Sorpresa dall’ex

«Una sorpresa» dallex

Matteo, aspetta! gridava Beatrice dalla finestra spalancata.

Ma il ragazzo non la sentiva.

Era già salito nella sua Fiat e aveva acceso il motore. Così Beatrice prese in fretta il telefono e corse verso la porta.

Mentre scendeva di corsa le scale dal quarto piano al primo, compose più volte il suo numero. Ma Matteo non rispondeva nemmeno alle chiamate.

Lunica cosa che le martellava nella testa era: «Spero solo di fare in tempo!»
Le sue preghiere furono ascoltate. Quando, come una raffica di vento, si precipitò in strada, Matteo stava ancora aspettando che il motore si scaldasse.

Vedendola fuori senza cappotto, rimase sorpreso e abbassò il finestrino: «Che ti succede? Sei pallida come un fantasma!»

Hai hai sotto

Beatrice ansimava talmente tanto da non riuscire a spiegarsi. Così si inginocchiò e si mise a frugare sotto la macchina.

E non le importava nulla della neve sporca sotto le ginocchia, né delle brutte chiazze che si sarebbero formate sui jeans.

Quando riemerse tenendo tra le braccia un gatto spelacchiato e magro, Matteo stava lì accanto, guardandola con faccia perplessa.

Bea, ma che fai? Che spettacolo è mai questo? Sto per fare tardi al lavoro!

Sotto la tua macchina cera questo gatto. Lho visto dalla finestra. Avevo paura che te ne andassi e

Sotto la macchina? Un gatto?! rise Matteo. Ma ti sei agitata così per un gatto? Sei incredibile

E secondo te i gatti non ci tengono alla vita? lo guardò stupita Beatrice.

Dico solo che se quel gatto avesse davvero voluto vivere, non si sarebbe mai infilato sotto una macchina. E anche se lavesse fatto, sarebbe scappato appena sentito il motore. Quindi ti sei agitata per nulla.

Non sarebbe scappato, Matteo Guardalo: non ha nemmeno la forza di miagolare. E tu dici che poteva fuggire.

Va bene, Bea Hai salvato il gatto brava. Torna su, prenditi una cioccolata dalla credenza e scrivici pure un post sui social. Io devo andare davvero al lavoro. Ci vediamo stasera.

Beatrice, con il gatto stretto in braccio, guardava in silenzio la macchina che si allontanava.

E non riusciva a capire come mai nel cuore di Matteo ci fosse così poca compassione. Prima non ci aveva mai fatto caso.

Poi Beatrice guardò negli occhi il gatto.

Era davvero molto debole. Faticava persino a guardarla. Ma guardava E sembrava quasi che ci fosse in quegli occhi gratitudine? Sì! Era gratitudine.

Insieme al gatto rientrò in casa, indossò cappotto e sciarpa, prese qualche euro e subito chiamò un taxi.

Dove andiamo? chiese sorridendo il tassista, mentre Beatrice si accomodava dietro.

Glielho già detto al telefono, alla clinica veterinaria Presto, per favore!

Ah sì, scusi. Era tanto che non facevo corse alla clinica. È successo qualcosa al gatto? domandò, guardandola dallo specchietto.

Sì, ha bisogno daiuto.

Capito. Nessunaltra domanda. Riguardo alla clinica ne conosco una davvero in gamba, per lei va bene?

La migliore possibile.

Allora vado dritto lì. I veterinari sono bravissimi, sembrano fare miracoli, ti rimettono pure un animale a pezzi insieme.

Dopo una quindicina di minuti, Beatrice era seduta nella sala dattesa della clinica veterinaria. Cerano tante persone, tutte con i propri animali e le proprie preoccupazioni.

Cosha il suo, signorina? le domandò una nonna tenendo stretta una piccola cagnolina.

Non lo so ancora, rispose Beatrice. Lho trovato sotto una macchina. Deve averci passato tutta la notte con questo freddo.

Col freddo?! si stupì la signora. Guardi, passi prima lei. Con Carlotta sono qui per il solito controllo, ma vedo che il suo ha bisogno daiuto urgente.

Davvero? È sicura?

Ma certo. Siamo gente di cuore

Finalmente Beatrice si trovò davanti al veterinario e non riusciva a stare ferma sulla sedia mentre il medico esaminava il gatto era agitata da morire.

Oltre allesame, dovette attendere anche i risultati degli esami. Sembrava che il tempo non passasse mai.

Intanto Matteo le aveva telefonato più volte, ma lei chiudeva la chiamata: quella conversazione poteva aspettare.

Dunque, signorina, rifletté il veterinario, ho capito che questo micio lha trovato per strada?

Sì, era sotto una macchina. Non so da quanto tempo forse tutta la notte.

Ha i segni dellassideramento. E tante altre cose Le dico la verità: avrà bisogno di cure lunghe e costose. È sicura di volersene occupare? Se non se la sente, possiamo trovare altri che se ne prendano cura.

Beatrice aveva immaginato servissero cure, ma così lunghe e costose a questo non era davvero pronta.

Guardò negli occhi il gatto.

E lui non le chiedeva nulla, non la supplicava No. La guardava pieno di gratitudine, come a dire: «Se non puoi, io capirò».

Sono pronta! rispose decisa Beatrice. Mi prenderò cura di lui per tutto il tempo che servirà. Anche per tutta la vita.

Bene, sorrise il veterinario. Per un paio di settimane dovremo trattenerlo nella nostra struttura, poi le spiegherò le terapie e come occuparsene a casa.

Grazie Beatrice, per poco, non scoppiò a piangere.

Grazie a lei, le disse serio il veterinario. Non capita spesso, ormai, di incontrare persone come lei.

Beatrice si avvicinò al gatto, lo accarezzò e gli promise che sarebbe tornata a riprenderlo.

E lui, raccogliendo tutto il fiato e la volontà che aveva, riuscì anche a miagolare per salutarla.

Tornò a casa solo a sera. Era esausta, avrebbe voluto soltanto buttarsi a letto: la mattina dopo si tornava al lavoro. Ma i suoi piani andarono in fumo, perché ad attenderla sul divano cera Matteo. E a giudicare dallo sguardo, era furioso.

Beatrice! Ma dove ti sei cacciata?! Ho tentato di chiamarti mille volte! Che succede?

Scusami, giornata pesante rispose Beatrice, togliendosi il cappotto e sistemando le scarpe di Matteo che, come al solito, aveva lasciato in mezzo allingresso.

Ma se oggi sei addirittura in ferie sogghignò Matteo. Coshai fatto, di così faticoso?

Ho passato la giornata alla clinica veterinaria con un gatto.

Che gatto?! Non capisco.

Quello che stamattina ho tirato fuori da sotto la tua macchina, spiegò Beatrice. Guarda, sono sfinita. Forse parliamo domani?

Aspetta! Vuoi dirmi che hai sprecato tutta la giornata per un gatto randagio? Ho capito bene?

Che importa se è randagio o no, cominciò ad agitarsi Beatrice, aveva bisogno daiuto. Sennò sarebbe morto

E io? Io qui sto morendo di fame! Torno a casa, non ci sei, e niente cena.

Matteo, ormai sei grande, sospirò Beatrice. In freezer ho lasciato i tortellini. Potevi farteli. Lo so che preferisci altro, ma se stai morendo di fame

Tortellini? Ma sembro uno trovato per strada, io, da mangiare certi tortellini?! E sarei io quello che lavora tutto il giorno, mica tu. Perché dovrei pure cucinare?

Nonostante la stanchezza, Beatrice andò in cucina e gli preparò una vera cena, come piaceva a lui.

Non la meritava affatto quella cena, ma per evitar discussioni, decise di accontentarlo. E lui nemmeno un grazie

Due settimane dopo Beatrice fu finalmente in grado di riportare il gatto dalla clinica veterinaria a casa sua.

Aveva già comprato tutto ciò che serviva, ma non aveva detto una parola a Matteo per non farlo agitare.

In realtà, Beatrice non sapeva come dirgli che ora il gatto avrebbe vissuto con loro.

Ma confidava che Matteo avrebbe accettato la sua decisione. In fondo, lappartamento era suo, e Matteo non era nemmeno suo marito. Non aveva mai pensato di farle una proposta

Ma le sue speranze si rivelarono vane. Non appena Matteo vide il gatto in casa, scoppiò una scenata colossale.

Ma hai portato quel gatto randagio in casa?! Beatrice, sei impazzita? O ti sei fatta male quando ti sei infilata sotto la macchina?

Matteo, calmati. Ho salvato questo gatto e ora è una mia responsabilità.

E quanto hai speso per le cure? E quanto spenderai ancora?!

Che importa? Sono soldi miei. Li spendo come voglio. E comunque tu qui non fai la spesa neanche per le cose che mangi volentieri.

Ti ho spiegato, io ho lauto che mi costa. Più sul lavoro ho qualche problema Ma non sviare il discorso! Qui si parla di questo animale!

Si chiama Leone.

Gli hai pure dato un nome? Davvero, dovresti farti vedere da qualcuno, hai qualche rotella fuori posto!

Quella sera Beatrice dormì in unaltra stanza. Fortuna che la casa era un bilocale. Passò la notte sveglia, a riflettere

a riflettere sulla sua relazione con Matteo.

Convivevano da poco meno di un anno, e ultimamente le cose non andavano. Matteo era diventato troppo pretenzioso, ormai anche offensivo. Urlava sempre di più. Non era un rapporto sano, anzi: era il primo serio campanello dallarme.

Eppure Beatrice decise di dargli ancora una possibilità.

Tutti meritano una possibilità, ma sta a loro saperla sfruttare.

Sfortunatamente, Matteo non ne approfittò. Continuava con le sue scenate per il gatto, ripeteva che doveva stare fuori. Beatrice lo ascoltava, e ne traeva conclusioni. Alla fine non ce la fece più e una sera gli disse:

Matteo, non ti amo. E nemmeno tu ami me. Perciò smettiamola di farci del male, va bene?

Che significa?

Domani raccogli le tue cose e te ne vai di casa mia. Sono stanca dei tuoi litigi. Voglio solo un po di pace.

Ah, tu porti un gatto in casa senza nemmeno chiedere, e io sarei quello che fa scenate? Bel modo di parlare, complimenti.

Se non puoi accettare che il gatto viva con noi, rispose Beatrice il più calma possibile, allora è meglio che ognuno vada per la sua strada. Trova una donna che non abbia animali. O meglio, fatti una casa tua e poi stabilisci le tue regole.

Il giorno dopo Beatrice era in ferie, quale miglior occasione per lasciarsi.

Matteo cercò di farle cambiare idea, ma la pazienza non gli durò.

Non appena sentiva parlare del gatto, gli saliva la rabbia. Beatrice aveva preso la decisione giusta. Con lui, la felicità non sarebbe mai arrivata.

Matteo cominciò a fare le valigie vicino allora di pranzo. Beatrice lo sollecitava, ma lui rimandava, forse ancora sperando chissà cosa.

Beatrice stava bevendo un tè in cucina, quando la sua capoufficio la chiamò chiedendole con urgenza di andare in sede.

Beatrice cara, so che avevi chiesto ferie oggi, ma senza di te non ce la facciamo!

Signora Carla, proprio oggi è un momento complicato, disse Beatrice, buttando uno sguardo a Matteo, che spingeva in malo modo le sue cose nel borsone.

E doveva prendere anche il suo computer, il monitor e gli attrezzi in balcone.

Beatrice, è proprio per unoretta, non di più, ti prego. Sai che non ti disturbo mai senza motivo.

Beatrice sospirò, finì il tè e andò a prepararsi. Disse a Matteo di lasciare le chiavi nella cassetta delle lettere. Lui annuì muto, e le lanciò unocchiata piena dodio che la fece rabbrividire.

Il lavoro fu davvero breve. Così, dopo appena quaranta minuti, tornò a chiamare un taxi.

Come sta il suo gatto? chiese lautista.

Beatrice lo guardò stupita e lo ricordò. Era proprio il tassista che laveva portata in clinica.

Grazie, sta meglio. Ora, però, mi porti a casa il più in fretta possibile, per favore.

Subito, sorrise lautista.

Entrando nellandrone, la prima cosa che fece fu controllare la cassetta. Le chiavi non cerano. Né lauto di Matteo vicino al portone.

«Allora, lui non è ancora andato via, o ha spostato la macchina» pensò.

Salì le scale fino al quarto piano e trovò la porta chiusa. Prese le sue chiavi e aprì. Dentro, nessuna valigia, nessun computer, nemmeno gli attrezzi.

Lavevo pure pregato di lasciare le chiavi nella cassetta. Toccherà cambiare le serrature.

Poi entrò in camera e rimase senza fiato

Leone non era sul letto. E mancava anche il suo trasportino, quello che teneva sempre in un angolo.
Chiamò e cercò il gatto per tutta la casa, come impazzita. Ma niente. Era ovvio: Matteo lo aveva portato via. Ma perché?

Matteo! Sei impazzito? Perché hai portato via Leone? gridava al telefono quando riuscì a rintracciarlo.

Perché, perché Ecco la mia sorpresa per te, Beatrice cara! Quando verrai da me in ginocchio, allora penserò se ridartelo oppure no!

Ma ti rendi conto? Leone ha bisogno di una dieta speciale! Ha bisogno di cure!

Beatrice urlò ancora, ma Matteo già aveva staccato la chiamata.

«E ora dove lo cerco? piangeva Beatrice rannicchiata contro la parete. Dove diavolo lo ha portato?»

Prima di conoscere Beatrice, Matteo aveva vissuto in affitto. Poi era venuto a stare da lei. Era originario di una città o magari di un piccolo paese, non ne aveva mai parlato. Le aveva promesso di portarla a vedere la sua casa dinfanzia, ma non laveva mai fatto.

Beatrice non dormì tutta la notte. Al mattino, andò direttamente al lavoro di Matteo.

Ma lì non cera «Ha preso dei giorni di ferie, la informò il suo superiore. Che è successo?»

Beatrice, con poche parole, spiegò laccaduto e il capo promise di parlarci appena fosse tornato. Poi Beatrice uscì, riprese in mano il cellulare, tentò ancora di chiamare Matteo. Ma il telefono restava spento.

Salve, signorina, le serve un passaggio?

Beatrice scattò per la sorpresa, guardandosi intorno. Poi riconobbe la voce: era il tassista di prima, fermo vicino alla fermata.

Buongiorno provò a sorridere Beatrice, senza riuscirci. Può portarmi a casa?

Era quasi disperata, senza sapere che fare.

Salga, disse il tassista.

Durante il tragitto, il telefono di Beatrice squillò. Numero sconosciuto.

Pronto? Chi parla?

Parlo con Beatrice? chiese una voce femminile.

Sì Chi è?

Vede, ieri sera il suo Matteo è venuto da noi, è amico di mio marito, lavorano assieme, e ci ha chiesto ospitalità per un po.

E il gatto? Aveva con sé un gatto?!

Sì per questo la sto chiamando. Ieri ha bevuto parecchio, diceva che con quel gatto sperava di farla tornare. Ma il gatto è tristissimo, non fa che miagolare nel trasportino. Si vede che le manca tanto.

Non gli dia da mangiare niente, la prego. Ha unalimentazione speciale.

Ho provato, ma non vuole toccare cibo. Ma in realtà la chiamo perché mio marito è a lavoro e Matteo è uscito, probabilmente in qualche bar. Vuole venire a prendere il suo gatto? Non sopporto questo tipo di persone e lanimale non ha colpe. Non deve soffrire.

Certamente! Mi dica dove venire!

Spiegò in fretta la situazione al tassista, che annuì serio e le promise che sarebbero arrivati in un lampo.

Nonostante la guida da Rally, lui guidava sicuro, scelto ogni strada per arrivare il prima possibile.

Una volta arrivata al portone giusto, Beatrice corse come una scheggia su fino al terzo piano, bussò, ringraziò sentitamente la ragazza che le consegnò il trasportino con Leone, e tornò di corsa giù dove il tassista la aspettava con la portiera aperta.

Solo quando il grande condominio in cui Matteo aveva tenuto prigioniero Leone sparì dietro la curva, Beatrice si concesse un sospiro di sollievo.

E per tutto il viaggio pianse, commossa dalla gentilezza della gente: la nonna in clinica, il tassista, la ragazza che laveva chiamata. Finché persone così esisteranno, il bene vincerà sempre sul male.

Vuole che rimanga un po con lei? chiese il tassista. Magari nel caso si presenti ancora il suo ex?

Sì, per favore! accettò subito Beatrice.

Quel giorno stesso chiamò un fabbro e fece cambiare le serrature. Vittorio nel frattempo teneva compagnia a Leone, che faceva le fusa sulle sue ginocchia.

Beatrice era profondamente grata a Vittorio. Per tutto. Perché le era vicino in un momento così difficile. In fondo, così si conclude la nostra storia.

Superfluo dire che lamicizia tra Beatrice e Vittorio è diventata col tempo quellamore profondo che tutti cercano.

Su Matteo invece qualche parola va detta.

La sera stessa fu messo letteralmente alla porta dallamico che lo ospitava.

Fu cacciato appena scoprì che aveva urlato contro la moglie. E ci scappò pure un bel livido, che si sarebbe poi portato via come ricordo sotto locchio sinistro.

Quando Matteo si presentò al lavoro tutto «bello», fu costretto a presentare le dimissioni.

Ma perché? non capiva Matteo.

Perché sì, rispose severo il capo. «Su, scrivi e non fissarmi così.

Non gli restava altro che tornare nel suo paesino dorigine.

In sostanza, ebbe quel che meritava.

Perché nella vita non si può agire come ha fatto lui. Gli animali bisogna amarli. E, se non riesci ad amarli, almeno almeno bisogna avere un briciolo di umanità.

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