Mi ricordo, quando Alessandro vide quel cane abbandonato sul bordo della panchina, corse subito a raccoglierlo. Giunse anche al suo fianco la cintura che Natalia, sua moglie, aveva lanciato con noncuranza. Marte, il cane, fissava il suo padrone con gli occhi pieni di rimpianto
Da quasi due anni, il fratello e la sorella parlavano a malapena. Fiorenza non aveva mai compreso come un piccolo litigio potesse trasformarsi in una così accesa contesa.
Fiorenza e Vittorio Rinaldi avevano un anno di differenza. Fin da piccoli furono inseparabili, sempre pronti a difendersi a vicenda. Qualunque fosse stato il guaio, ne assumevano entrambi la responsabilità senza mai nascondersi dietro laltro.
Il loro paese dorigine, SanBenedetto dei Colli, cresceva anno dopo anno, fiorendo in ogni stagione. La fortuna sorrise alla comunità quando ne fu eletto il sindaco, Paolo Moretti, nato anchegli lì, un vero esperto di economia locale.
Dopo aver conseguito la laurea in agraria, Paolo tornò al villaggio e si mise subito al lavoro. Il suo impegno fu presto riconosciuto, e dopo dieci anni divenne il capo dellamministrazione comunale di SanBenedetto.
Anche la vita privata di Paolo prosperava. Fiorenza, appena diplomatasi alla scuola tecnica sanitaria, iniziò a lavorare nella clinica del paese come infermiera. Paolo non poté restare indifferente di fronte a tanta bellezza; Fiorenza ricambiò linteresse. Si sposarono e il matrimonio fu celebrato da tutta la comunità. Vittorio accolse con gioia la felicità della sorella, anche se il suo matrimonio con Natalia era tuttaltro che sereno.
Mentre Fiorenza era ancora giovane, Natalia la rimproverava di tanto in tanto, definendola inutile o presuntuosa. Dopo il matrimonio, però, linvidia prese il sopravvento. Natalia cominciò a chiedere sempre di più a suo marito: una casa più grande, una macchina più lussuosa, un mantello più pregiato
Spesso Vittorio, esasperato, esclamava: «Gli altri hanno tutto, noi non abbiamo nulla!» Luomo faceva del suo meglio, ma i desideri di Natalia non si potevano soddisfare né con denaro né con forza.
Anche Natalia era infelice: non poteva godere della gioia della maternità. Nel frattempo Fiorenza costruì una famiglia felice, ebbe un figlio, poi una figlia, una casa spaziosa, e Vittorio ottenne un prestigioso incarico
Le riunioni familiari finivano sempre più spesso con litigi. Ogni volta che Vittorio andava a trovare Fiorenza, Natalia lo colpeggiava subito al ritorno.
Lultimo episodio avvenne nel giorno del compleanno di Vittorio. Fiorenza gli regalò un cucciolo di Labrador, tanto desiderato da tempo, e Paolo gli consegnò una nuova motocicletta.
Tutto sembrava andare bene, finché Natalia, ubriaca, non scoppiò in un attacco di rabbia, riversando il suo veleno su Fiorenza:
Allora, Lenka? Il cane è una presa in giro? Se non abbiamo più bambini, compriamoci almeno un cane, va bene?!
Fiorenza cercò di placare la tensione:
Natalia, calmati. Dopo te ne pentirai
Le sue parole non bastarono. Scoppiò una grande discussione, gli ospiti si divisero in due schieramenti. Paolo sussurrò a sua moglie di andarsene, e così, dopo i saluti, abbandonarono la festa.
Passarono due anni. Quellestate, Vittorio iniziò a tenere le distanze dalla sorella; i loro incontri si ridussero a brevi e rari saluti. Nel frattempo il rapporto tra lui e Natalia si incrinò sempre più.
Ogni sera Vittorio si recava al fiume con Marte. I due sembravano felici: Vittorio lanciava un bastone, Marte lo rincorreva, poi si accoccolava ai suoi piedi ascoltando i silenziosi racconti del padrone.
Fiorenza ne venne a sapere dai vicini, ma non intervenne; Vittorio rimaneva irremovibile.
Dopo il litigio, Natalia iniziò a odiare sempre più Fiorenza e persino Marte. Quando Vittorio non cera, la donna cacciava il cane fuori dalla casa, lo cacciava a terra, talvolta lo picchiava.
Le vicine curiosi non persero occasione per commentare:
Ah, Natalia, tuo marito è di nuovo al fiume con il cane
Ieri si è incontrato con Lenka, il marito e i bambini ridevano tutti!
Linvidia di Natalia divenne totale. Un giorno Vittorio le chiese:
Natalia, non maltratti Marte?
Che ci faccio io del tuo cane?! gli strillò, poi si ritirò nella stanza.
Marte cominciò a nascondersi sempre più da Natalia, tremando ogni volta che lei appariva.
Tutto si concluse quando, una mattina, Vittorio, furioso, sbatté la porta:
Ne ho abbastanza di questa eterna gelosia!
Rimasta sola, il fuoco della rabbia le fece strappar via il guinzaglio, legarlo al bordo della panchina e farlo soffrire. Dopo aver sfogato la sua collera, lo gettò via, impacchettò le sue cose e se ne andò per sempre.
Quella sera Vittorio tornò a casa, ma non trovò il cane al portone. Dentro regnava il caos. Sul bordo della panchina scoprì Marte, con il morso stretto in una mano. Lo liberò in fretta e lo portò di corsa nella clinica.
Fiorenza, mentre si preparava a tornare a casa, vide il fratello con il cane sanguinante tra le braccia:
Lenka, aiutami implorò Vittorio, quasi in preda al pianto.
Portarono Marte al reparto di emergenza. Fiorenza lo esaminò con cura:
Chi lo ha ferito?
Natalia abbassò lo sguardo Vittorio.
Fiorenza annuì silenziosa, cucì le ferite, pulì gli occhi, gli diede da bere.
Più tardi, sul corridoio, Vittorio sussurrò pentito:
Perdona, Lenka
Dai, non è più tempo rispose la sorella, sorridendo stancamente. E con Natalia?
No, Lenka. È finita.
Fiorenza chiamò Paolo:
Paolo, vieni subito, ti prego.
Non appena sentì la voce affaticata della moglie, Paolo si diresse verso di lei.
Mezzora dopo, Paolo era già sul corridoio. Vedendo i due fratelli avvolti nel pianto, con Marte che gemette piano, senza chiedere nulla, ma con un sorriso triste:
Dai, venite, eroi miei.
Lo portarono a casa e gli diedero consigli per la cura del cane.
Quando Fiorenza raccontò tutto alla madre, questultima sospirò:
Avrebbero dovuto separarsi tanto tempo fa.
Con queste parole, la donna si diresse verso il figlio per aiutarlo a mettere ordine nella casa.
Nel pomeriggio, Vittorio sedeva accanto a Marte, accarezzandolo. La madre arrivò, li accarezzò entrambi:
Siete vivi?
Sì, vivo rispose Vittorio.
Dalla cucina si levò un profumo delicato: carne alla brace e verdure fresche. Marte scodinzolò, agitò la coda. Vittorio sorrise e si alzò.
La vita continuò, nonostante le cicatrici, e il ricordo di quei giorni rimane ancora impresso nella nostra memoria.






