Una studentessa per sbaglio sale sull’auto sbagliata e non immagina nemmeno che appartenga a un miliardario italiano.

Quella sera, Ludovica era un filo che stava per spezzarsi. Due turni di fila al bar delluniversità di Bologna, i libri di diritto dimpresa assediavano il comodino e il sonno si misurava ormai in minuti, non in ore.

Allundicesima campanella del suo orologio, vide parcheggiata vicino alla biblioteca una berlina nera. Era certa fosse il taxi richiesto. Nemmeno pensò a controllare la targa: aprì la portiera posteriore e sprofondò nel sedile morbidissimo.

Labitacolo pareva partorito da uno strano sogno: pelle che carezzava, silenzio impenetrabile, un profumo sofisticato di colonia italiana. Ma la stanchezza annebbia la prudenza. Dischiuse le palpebre per un attimo soloe vi si perse.

Un tono maschile pacato la fece riemergere da una corrente acquatica onirica, colorata dai lampioni:

Scegli spesso auto sconosciute per sonnecchiare, o oggi la fortuna ha scelto me?

Ludovica si raddrizzò di scatto. Di fianco, un uomo in abito sartoriale, occhi scuri come chicchi di caffè napoletano fissavano i suoi, sorriso inclinato sulle labbra.

E comunque continuò , dormiva da circa venti minuti. Con un allegro sottofondo di russata lieve.

Il calore le salì alle guance. Si guardò intorno: pannello touch, radica lucida, minibar incastonato. Luomo non era certo lautista.

Lei non guida

No, sono il proprietario dellauto. Matteo Bellandi piacere.

Name che le suonava strano, ma il timbro era di chi comanda. Ludovica balbettò le scuse e cercò la maniglia.

È tardi disse lui . Permetta almeno che la riaccompagni a casa.

Voleva rifiutare, ma la notte bolognese sembrava fatta dombre e strade sghembe. La macchina scivolò via come in un sogno. Parlarono della sua vita: i turni, luniversità, la fatica che consuma.

Non può andare avanti così, disse lui, calmo come il Po dopo la pioggia. Così la vita perde sapore.

Arrivati sotto ledera della sua palazzina, la proposta sbocciò improvvisa:

Cerco una persona precisa, una mente che faccia ordine tra i miei impegni. Assistente personale, orario flessibile, stipendio adeguato. Credo che per lei significhi di più di certe notti in bianco.

Non cerco la carità, ribatté Ludovica, schietta.

Non offro carità. Offro lavoro.

Le porse il biglietto da visita, lucido e leggero come una piuma. Quella notte, la coinquilina quasi svenne leggendo il nome: Matteo Bellandi, uno dei maggiori imprenditori dItalia.

Ludovica esitò per tre giorni. Ma laffitto irrisolto era più rumoroso dei suoi dubbi. Alla fine, chiamò.

Quando può iniziare? domandò, senza convenevoli.

Domani.

La villa di lui pareva sospesa tra sogno e schermo: vetrate, luce dorata, giardini curati in ogni angolo. Lo stipendio era triplo di ciò che prendeva in euro al bar. Ma Matteo fu subito chiaro: era lì per il suo valore, non per unincredibile coincidenza.

Servono persone come lei le disse un mattino di maggio , lucide e affidabili.

Da lì, tutto ebbe un altro ritmo.

Ludovica rivoluzionò calendari, tragitti, relazioni. Matteo si affidava a lei per ogni decisione strategica. Si formò un rispetto silenzioso e profondo.

Durante una serata di gala a Firenze, tra le luci delle sale e lo sguardo pungente degli invitati, Matteo sfiorò la sua schiena: un gesto minuscolo, ma denso. Lì, Ludovica comprese che il legame sfiorava livelli che il lavoro non previde mai.

Due mesi dopo, la busta della vita: una lettera dammissione a un programma internazionale, tra Milano e Parigi, con borsa di studio parziale.

Quando parti? chiese lui.

Fra tre mesi.

Un attimo sospeso. Poi:

Potrei chiederti di restare. Ma non potrei più ammirare la tua voglia di crescere.

Quella sera, mentre la lasciava sotto i fili di luce del portone, la frase che ribaltò tutto:

Ti amo.

Anchio, rispose lei.

Allora vai. Trova te stessa. Voglio vederti forte, non legata a me.

Lanno passò in una danza di treni e sogni strani. Tornando, Ludovica lo trovò allaeroporto di Fiumicino. Solo lui, senza guardie né clamori di flash.

Sono sicura che stavolta ho controllato la targa, rise lei.

Lo spero sorrise Matteo, caricando la valigia.

Ho comprato casa a Roma.

Lei lo fissò.

Per noi.

Singinocchiò, come in un film italiano, ma reale.

Ludovica Cortese, vuoi costruire il tuo domani con me?

Sì.

Oggi ha finito luniversità e fondato una società di consulenza. Lui guida sempre la sua impresa, ma ora sono anche soci nei sogni.

A volte, mentre entra nella sua auto dopo una lunga giornata, lei sorride.

Vuoi che controlli la targa? le chiede lui.

Con te a fianco, posso anche chiudere gli occhi, risponde lei.

Non è più un errore. È una scelta.

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Una studentessa per sbaglio sale sull’auto sbagliata e non immagina nemmeno che appartenga a un miliardario italiano.