Giacomo ha buttato la sua borsa dritta sullo zerbino. Sono rotolate fuori delle pastiglie Claudia era infermiera, portava sempre qualche medicina con sé.
Basta, ha detto lui. Prendi le tue cose e vattene.
Lei era lì, ferma nellingresso, con ancora addosso il vestito nero comprato per il funerale. Nemmeno riusciva a respirare.
Giacomo, aspetta
Dodici anni, Claudia. Dodici anni che spero. Pensavo che tua nonna almeno qualcosa ci avrebbe lasciato, così magari ci saremmo cavati fuori da questo buco.
E invece? Al tuo fratello Alberto ha lasciato lappartamento in centro, ottantacinque metri quadri! E a te? Una catapecchia persa nella campagna, che nemmeno i disperati la vogliono!
Giacomo prese la sua borsa e la gettò senza riguardo a terra. Le pillole si dispersero sul pavimento Claudia, da brava infermiera, aveva sempre scorte per ogni evenienza.
È finita. disse lui. Preparati e sparisci.
Lei lo fissava ancora in abito nero, la faccia stanca, gli occhi lucidi.
Giacomo, ti prego
Dodici anni, Claudia, dodici anni che aspetto, che spero che la fortuna giri. Pensavo che tua nonna almeno qualcosa ce lo avrebbe lasciato, e invece
A tuo fratello lappartamento in centro, ottantacinque metri quadri. E a te niente, solo quella casa scassata in mezzo agli ulivi. Pura presa in giro.
Nonna sapeva
E che ne sapeva, lei? gridò Giacomo, colpendo il muro con un pugno. Dal mobile cadde il portafoto del matrimonio, il vetro si ruppe. Si è sempre presa gioco di te!
Alberto è venuto a trovarla due volte in dieci anni, ma tu, ogni sabato, eri lì a pulire, a farle compagnia! E guarda che ricompensa!
Claudia raccolse la foto: lei e Giacomo, ventiquattro e ventisei anni, giovani, ingenui, ancora pieni di sogni.
Chiederò il divorzio, mormorò lui più piano. Non ho bisogno di una moglie senza futuro. Vai a vivere nella tua eredità, arrangiati.
Raccolse le sue poche cose e uscì. La porta si chiuse così di scatto che il rumore le rimbombò nelle orecchie.
La mattina dopo, Claudia prese un biglietto del pullman per un posto che a Roma conoscono in pochi: San Domenico, un paesino fra ulivi e vigneti. Lamica Vera la chiamò per farla desistere:
Dai Claudia, lascia stare quella casa! Tanto sono i topi che la tengono su! Resti da me, troviamo una stanza a buon mercato
Ma Claudia ricordava bene le parole della nonna, pochi giorni prima di morire: Non avere fretta, Claudietta. Le cose non sono mai come sembrano.
Il pullman sobbalzava tra le curve delle colline per quasi cinque ore. Fuori, paesini, campi, boschetti si alternavano. A San Domenico la lasciarono accanto a una fermata storta, profumo di terra bagnata e origano nellaria.
Sei la nipote della signora Giovannetti? un uomo sulla cinquantina sbucò da un camioncino Mi chiamo Mario. Ti porto a casa.
Salì e lui guidò in silenzio, poi Sospirò e chiese:
Claudia Giovannetti davvero non cè più?
No.
Lui si fece il segno della croce.
Ha salvato la vita a mio figlio. I medici si erano arresi, lei lha curato con le sue mani per settimane. Non la dimenticherò mai.
La casa era davvero agli ultimi confini del paese, davanti a un bosco. Crepe sui muri, portico mezzo sfondato.
Claudia spinse il cancello, avanzò tra le erbacce. La chiave quasi non girava.
Dentro, odore di polvere antica, qualcosa di chiuso da tempo. Sul tavolo una crosta di sporco, le tende grigie che penzolavano alle finestre. Magia? Proprio niente. Solo una casa malridotta, e lei, con la testa fra le mani, finalmente a piangere in pace.
Giacomo aveva ragione. La nonna le aveva lasciato solo un rudere.
Alberto invece bella fresco, con il suo appartamento in centro già pronto, probabilmente che pensava solo a come venderlo fregandosene delle regole del testamento.
Una bussata le fece alzare la testa.
Sei Claudia, vero? sulla soglia una vecchia alta e secca, foulard colorato sulla testa. Sono Lidia, abito poco più avanti.
Avevo le chiavi io, ma non ho fatto in tempo a sistemare la casa sabato. Pensavo arrivassi domani.
Non importa, rispose Claudia, asciugandosi il viso. Grazie lo stesso che hai dato unocchiata.
Me laveva chiesto la tua nonna. Un mese prima della fine mi aveva lasciato la chiave e detto: Arriverà Claudia. Fai attenzione. E dille di non avere fretta. Deve scendere nel sottoscala dietro la stufa, cè una cosa per lei.
Le ho chiesto cosa fosse, ma lei ha solo sorriso. Era strana, la tua nonna. Buona, però.
Lidia se ne andò e Claudia, incuriosita, cercò questa famosa porticina. Dietro la stufa trovò davvero uno sportello minuscolo, quasi invisibile. Lo spinse forte si aprì.
Dentro, odore di legno vecchio. Tirò fuori la torcia del cellulare. Sugli scaffali: barattoli di marmellata, un sacco, degli strofinacci lisi. Dietro ai barattoli, però, ecco una vecchia scatola di latta.
Dentro, carte. Documenti. Ma non della casa: del terreno. Dodici ettari tutto attorno.
Claudia lesse e rilesse almeno tre volte. Dodici ettari. Poi, un contratto di affitto dellanno scorso. Azienda Agricola Le Spighe, affitta tutto dalla signora Giovannetti per quindici anni.
Ogni anno Claudia si sfregò gli occhi il canone era più di quanto lei avesse guadagnato in tre anni di lavoro.
E poi, in fondo, una lettera. La scrittura ricurva della nonna.
Claudiuccia, lappartamento è una trappola. Alberto lo venderà in quattro e quattrotto, o lo perderà a carte; la moglie, Valeria, ha già chiamato degli avvocati per aggirare i paletti. Lasciali fare.
A loro servono soldi subito, io a te ho lasciato qualcosa che dura. Questa terra ce lha lasciata mio nonno prima della guerra, è cosa nostra. I contadini pagano ogni anno, e potrai viverci fino allultimo giorno del contratto.
Ti basterà per tutto. Ma ti prego di non avere fretta nel vendere, e nemmeno nel partire. La casa ti accoglierà, se lo vorrai. Se no, vendila pure o buttala giù, ma la terra, custodiscila.
Claudia pianse a lungo, abbracciata alla scatola della nonna. Non era gioia, era che la nonna aveva previsto tutto.
Giacomo laveva cacciata per dei soldi che, ironia, lei aveva già da tempo senza saperlo.
Una settimana e Claudia pulì tutto, cambiò i vetri, sfregò ogni angolo. Lidia si faceva viva ogni giorno con latte fresco o del pane: raccontava di come la nonna curasse il paese con le erbe, di chi veniva a cercarla da lontano.
Le somigli, sai? le disse Lidia un giorno. Un po taciturna, sì. Ma tua nonna era come ferro, tu per ora un po morbida
Claudia sorrise. Morbida davvero.
Allottavo giorno squillò il telefono:
Senti, mi servono soldi, voce arrogante, era Alberto, Valeria vuole vendere subito lappartamento, ma il notaio dice che non si può. Se tu rinunci alla tua eredità, il vincolo sparisce. Dai, falli contenti
No, rispose Claudia.
Ma dai, quella casa è solo muffa! Che ci fai lì?
Mi trovo bene.
Sei matta. Stammi bene, sorella!
E buttò giù.
Dopo un mese, apparve Giacomo. Claudia lo vide dal cortile: scese dalla macchina, si aggiustò la giacca, guardò la vecchia casa.
Si avvicinò, ma non volle passare il cancello.
Claudia, possiamo parlare?
Parla.
Ho sbagliato, lo ammetto. Scusami. Il lavoro è andato male, sono rovinato coi debiti, la ditta di costruzioni è saltata Ho sentito da Vera che ti gira bene, che hai dei soldi
Claudia rimase con le braccia incrociate.
Si ricomincia? Magari sistemiamo tutto qui assieme, eh? Casetta nuova, progetto in campagna Che dici?
No, disse solo lei.
Che vuol dire no? Dodici anni insieme! Ho sbagliato una volta!
Sì, proprio il giorno del funerale di mia nonna. Mi hai buttato fuori, Giacomo. Detto che sono una moglie inutile. Mi ricordo tutto.
Lui sbiancò.
Era la rabbia, Cla
E io avevo solo dolore e lutto, rispose calma. Vai. E non tornare più.
Te ne pentirai! urlò andando verso lauto. In questo posto marcirai da sola!
La macchina lasciò solo polvere. Lidia, dietro la staccionata, annuì soddisfatta.
Brava, Claudia. Quelli non devono più tornare.
Passarono sei mesi. Claudia vendette lappartamento di città dove lei e Giacomo avevano vissuto, spedì i suoi scatoloni allex marito, divorzio senza discussioni.
I soldi dellaffitto della terra arrivavano puntuali. Claudia rifecce il tetto, cambiò le finestre, mise lacqua in casa. Finalmente viveva piano, senza ansia.
E cominciarono ad arrivare persone: allinizio Lidia portò la vicina con i reumatismi. Claudia preparò un infuso secondo le ricette della nonna, che aveva trovato in vecchi quaderni. Dopo due settimane, la signora stava già meglio.
Poi, unaltra. E unaltra. Claudia i soldi non li voleva, bastava quello che portavano: uova, verdure, un pezzo di pane.
Una sera dinverno la chiamò un numero sconosciuto.
Claudia? Sono Valeria, la moglie di Alberto.
Dimmi.
Avrei bisogno di aiuto Alberto ha venduto lappartamento per vie traverse, grazie a un avvocato. Si è preso i soldi e se nè andato con lamante. Da un anno aveva unaltra, io con i bambini sono in mezzo alla strada. Non ho più nulla. Non saprei dove portare i bambini
Claudia rimase in silenzio.
Lo so, non ho diritti, Valeria quasi piangeva. Ma magari cè un posto per noi là da te Pago quello che vuoi, mi arrangio
No, Valeria. Non posso aiutarti.
Ma
Al funerale ridevi di me, ti ricordi? E quando leggevano il testamento mi hai dato della scema. La mia casa la chiamavi bettoletta. Vai ai servizi sociali. Loro sapranno aiutarti.
Claudia riattaccò. Aveva appena finito di ordinare le cose della nonna. Il cuore era calmo, non cera spazio per rabbia o pietà. Solo vuoto.
Arrivò la primavera e Vera, lamica di Roma, venne a trovarla. Applaudì appena entrò in cucina:
Ma guarda che posto! Ti credevo spacciata, Claudia, e invece sembri davvero felice. Sembra la casa di una rivista.
Claudia le versò una tisana.
Ah, Giacomo, raccontò allora Vera, si è risposato con una agente immobiliare. Lo fa impazzire, vuole più soldi, sempre bollette, debiti Lui è proprio alla frutta.
Claudia accennò un sorriso. Non le importava più nulla.
Ma quindi rimani qui per sempre? Non ti annoi?
No, Claudia guardò fuori dalla finestra. Fuori cera la sua campagna, la sua casa, la sua pace. Sto bene.
Ed era proprio vero. Per la prima volta in trentasette anni, Claudia sentiva di vivere per sé, senza aspettare una carezza o lapprovazione di qualcuno.
La sera, quando Vera ripartì, Claudia fece due passi fuori, nellaria ancora frizzante, un gatto si strusciava sulle sue gambe. Lidia, tornando con le buste, la salutò:
Claudia, domani viene una signora da SantAngelo. Dice che i medici non possono più niente, che ha sentito parlare di te. Problemi di cuore. La vedrai?
Laspetto, sorrise Claudia.
Tornò dentro, prese il quaderno della nonna. Sfogliò, trovò la ricetta giusta. Domani avrebbe preparato, ascoltato, accolto. Proprio come faceva sua nonna.
In qualche angolo di Roma, intanto, Giacomo litigava con la nuova moglie per i soldi, Alberto fuggiva dai creditori in un appartamento preso in affitto, Valeria lasciava i figli ai servizi sociali, senza forze.
La nonna aveva sempre saputo tutto. E adesso Claudia lo capiva: leredità non è roba o denaro. È la possibilità, dopo una caduta, di scegliere chi vuoi diventare.
Puoi restare vittima. Oppure rialzarti, e andare dove cè chi ti aspetta. Lei aveva scelto la seconda strada.






