Sasha non sopportava i giorni in cui al collegio arrivavano le famiglie in cerca di adozione! In sette anni che viveva lì, infatti, nessuno l’aveva mai scelta.

Non ho mai sopportato quei giorni in cui, nellorfanotrofio di Firenze, arrivavano le coppie interessate alladozione. In tutti e sette gli anni passati lì, nessuno mi aveva mai scelta. Da bambina, quando ero molto piccola, attendevo quelle giornate con lanimo in festa. Guardavo incantata le signore eleganti e i signori sorridenti. Mi sembravano maghi che mi avrebbero portata via nel loro castello incantato! Una nuova mamma mi avrebbe dato il bacio della buonanotte. Un nuovo papà mi avrebbe fatto volare sulle sue spalle. E avrei avuto finalmente una stanza tutta mia. Non sarebbe stato più necessario vedere tutti i giorni quella peste di Vittorio, che non perdeva occasione di tirarmi le trecce o di chiamarmi “Fringuellina”.

Non sapevo cosa fosse un fringuello, ma la parola suonava per me come unoffesa pesante. Vittorio, però, non si stancava mai:
Fringuellina! Fringuellina!
Avevo solo cinque anni quando arrivai allorfanotrofio. I miei genitori erano rimasti vittima di un incidente stradale. Non riuscivo a capire perché mamma e papà non venissero a prendermi, né perché mi avessero lasciata lì. Col tempo realizzai che non cerano più. I loro volti cominciarono a svanire dalla mia memoria. Le loro voci, i loro profumi, la casa dove una volta vivevamo insieme, tutto si sciolse nella nebbia dei ricordi.

Quanto avrei voluto che, almeno una volta, qualcuno scegliesse proprio me! Ma la magia non arrivava, e crescendo ho cominciato a capire la verità: nessuno mi avrebbe mai scelta. Non ero bella come le bambine che portavano grandi fiocchi sulle folte chiome e sorridevano dolcemente a tutti.

Vittorio non smise mai di tormentarmi. Da grande scoprii che il fringuello era solo un uccellino. Eppure, ogni volta che lo sentivo gridare “Fringuellina!”, mi sentivo ugualmente ferita.
Anche quel giorno vennero alcune coppie. Tutte le ragazze furono vestite con cura, capelli raccolti e fiocchi impeccabili. Io, invece, presi le forbici e tagliai i miei capelli corti, proprio come un maschio. Non volevo essere scelta da nessuno. Avevo deciso che avrei sempre scelto io, nella mia vita, chi e cosa volere!

Gli educatori, vedendomi così trasformata, rimasero senza parole; Vittorio, con il solito sguardo malizioso, mi disse:
Fringuellina!
Avevo ormai compiuto dodici anni. Vittorio era di tre anni più grande di me.
Nessuno mi scelse quel giorno: i capelli tagliati male, il mio sguardo di sfida… facevo quasi paura.

Trascorsero altri tre anni e Vittorio, il mio vecchio rivale, lasciò lorfanotrofio. Salutò tutti, poi si avvicinò a me:
Allora, Fringuellina, ci salutiamo?
Addio, risposi io, senza voltarmi.
Stringi i denti! Non manca molto, solo tre anni! Poi verrai con me! disse serio.
Ma chi ti dice che scelgo proprio te? Sei davvero uno sciocco! ribattei infastidita.
Vittorio mi guardò a lungo, in silenzio, poi se ne andò, senza girarsi indietro.

Quando chiusi per sempre la porta dellorfanotrofio, ricordo che mi fermai sulla soglia e respirai a fondo laria della libertà e della vita da adulta. In quegli anni mi ero trasformata da brutto anatroccolo a cigno splendente: lunghi capelli, occhi verdi profondi, la figura leggera. Mi avviai verso lappartamento dei miei genitori. Fu là che una voce mi fermò:
Ciao, Fringuellina!
Era Vittorio.
Cosa ci fai qui? chiesi.
Avevo promesso che sarei tornato a prenderti. Eccomi. si fece vicino.
Ti ho già detto che sceglierò da sola! ribattei, alzando lo sguardo verso di lui. Era cresciuto tanto, aveva le spalle larghe ormai.
Scegli me, Mariangela! mi pregò.
Ci penserò, e proseguii verso la mia nuova casa.

Da quel giorno lui venne ogni sera sotto le mie finestre. Sedeva sulla panchina davanti al portone e restava lì finché non spegnevo la luce.
Lestate lasciò il posto allautunno piovoso, poi arrivò linverno. Ma Vittorio non mancava mai. Un giorno mi avvicinai, mi sedetti accanto a lui e chiesi:
Non sei stanco? Non hai freddo qui?
Posso sopportare. Basta che tu mi scelga, Mariangela! disse di nuovo, fissandomi con dolcezza.
Mi alzai di scatto, imbarazzata, e scappai nellandrone, spiando da dietro le tende il suo sguardo rivolto alle mie finestre.

Il 31 dicembre tornai a casa in fretta dal lavoro. Dovevo ancora preparare la tavola e indossare il vestito nuovo per il Capodanno! Sulla panchina non cera Vittorio. Il cuore mi fece un balzo e se fosse successo qualcosa?
Unora dopo, finiti i preparativi, mi versai dello spumante. Mi avvicinai al vetro, ancora nessuna traccia di lui. Fu allora che il petto mi si stringette in unansia sottile e oscura Che fare? Andare a cercarlo? Ma dove? Non conoscevo né il suo indirizzo, né il suo numero! Che stupida, che sciocca che sono! mi rimproverai.

In quellistante, una luce improvvisa illuminò la notte fuori.
Hanno già iniziato coi fuochi pensai, andando verso la finestra per godermi lo spettacolo.
Sul manto di neve, ardevano enormi lettere di fuoco:
SCEGLI ME, MARIANGELA!!!
E Vittorio era lì, seduto sulla panchina, con gli occhi rivolti verso il mio balcone, a salutarmi con la manoMi ritrovai col fiato corto, la fronte appannata contro il vetro. Il cuore mi martellava nel petto, mescolando paura e gioia in un pugno di secondi interminabili. Corsi giù, dimenticando il cappotto, le scarpe, la prudenza.

Lui era lì, con le mani arrossate dal freddo, la faccia rischiarata dalle fiamme tremolanti. Si voltò, incerto. Io non esitai: gli saltai addosso, lo abbracciai forte, sentii il freddo del suo giaccone e il calore delle sue braccia.

“Sei davvero uno sciocco,” gli sussurrai ridendo, mentre le lettere di fuoco danzavano fra i fiocchi di neve. “Ma sei il mio sciocco.”

Vittorio mi prese il viso tra le mani e per la prima volta, senza più paura, scelsi io. Scegliere significava restare, rischiare, amare qualcuno da capo a fondo. Significava sapere finalmente che, da qualche parte, anche un piccolo fringuello può trovare il proprio ramo sicuro.

Quando la mezzanotte scoppiò in cielo e la città si riempì di luci, restammo abbracciati sulla panchina, senza più bisogno di parole. Era arrivata la mia magia, quando avevo smesso di aspettarla e avevo deciso di crearla, scegliendo la mia felicità, proprio lì dove la vita aveva cominciato.

Da quel primo bacio rubato sotto la neve, non fui mai più soltanto Fringuellina. Da quella notte, il mondo intero sembrò accendersi con i colori della mia scelta.

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Sasha non sopportava i giorni in cui al collegio arrivavano le famiglie in cerca di adozione! In sette anni che viveva lì, infatti, nessuno l’aveva mai scelta.