Te ne andrai così come sei arrivata! – dichiarò il marito. Ma la sua sicurezza eccessiva si ritorse contro di lui

Te ne andrai così come sei arrivata! dichiarò mio marito. Ma la sua sicurezza finì per mandarlo in rovina.

Spengo il fornello. È una cosa urgente, il minestrone che sto cucinando potrebbe traboccare.

Matteo, cosa succede? chiedo con calma.

Non succede nulla, borbotta lui. Semplicemente non vivi più qui. Lappartamento è mio, la macchina è mia, la casa al mare è mia. E tu tu te ne vai con quello che hai addosso.

Parla con un tono freddo, distaccato, come se stesse leggendo il verbale di una riunione. Dopo quattordici anni di matrimonio, mi sta cacciando come una gatta dalla porta.

Dici sul serio?

Assolutamente, dice deciso.

Restiamo in silenzio un attimo. Per capire se sto sognando, mi dò un pizzicotto.

Crescita personale

Almeno vuoi spiegarmi cosa ho fatto di male? insisto.

Non hai fatto nulla. Solo… ho conosciuto unaltra. E voglio il divorzio.

Le ginocchia mi cedono e mi siedo senza accorgermene, come se il corpo avesse capito prima di me che era meglio così. Matteo evita di guardarmi, è tutto impettito, sembra un gufo arrabbiato.

Matteo, provo a dire ancora almeno parliamone. Siamo stati insieme quattordici anni

Non cè niente da dire! mi interrompe secco lui. E non iniziare con la solfa dei quattordici anni. Isabella la figlia dellingegner Paolo quindi è tutto già deciso.

Isabella Sì, è la figlia del direttore di Matteo. Ventisei anni, carina, su Instagram ha più di trecentomila follower Lho vista a una cena aziendale, faceva la foto al piatto prima di mangiare e si leccava il cucchiaino davanti al telefono.

E ora si è invaghita di Matteo. Lui vuole sposarla. Non per amore, solo per convenienza.

E io allora sto per dire.

Niente e io! ringhia lui. Non hai niente. Tutto è a mio nome. Da quattordici anni non fai altro che vivere sulle mie spalle, basta!

Portafogli maschili

In verità non era così. Non vivevo alle sue spalle, anzi, lavoravo nel suo ufficio, fino a quando non mi ha chiesto di lasciare. Mi sono occupata della casa, della sua vita.

Ma tutto questo ora non importava più. Aveva già deciso.

E adesso cosa faccio? penso tra me e me.

Davvero non ho nulla di mio. Amiche pronte ad accogliermi, neanche a parlarne. Un cuscino di sicurezza, zero. Però Aspetta, la mamma. Sì, almeno lei ce lho.

Quella sera stessa la chiamo. Tutti la conoscono come signora Grazia, a volte anche io la chiamo così. Risponde subito, come se sapesse che lavrei cercata.

Mamma, posso venire da te? domando.

Vieni, risponde subito.

Niente domande. Mia madre è sempre stata così: prima si risolve, poi si discute.

Il paese di mamma è a centoventi chilometri da Milano. La casa è vecchia, intonaco celeste, ma solida.

Sotto la finestra cè un melo ribelle, che ogni agosto riempie il cortile di mele acerbe che nessuno vuole.

Mi aspetta sulla soglia, col suo solito grembiule a girasoli. Profuma di pasta lievitata e marmellata di more. Mi abbraccia forte e mi fa entrare.

Allora, racconta, fa appena ci sediamo in cucina.

Così racconto tutto. Matteo che entra, mi dà tre giorni per andare via, Isabella Mamma ascolta senza interrompere.

Quindi te ne andrai così come sei arrivata, ripete quando finisco.

Già.

E il noleggio?

Non capisco subito.

Quale noleggio?

Lautonoleggio, strizza locchio, e il parcheggio in via De Amicis. Sono intestati a me, ricordi?

Sul momento avevo davvero dimenticato. O forse non ci avevo mai dato importanza. Matteo era un impiegato pubblico, non poteva avere attività a suo nome, aveva messo tutto a nome della suocera di campagna, che secondo lui non distingue un debito da un credito.

Mamma prende una cartellina dal cassetto.

Giulia, io sono ragioniera mi dice seria quarantanni negli uffici comunali. Credi che non sappia cosa firmo?

Dispone i documenti: atti, procure, estratti conto. Tutto ordinato per data, con segnalibri colorati.

Ecco come stanno le cose. La procura la revoco domani, dice decisa. Andiamo insieme in città e sistemiamo tutto.

La settimana passa veloce, come in trance. Mamma agisce precisa, calma e con metodo. Revoca la procura, blocca i conti in banca di Matteo.

E poi, tanto per sicurezza, consulta un suo ex compagno di scuola, adesso avvocato. Porto le mie cose da lei, resto nel suo paese.

Intanto Matteo avvia la pratica di divorzio. Mi chiama ogni giorno, vuole che firmi dei documenti.

Matte, firmo tutto, rispondo giuro che firmo. Ma non adesso.

Quando?

Settimana prossima.

Si arrabbia ma accetta. Non ha tempo da perdere, deve preparare il matrimonio con Isabella, comprare le fedi, prenotare ristoranti.

Mamma dice: lascia fare, più spende e meglio sarà poi.

I compratori arrivano da soli: i proprietari dellautoparco vicino. Cercavano da un po di allargarsi, e ora loccasione cera.

Mamma tratta duro, sembra averlo fatto per tutta la vita. E in effetti, negli uffici comunali serve anche saper contrattare.

Chiudiamo la vendita di giovedì. I soldi arrivano sul conto di mamma il venerdì mattina.

Matteo scopre tutto di sabato.

Si presenta senza preavviso, spalanca il cancello e quello sbatte contro la recinzione con un tonfo. Mamma raccoglie mele per la marmellata.

Ma cosa avete combinato?! grida così forte che spaventa le galline dei vicini.

Cosa avrei fatto, Matteo? risponde mamma calma.

È tutto mio! la faccia gli si riempie di macchie rosse. Mio tutto! Vi denuncio!

E per cosa? mamma non si gira nemmeno, continua a mettere le mele nel secchio. Ho venduto solo quello che era mio.

Cosa sarebbe il tuo?

Tutto in regola, signor Matteo Rinaldi, risponde tranquilla. Se vuoi controllare

Io vi… si avvicina minaccioso.

Che hai intenzione di fare? si volta e lo guarda dritto negli occhi.

Ve lo giuro sulla parola, non ho mai visto mamma così. Non più la vecchietta con il grembiule, ma una donna che per quarantanni ha gestito numeri e persone.

Mi stai minacciando? chiede, facendo cenno verso di me. Con testimoni?

Tira fuori lo smartphone e glielo sventola davanti.

È tutto registrato, caro genero. Ogni parola dal primo momento.

Matteo ammutolisce. Sa bene, da burocrate, quanto possa pesare una parola fuori posto.

Voi… si passa la lingua sulle labbra non potevate

Altroché. Tutto mio, tutto legale. E tu, caro Matteo Rinaldi, la prossima volta porta più rispetto. Non darmi mai più per stupida.

Dieci minuti e se nè andato.

Un mese dopo Matteo viene licenziato. Il signor Paolo, ex suocero e capo, non sopporta chi perde. Isabella, si dice, ora è sposata con un consigliere regionale.

Io e mamma viviamo ancora in paese. Ora abbiamo un cancello nuovo, finestre isolate e una bella macchina. A Matteo, se posso, non ci penso proprio più. In fondo, ognuno raccoglie ciò che semina…

Che ne pensate della scelta di mamma Grazia? Scrivete i vostri pensieri nei commenti, mettete un like!

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