescerono diventando davvero un aiuto in casa: non cerano distinzioni fra figli naturali e adottivi erano una vera famiglia.
Quando Dario entrò alluniversità di Bologna, Nina si ammalò gravemente. Passò mesi in ospedale, subì un intervento difficile. Aveva paura, certo, ma la speranza non la abbandonò: pensava solo ai figli, ancora da sistemare, e si ripeteva che doveva guarire per loro. Aveva voglia di vederli grandi, felici, e di poter conoscere i nipotini. Purtroppo la malattia devastò suo marito: Vittorio non resse e cominciò a bere troppo.
A diciotto anni, Dario diventò la colonna della famiglia: si iscrisse a un corso serale, trovando subito lavoro. Fu lui più di tutti a sostenere la madre, andando quasi ogni giorno in ospedale, leggendole i libri preferiti, chiedendo come cucinare ciò che piaceva a Valerio e Giulia, e poi portandole il cibo, fatto con le sue mani. Non disse a Nina che Valerio, purtroppo, si era cacciato in guai seri con una brutta compagnia e aveva rischiato il carcere; per fortuna se lera cavata con la condizionale.
Nina riuscì a rimettersi. Il rapporto con Vittorio però si ruppe: non riuscì mai a perdonargli il cedimento in un periodo così difficile. La fortuna era la casa grande: praticamente vivevano come vicini. Vittorio provò a smettere di bere, ma ogni tanto ricadeva.
Un anno fa, Dario portò a casa la fidanzata: una ragazza che conosceva fin dallasilo, ora studentessa di psicologia. Subito si mise a lavorare sul suocero, cercando un modo per aiutarlo a liberarsi dal vizio. La vita andava avanti, e la gioia tornava a casa: i novelli sposi avevano appena saputo che aspettavano due gemelli.
Ogni giorno Nina ringrazia il Signore per aver accolto nella sua famiglia quel figlio, e crede che sia ancora viva proprio perché, anni prima, aveva trovato dentro di sé la forza di amare anche chi non era suo. È proprio quando apriamo il cuore agli altri che rendiamo la nostra vita più ricca e degna.





