Papà, ma come hai potuto?! Come hai potuto fare questo alla mamma?!

Papà, ma come hai potuto?! Come hai potuto fare questo alla mamma?!

Giulia stava passeggiando con la sua amica nel Parco Sempione di Milano, quando ad un tratto videro un uomo e una donna abbracciati. Lui le sussurrava qualcosa allorecchio, la donna sorrideva felice. Giulia fissava la scena con gli occhi spalancati, incapace di distogliere lo sguardo.

Giulia, ma che succede? Giulia! si stupì lamica.

Niente, andiamo rispose improvvisamente Giulia. Le ragazze si salutarono e ciascuna prese la sua strada. Giulia tornò verso casa, incredula che una cosa simile potesse essere vera.

Papà, ma come hai potuto?! Come hai fatto questo alla mamma?! Non riesco a crederci pensava, ancora sconvolta da quello che aveva visto.

Giulia e la sua amica erano appena uscite dalle lezioni di latino. Non avevano voglia di tornare subito a casa e Giulia aveva proposto:

Elisa, andiamo a fare due passi al parco!

Volentieri, prima che faccia buio! aveva accettato lamica.

Il parco, in realtà, non era proprio sulla strada di casa, ma che importava? Una passeggiata non si nega mai.

Camminavano lungo i viali, osservando con un pizzico dinvidia le coppie felici. Nessuno prestava attenzione a loro.

Girando su un vialetto più appartato, videro un uomo e una donna abbracciati. Lui le sussurrava qualcosa, la donna rideva radiosa.

Anche se luomo era girato di spalle, si capiva che non era giovanissimo.

Elisa guardò distrattamente la scena, ma poi si accorse che Giulia la fissava a bocca aperta.

Giulia, ma che hai?

Io Niente. Dai, andiamo rispose Giulia, allontanandosi velocemente.

Uscirono dal parco. Giulia camminava immersa nei suoi pensieri, il viso teso. Si scambiarono un saluto e si separarono.

Giulia, tutta pensierosa, tornava verso casa con la testa bassa. Le sembrava impossibile, come se fosse successo a qualcun altro.

Le tornava davanti agli occhi limmagine felice di quella donna sotto lalbero e luomo che le parlava teneramente, dimentico di tutto, anche della propria figlia!

Papà, come hai potuto? Ti ho sempre visto come un esempio. E ora hai unamante? Se non lo avessi visto con i miei occhi, non ci crederei! pensava Giulia, ferita.

Rientrò tardi a casa.

Vieni a cenare! brontolò la madre. Non si riesce mai a beccarvi insieme, tu e tuo padre.

Sì, arrivo, mi lavo solo le mani balbettò Giulia, imbarazzata.

Restò a lungo chiusa in bagno. Quando uscì, il papà ancora non era tornato. Mangiarono in silenzio, poi si ritirò in camera.

Provò a studiare al computer, ma la scena vista al parco non le usciva di mente. Non ci voleva credere.

Quello era mio padre. Ma allora tradimenti e bugie sono normali tra gli adulti? Cosaltro gli manca nella vita? Davvero potrebbe lasciarci per lei? pensava.

Poi le venne unidea.

Che, forse, questa donna non sa neanche che esisto Tanto vale che glielo faccio sapere io.

In quel momento sentì la porta dingresso aprirsi:

Scusa, amore, oggi è stata una giornata pesante disse la voce del padre.

Una volta le tue giornate pesanti erano solo a fine mese ribatté la madre, già pronta alla discussione. Ora lo sono sempre.

Giovanna, è così che va ultimamente!

Come sempre, il papà venne in camera sua, pronto a darle il bacio della buonanotte, ma lei si scansò:

Vai, che si raffredda la cena.

Che succede, tesoro?

Nulla. A te?

Il papà la guardò perplesso, sembrava volesse dire qualcosa, ma si trattenne e andò in cucina.

Giulia non uscì dalla sua stanza per tutto il resto della sera. Nella testa elaborava il suo piano per riportare indietro suo padre. Con questidea, si addormentò.

E così si svegliò la mattina successiva, ascoltando le voci dei genitori in cucina:

Matteo, dove stai andando?

Al lavoro, devo sbrigare una cosa urgente.

Oggi è sabato, potevi restare con noi.

Non sto via molto. Torno per pranzo e usciamo insieme.

Giulia uscì dalla camera, facendo finta di essersi appena svegliata.

E tu dove vai? chiese subito la madre.

Mamma, ho un corso stamattina e sono già in ritardo.

Ormai siete sempre tutti così impegnati commentò la mamma, ma Giulia era già in bagno.

Quando uscì, si mise a prepararsi in fretta, notando che il padre era già pronto con il cappotto allingresso. Lui le sorrise:

Ti accompagno al corso, va bene?

Giulia, bevi almeno un caffè! la richiamò la madre dalla cucina. È pronto.

Vai pure, io aspetto qui! disse il papà, con un tono gentile e anche un po colpevole.

Giulia bevve in pochi sorsi il caffè e corse nel corridoio:

Andiamo, papà!

Camminarono qualche minuto in silenzio. Poi il papà ruppe il ghiaccio:

Tesoro, sei arrabbiata con me?

No, papà, sarà la mia età si fermò un istante, poi si decise Ti voglio bene, papà.

Anchio, Giulia.

Più di qualsiasi cosa al mondo?

Notò che il padre ebbe un sussulto, la guardò con sospetto, ma poi rispose:

Più di tutto, certo.

Procedevano sorridendo, ma nessuno dei due riusciva a guardare laltro negli occhi.

Papà, io vado di là. Ti aspetto a pranzo, ci tieni tu a passare il weekend insieme gli ricordò.

Fece per andarsene verso la scuola, poi si nascose dietro una siepe. Visto che il padre non si voltava, lo seguì di nascosto.

Sperava lo vedesse davvero andare al lavoro, ma lui cambiò direzione.

Camminarono a lungo. Il padre non si voltava mai indietro. Arrivarono davanti a un palazzo. Il padre si fermò vicino agli alberi, prese il telefono e chiamò qualcuno.

Dopo pochi minuti uscì una donna. Giulia, nonostante il dolore, ammirò: Era davvero bella! pensò. Davvero vale più di noi per papà?

La donna gli corse incontro, lo baciò, poi si avviarono insieme sottobraccio.

Era una zona di Milano che Giulia non conosceva, molto tranquilla. I due entrarono in un piccolo giardino, si sedettero su una panchina a parlare. Giulia osservava da lontano. La conversazione sembrava importante, poi ci fu un lungo bacio.

Giulia li fissava senza riuscire a staccarsi, piena di tristezza.

Quando si rialzarono, ripercorsero la strada verso il portone da cui la donna era uscita. Un altro bacio, una risata. Il padre se ne andò, probabilmente verso casa, la donna rientrò.

Giulia rimase lì, indecisa sul da farsi. Voleva solo una cosa: parlare a quattrocchi con quella donna; sapeva già cosa dirle.

Poco dopo vide la donna uscire di nuovo, stavolta con un sacchetto della spesa. Si diresse verso i cassonetti. Giulia la bloccò sulla strada del ritorno.

Ciao! disse davanti a lei, bloccandola.

Ciao rispose la donna, sorpresa. Succede qualcosa?

Senti, se ti vedo ancora con Matteo, ti faccio vedere io.

Ma tu chi saresti?

Non hai capito?

Cosa vuoi, scusa? replicò la donna.

Penso di essermi spiegata disse Giulia decisa. Prendi il cellulare.

Ok rispose. Ecco.

Chiama lui adesso. Digli che non vuoi vederlo più. Sono sua figlia. E lui ama tantissimo mia madre.

La donna compose il numero. Giulia sentì la voce del padre:

Daniela, che cè?

Matteo, meglio non vederci più.

Come mai?

Tanto non funziona. Tu hai una famiglia, io appena finisco università me ne vado da Milano. Basta.

Daniela, se tu Giulia sentì nella voce del padre una lieve nota di sollievo.

Basta, Matteo, non chiamarmi più.

Va bene, Daniela. Addio.

Quando Giulia rincasò, i genitori erano a tavola e chiacchieravano tranquilli.

Coshai da essere così allegra? brontolò la madre, alzandosi dal tavolo. Mangia, su.

Sì, mamma!

Ma davvero, che ti rende così felice? chiese anche il papà.

Papà, ma tu mi vuoi bene? rispose lei con unaltra domanda.

Ma certo!

E la mamma?

Per un attimo tornò il silenzio. Poi il padre, serio:

Anche la mamma! Vi voglio bene, davvero!

Ma sì, lo so che ci vuoi bene! confermò ancora una volta, sorridendo felice.

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