Sono rimasta incinta a sedici anni, mentre ancora frequentavo il liceo. Nel nostro piccolo paese dellentroterra toscano è scoppiato uno scandalo di quelli da far sbiancare pure la statua del patrono in chiesa. La gente mormorava e puntava il dito, e i miei genitori non sapevano più dove nascondersi dalla vergogna. Mio padre, poi, sembrava diventato cieco ogni volta che mi incontrava in corridoio.
Meglio se fossi morta, piuttosto che infangare così la famiglia! Vai da tua nonna, non ce la faccio più a reggere questa umiliazione!
Così sono finita a casa della nonna, in una borgata un po fuori da Siena, nella sua vecchia casetta che pareva fatta più di spifferi che di mattoni. Non era certo la villa sulla costa amalfitana, ma pazienza: mi sono adattata. Gli ultimi mesi di gravidanza sono stati davvero un romanzo neorealista, senza neppure un lampo di solidarietà intorno. Nessuno che ti portasse nemmeno una pagnotta fresca, figurarsi il minestrone caldo! Quando sono iniziate le doglie, lambulanza è arrivata per miracolo in tempo: ma sono sopravvissuta, ho partorito e ho cresciuto mio figlio fra mattonelle crepate e mobili della Rinascente versione 1946.
Tutti dicevano che avrei dovuto trovarmi un marito, ma io preferivo farmi compagnia con il mio piccolo, Federico, e lavoravo per lui. Quando Federico è cresciuto e ha voluto studiare, sono partita anchio, destinazione Milano, nel magico mondo delle badanti. Prima non me la sentivo di lasciarlo solo, ma alla fine la vita in città mi sembrava Disneyland confrontata con il retrogusto della solitudine campagnola.
Accudivo una signora anziana fortunatamente molto gentile: guadagnavo il necessario e ogni tanto la signora mi regalava cento, duecento euro perché se li merita, signora. Così, dopo qualche anno di fatiche e notti in bianco, sono riuscita a regalare a Federico un bilocale tutto per lui, e ad aiutarlo come mamma chioccia. Però… ah, i soldi: quelli hanno cambiato Federico più delle frequenze radio di Radio Italia! Ha pure smesso di andare a trovare la nonna. Mi dispiaceva, ma continuavo a inviargli i miei 500 euro mensili, mentre il resto lo mettevo da parte per non dover tornare proprio da poverella nel rudere della nonna.
Passano gli anni, e Federico decide di sposarsi. Nemmeno a dirlo: pago il matrimonio, do una mano con tutto il necessario, sperando che almeno per una volta potessi tenere qualcosa per me. Ma nemmeno lombra! In cinque anni nascono due bambini, poi con larrivo della crisi (e la terza gravidanza della nuora, Bianca…), continuo ad aiutare la famiglia come la Caritas. Nonostante ciò, sono riuscita a mettere da parte 20.000 euro, sogno della mia vita: una casetta tutta per me. Una cara amica stava vendendo un bel monolocale ristrutturato a buon prezzo, ci mettiamo subito daccordo.
Arriva lestate, torno per firmare con il notaio, e Federico mi accoglie con la bomba:
Mamma, abbiamo venduto il bilocale e abbiamo preso una casa nuova! Abbiamo già fatto il primo acconto, adesso ci servono i soldi per il secondo.
Ma che soldi?!
Diciottomila euro.
Sei fuori? Quelli mi servono per comprare la mia di casa!
Mamma, non puoi lasciarci nei guai: con tre figli non possiamo mica stare in un monolocale! Contavo su di te.
Ma perché non risparmiavi tu qualcosa? E nemmeno mi hai avvertita! No, questa volta arrangiati, io la casa la compro e ho già dato la parola alla mia amica. Posso dare qualcosa più avanti, ma non tutto ora.
Mamma, davvero non ti importa niente dei tuoi nipoti?
Ma come no! Vi ho mandato ogni mese 500 euro, potevate metterli via. Avreste già raccolto quello che vi serve!
Ma tu in due anni ti fai una casa anche meglio, che fretta hai? Tanto torni a lavorare a Milano!
E se mi viene un malanno, o devo tornare di corsa? Dove vado a dormire, per strada?
Torni al paese dalla nonna!
Allora, tesoro, ci vai tu con la tua tribù di marmocchi!
Ho deciso finalmente di tenermi i miei risparmi e di non cedere il tesoretto. Federico si è offeso a tal punto che ora comunica con me solo tramite emoji nei messaggi. So che è andato a bussare soldi a mezza provincia. Ma dove sta scritto che devo continuare a tirare fuori soldi per sempre? Anche la pazienza, come i risparmi, un giorno finisce.





