Viveva nel nostro paese vicino, a Olmetto, proprio sulle rive del fiume, una ragazza sola. Si chiamava Loredana. Timida, riservata: sapete, ci sono quelle persone che sembrano quasi invisibili, come se ci fossero ma non ci fossero davvero. Gli occhi sempre bassi, una treccia sottile, biondo cenere, il fazzolettino vecchio in testa. Lavorava all’ufficio postale: smistava lettere e consegnava le pensioni.

Sai, nella nostra piccola frazione sul Po, giusto vicino alla riva, abitava una ragazza sola. Si chiamava Graziella. Una di quelle talmente riservate che sembrano passare inosservate, un po come quelle nuvole sottili che vedi in cielo e ti chiedi se ci sono davvero. Aveva sempre gli occhi bassi, treccia fina, color biondo-cenere, foulard scolorito sulle spalle. Lavorava alle Poste, smistava le lettere e portava le pensioni agli anziani.

E nessuno le prestava attenzione, a Graziella. I nostri ragazzi di campagna, sai come sono: vogliono ragazze vivaci, con la risata squillante e il caratterino pepato. E Graziella invece

Quella primavera però arrivò in paese un nuovo meccanico per la cooperativa agricola. Si chiamava Nicola. Alto, spalle larghe, capelli neri come la pece e quello sguardo furbo. E poi suonava anche la fisarmonica! Quando la sera si piazzava davanti alloratorio e iniziava a suonare, tutte le ragazze avevano il batticuore. Pure Graziella, ma così forte che le si era annebbiata la testa, poverina.

Ma dove poteva andare una ragazza così semplice, una grigia passera, con un tipo come Nicola? Attorno a lui ronzavano le più belle, piene di vita, mentre lei lo guardava da lontano, sospirando. Io, che la conoscevo bene, sentivo il cuore farmisi piccolo quando la vedevo così.

E lì, amica mia, sono iniziate le stranezze.

Graziella ha cominciato a ricevere lettere da Milano. Buste spesse, belle, con una calligrafia maschile, ampia, sicura. E siccome lei lavorava alle Poste, ovviamente era la prima a vederle passare, anche se credimi le chiacchiere in paese corrono più veloci del Tevere dopo la pioggia! La nostra postina anziana, la Zia Gina, che aveva sempre la lingua pronta, non ci ha messo tanto a spargere la voce:
Eh, la nostra Graziellina così discreta ha trovato lamore! Il suo innamorato dalla città le scrive sempre Vedrai che anche lei si sistema!

Allora Graziella camminava a testa alta, le guance più rosate, gli occhi che brillavano. Sembrava rifiorire, pettinava la treccia con un nastro di raso nuovo. E quando la vedevi andare per la via col suo pacchetto di lettere in mano, pareva che portasse una medaglia doro.

Nicola, ovviamente, se nè accorto. Gli uomini, amica mia, funziona sempre così: quando si accorgono che unaltra persona ti guarda con occhi diversi, cominciano anche loro a farsi delle domande.

E così Graziella si è lasciata trascinare sempre più in questo mondo di sogni. La vedevi seduta sulle scale di marmo dellufficio postale, che leggeva sorridendo le sue lettere. Tutto il paese mormorava: Che fortuna quella sfigatella!.

Ed è arrivata la tempesta, improvvisa come un acquazzone dagosto.

Era la sera della festa patronale, davanti alloratorio cera mezza frazione. Nicola suonava la fisarmonica, i ragazzi ballavano. Graziella era lì, un po in disparte, tutta elegante nel suo abito di cotone nuovo, la borsa a tracolla.

A un certo punto, arrivano due fratelli famosi per le loro bravate, già alticci: i fratelli Colucci. Per scherzo, tirano la borsa di Graziella; il manico, ormai vecchio, cede di colpo. La borsa cade, si apre, e il contenuto si rovescia per terra. Tra tutto, un pacco spesso di lettere legate con un nastro.

Uno dei fratelli, Sergio, afferra il pacchetto e ride a squarciagola:
Sentite, gente, ora leggiamo un po cosa scrive il fidanzato di città alla nostra zitellina!

Graziella gli si è lanciata addosso, bianchissima:
Non osare! Ridammelo subito!
Ma Sergio era svelto e agile, ha sfilato una lettera, lha aperta e ha cominciato a leggere ad alta voce:
Cara la mia Graziella… I tuoi occhi sono come il lago di Garda

La gente ha ammutolito. Sembrava proprio una lettera damore. Ma poi Sergio si è impappinato, ha preso un altro foglietto più spiegazzato, lo tiene contro la luce pubblica e si mette a leggere.
Si gira ride:
Ma qui cè tutto cancellato! Prima cera scritto Ciao cara Graziella, poi una riga spessa, sotto Ciao amore mio, e ancora cancellature! Amici miei, ma questa è una bozza! Se lè scritta e riscritta da sola!

Un boato di risate ha invaso la piazza, persino le foglie degli olmi sembravano ridere.
Si scrive da sola!
Altro che fidanzato milanese, se lè inventato!

Graziella, al centro della scena, si è coperta la faccia con le mani, tremava tutta. Unumiliazione in piena regola. Io ero lì, giovane, non sapevo che fare, quasi non respiravo.

Poi la musica si è spenta allimprovviso.

Nicola, che fino a quel momento era rimasto in disparte con la fisarmonica sulle ginocchia, si è alzato. È sceso lentamente i gradini delloratorio. La folla si è aperta davanti a lui, sulla faccia aveva uno sguardo duro come il granito.

Si avvicina a Sergio, prende le lettere senza una parola. Sergio non ha fiatato, gli è sparito anche il sorriso.
Nicola si inginocchia, raccoglie tutte le buste una per una. Poi va da Graziella. Lei con le mani ancora sulla faccia.
Lui le afferra il braccio, con una gentilezza ferma, e dice forte:
Ma che cè da ridere, razza di somari? Non avete mai visto una persona con un po di cuore?

Poi, piano piano, sottovoce, dice:
Vieni, Graziella. Ti accompagno a casa che si è già fatto buio.

Se ne sono andati così, attraverso tutta quella gente rimasta muta, con la vergogna nellaria che si tagliava a fette. Lui aveva la testa alta e in mano la borsa sfortunata con dentro le lettere, mentre laltra mano teneva saldo il braccio di lei.

Da quella sera, tra loro è iniziata la storia. Allinizio è stata dura, Graziella non riusciva più a guardare la gente negli occhi. Ma Nicola non la lasciava sola neanche per cinque minuti, la proteggeva come un gioiello. Dopo sei mesi hanno fatto una festa di matrimonio che a raccontarla ancora mi viene la pelle doca.

Sono stati un cuore solo. Nicola la trattava come una regina, la coccolava in ogni modo. Graziella finalmente è sbocciata, è diventata una vera padrona di casa, e ha dato a Nicola tre figli maschi. E nessuno, te lo giuro, ha mai più ricordato quella figuraccia. Perché Nicola bastava uno sguardo e gli spacca pettegoli rimanevano secchi con le loro malignità in gola.

Sono passati tanti anni. Nicola se nè andato tre anni fa, il cuore. Da allora Graziella, la nostra Graziella, si è spenta. Io vado spesso da lei, per misurarle la pressione, bere un po di tè e farle compagnia.

Un giorno, proprio in un pomeriggio di pioggia, mentre le gocce picchiavano sulle tegole e i ceppi scoppiettavano nel camino, Graziella stava rovistando in un vecchio comò. Tira fuori una scatola di legno tutta intagliata, la fece Nicola con le sue mani, sai? La apre… e dentro ecco quelle lettere, ingiallite, legate ancora dal nastro rosso.

Lo sai, Maria, mi fa tremando ho sempre creduto che lui quelle lettere le avesse buttate via quella sera. Mi vergognavo troppo per chiedere. Mi è sempre rimasto quel peso sul cuore, per tutta la vita.

Prende una delle buste, e sotto, nascosto, cè un foglio nuovo, a quadretti, ancora bianco, scritto di recente. Forse lha scritto Nicola poco prima di andarsene.

Graziella si mette gli occhiali, legge, e le lacrime le scivolano tra le rughe.
Mi passa il foglio: Maria, leggilo tu non vedo più niente.

Io prendo quel biglietto, la calligrafia tutta storta, e leggo:
Grazia mia. Ho ritrovato quella scatola, la risistemo. Scusami se non ho mai detto niente in tutti questi anni, vedevo come ti pesava quellepisodio e non volevo riaprire ferite. Ma, adesso che ci penso, avrei dovuto dirtelo subito, perché tu non meritavi quel dolore. Io, quella sera in piazza, avevo capito tutto. Conoscevo la tua scrittura dai bollettini. Vuoi sapere perché non ho riso? Mi si è spezzato il cuore. Ho pensato: quanto devi essere stata sola per scriverti da sola quelle parole dolci? Quanto siamo ciechi noi uomini che non sappiamo vedere unanima così? Grazie, quelle lettere sono state la mia fortuna. Se non ci fossero state, forse ti avrei persa. Sei stata la mia bellezza, sempre. Tuo Niko.

Siamo rimaste lì, abbracciate a piangere, col profumo di camomilla, le mele essiccate e quellamore che oggi sembra quasi scomparso.

Ecco, amica mia. Lei aveva mentito solo per essere vista e amata. E lui, invece di la prendere in giro, ha visto il dolore e ci ha messo sopra tutta la vita, come una coperta calda. Chi può giudicare chi fa sciocchezze per sete daffetto? Io dico: meglio non giudicare proprio mai.

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Viveva nel nostro paese vicino, a Olmetto, proprio sulle rive del fiume, una ragazza sola. Si chiamava Loredana. Timida, riservata: sapete, ci sono quelle persone che sembrano quasi invisibili, come se ci fossero ma non ci fossero davvero. Gli occhi sempre bassi, una treccia sottile, biondo cenere, il fazzolettino vecchio in testa. Lavorava all’ufficio postale: smistava lettere e consegnava le pensioni.