Ridevano del suo cappotto logoro, finché non scoprirono la verità
In unepoca ormai lontana, quando contavano soprattutto le firme e il valore delle etichette, si rischiava facilmente di dimenticare quanto fosse importante, invece, la persona stessa. Ricordo bene come tutto questo si manifestò durante una serata di beneficenza in uno degli hotel più rinomati di Firenze.
Il Salone dei Cristalli rifletteva luce ovunque, con brillanti e gemme che danzavano sulle collane e sugli orecchini degli ospiti. Giovanna, avvolta nel suo abito dorato impeccabile, e il suo accompagnatore Lorenzo, sorseggiando un Chianti dannata, commentavano tra una risata e laltra chi entrava nella sala. Il loro divertimento fu però interrotto da una giovane donna che si affacciò piano allingresso: si chiamava Concetta. Indossava un cappotto beige, semplice e chiaramente vissuto, e delle scarpe basse, senza alcun segno di lusso.
Giovanna, con aria arrogante, le sbarrò il passaggio. I suoi occhi scivolarono con disprezzo sulle scarpe consunte di Concetta, poi fece una smorfia appena percettibile. Lorenzo si chinò verso di lei e, abbastanza forte da farsi sentire, sussurrò:
«Oggi le signore delle pulizie si sono sbagliate entrata, vero?»
Giovanna fece un passo in avanti e, ridendo, disse ad alta voce:
«Cara, la minestra gratuita viene servita tre strade più in là. Così rovini solo larmonia della mia festa.»
Ma Concetta restò ferma, senza scomporre lo sguardo: nei suoi occhi brillava una calma fiera, che valeva più di tutti i gioielli del salone.
Fu allora che Don Vittorio, lorganizzatore della fondazione, in abito scuro e sguardo risoluto, attraversò la sala. Senza degnare Giovanna e Lorenzo di uno sguardo, si avvicinò con rispetto alla giovane donna:
«Signora Greco! Le chiedo scusa, il jet privato è atterrato prima di quanto previsto. Il contratto per lacquisizione dellimpresa è pronto per la sua firma.»
Il viso di Giovanna impallidì. Mattone dopo mattone, le certezze costruite sulle apparenze le crollavano addosso. La mano che stringeva il calice tremò, e il vino rosso si rovesciò rovinosamente sul marmo della sala.
Epilogo
Concetta prese elegantemente la penna dallassistente e, con il vecchio cappotto ancora sulle spalle, firmò decisa i documenti.
Poi si rivolse a Giovanna, che restava immobile e senza parole, e con voce calma ma tagliente disse:
«Tra laltro, Giovanna, questa non è più la tua festa. Ho appena acquistato questo palazzo e la compagnia di tuo marito. La tua armonia ormai non trova più posto nei miei progetti. Sicurezza, potete accompagnare questi signori alluscita.»
Lorenzo e Giovanna rimasero senza parole mentre gli addetti alla sicurezza, con cortese fermezza, li invitavano a lasciare la festa.
Morale: Mai giudicare la forza di qualcuno dal suo abito. Sotto un vecchio cappotto può celarsi colei che domani deciderà il tuo destino.






